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Dall’Alalà del Podestà Arnoni al ripescaggio del ’78. Lunedì sarà il quarto della storia (IV parte)

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Nel torneo di Serie B ’61-’62 il Cosenza sfruttò per salvarsi un illecito del Novara, assimilabile al “caso Pomezia” che permise al Catanzaro di mantenere la categoria due stagioni fa.
squadra 1961La formazione che nel campionato di Serie B 1961-1962 conquistò la salvezza
Nell’estate del 1961 l’entusiasmo per aver conquistato la cadetteria era alle stelle. I tifosi del Cosenza avevano un unico argomento e le presenze al “Morrone” davano l’idea di cosa rappresentasse la Serie B per la Città dei Bruzi. Il Comune allora approvò il progetto per la costruzione di un nuovo impianto di gioco, più grande, da costruire nel rione San Vito.
1962. Il presidente Biagio Lecce confermò Giulio Zsengeller quale direttore tecnico e Francesco Del Morgine in panchina. I due, del resto, avevano meritato sul campo di potersi confrontare con squadroni del calibro di Genoa, Lazio, Napoli e Verona. Ciò tuttavia non bastò, perché per rafforzare la squadra furono ingaggiati calciatori di C, che mai o raramente avevano affrontato atleti di ben altri livelli. L’esordio fu proprio contro la Lazio: 11mila spettatori e il record di incasso di 8milioni e 340mila lire regalarono un prezioso 2-2 al cospetto della favorita numero uno al salto di categoria. Altro incasso pazzesco si registrò nel derby con il Catanzaro, da cui affluirono migliaia di sostenitori. A parte scazzottate in tribuna, non si registrò nulla di particolarmente grave. Ma il calore del “Morrone” era eccessivo, tanto che nel match contro il Modena alla giornata numero 17 una pietra colpì l’arbitro Rebuffo di Milano ad un piede. Il Giudice Sportivo su categorico: 0-2 a tavolino e tre giornate di squalifica allo stadio. Ad ogni modo la squadra iniziò a perdere posizioni e Zsengeller viene esonerato. Al suo posto arrivò Todeschini che iniziò una cura a tratti efficace. I Lupi non riuscirono a lasciare il terz’ultimo posto che avrebbe significato retrocessione, ma a ridare un filo di speranza alla città fu la notizia di un probabile illecito sportivo commesso dal Novara nel match di San Benedetto del Tronto finito in pareggio. In ottica penalizzazione, la terz’ultima piazza diventò quindi oro colato. Nel rush finale il Cosenza battè il Genoa capolista 1-0 e strappò un prezioso 1-1 al Napoli, secondo in classifica. La vittoria sul Como all’ultima giornata consentì di lasciarsi alle spalle, ad una sola lunghezza, Reggiana e Prato. Bastò questo perché il Novara venne penalizzato di dieci punti scivolando all’ultimo posto. La notizia venne festeggiata da fuochi d’artificio, tamburi e striscioni al rientro in città del presidente Lecce, dall’avvocato Corigliano e dal tecnico Todeschini che avevano seguito dal vivo a Milano l’evolversi del dibattimento in aula. La vicenda è assimilabile al “caso Pomezia” che due stagioni fa permise al Catanzaro di mantenere la Seconda divisione sfruttando la retrocessione all’ultimo posto dei laziali: non si tratta, pertanto, né di ripescaggio come nel 1930 (clicca qui) o nel 1953 (clicca qui) e né di ammissione come nel 1935 (clicca qui). (Luigi Brasi)
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