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Dall’Alalà del Podestà Arnoni al ripescaggio del ’78. Lunedì sarà il quarto della storia (II parte)

Dall’Alalà del Podestà Arnoni al ripescaggio del ’78. Lunedì sarà il quarto della storia (II parte)

Nel 1935 il Cosenza fu ammesso nella prima Serie C e si verificò subito anche il primo caso di invasione. Contro il Trani fu schiaffeggiato l’arbitro reo di non aver concesso due rigori.

Nella prima puntata del nostro speciale (clicca qui) abbiamo raccontato di come nel 1930 il Cosenza del presidente Icilio Bonetti acquisì il diritto a disputare il torneo di Prima divisione accollandosi una tassa di 1200 lire. La stessa cosa, 83 anni più tardi, ha fatto il patron Eugenio Guarascio che ha permesso ai rossoblù di tornare tra i professionisti nonostante il campo non avesse emesso tale verdetto. Detto del primo caso di “ripescaggio”, è il caso di andare avanti negli anni e sottolineare come quello del 1935 in verità fu un’ammissione in piena regola.
1935. I rossoblù, che conclusero il proprio campionato all’ottavo posto dietro la Bagnolese e prima del Termini, furono inglobati, pur non avendo particolari meriti sportivi, nella prima Serie C che vantava inizialmente un organigramma di 60 squadre da suddividere in 4 gironi. Bisognava però arrivare a 64 e, per completare i quadri, furono assegnati due posti ad altrettanti sodalizi meridionali: il Savoia ed il Cosenza. La notizia ufficiale arrivò in città il 31 luglio con una delibera del Direttorio Federale (l’antenato del Consiglio Federale della Figc) che non solo permetteva ai Lupi di entrare a far parte di un campionato prestigioso, ma permetteva loro di disputare anche la neonata Coppa Italia (ma il Benevento ebbe subito la meglio all’esordio nella competizione, ndr). L’evento fu celebrato in riva al Crati con la pubblicazione di un opuscolo che ospitava le firme del presidente Battista Santoro e dell’indimenticato don Peppino Carci, in cui si percepiva perfino all’epoca una sorta di rivalità con le altre squadre già proiettate a potenziare le proprie compagini. Questo perché il regime fascista era sempre ben attento alle dinamiche sportive e i dirigenti erano di sovente dei gerarchi che si muovevano secondo le direttive del Duce. “Per lo sport cosentino – scrisse Santoro – inizia una nuova battaglia, battaglia titanica di uomini ed energie da cui dovrà uscire vittoriosa la destinata al ruolo superiore […] Il Cosenza, rinforzato nei ranghi, sente questa battaglia ed attende con serena fiducia e con molte speranze a quella affermazione che la rivelino al suo pubblico degna del suo valore. Bisogna avere fiducia e siamo certi che la vittoria verrà a baciare il nostro gagliardetto“. La stagione fu introdotta da alcuni lavori di ristrutturazione allo stadio “Città di Cosenza”, inaugurato il 28 ottobre del 1931 nella futura Via Roma. L’impianto fu dotato di uno spogliatoio per l’arbitro e il terreno di gioco allargato di cinque metri. Il primo tecnico dei Lupi in Serie C (girone D) fu Afro De Petri, che rivestì il triplice compito di calciatore e direttore sportivo. Tuttavia la sua nuova esperienza in rossoblù durò solo sette giornate, fin quando non venne sostituito dall’ungherese Peics. La goccia che fece traboccare il vaso, spingendo la tifoseria a chiederne la testa, fu una clamorosa sconfitta a Catanzaro (8-0 per i giallorossi). Quella stagione, inoltre, fu ricordata anche per essere stata la prima a far registrare un’invasione di campo. Avvenne nel match contro il Trani. L’arbitro Gnocchini di Roma, reo di aver negato due rigori sacrosanti ai silani ad inizio secondo tempo, fu raggiunto e schiaffeggiato da un supporter poco sportivo. La folla, nel tentativo di emulare il gesto, spinse contro la rete di recinzione che cedette inesorabilmente. Per fortuna non si registrarono conseguenze degne di nota, mentre i rossoblù terminarono con un piazzamento anonimo la stagione . (Luigi Brasi)
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