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Alvini racconta il Tuttocuoio: “Una favola giocare a Cosenza”

Alvini racconta il Tuttocuoio: “Una favola giocare a Cosenza”

Il tecnico ha guidato la squadra dalla Promozione al San Vito: “I Lupi rinunciano agli under? Per noi sarebbe qualcosa di impensabile. Se siamo qui è grazie alla progrmmazione del club”.
alvini tuttocuoioL’allenatore del Tuttocuoio Massimiliano Alvini è uno dei simboli del club
La storia recente del Tuttocuoio è legata a doppio filo a Massimiliano Alvini, un allenatore di 43 anni che si è fatto le ossa nei campionati minori fin quando non ha incrociato il club neroverde. A Ponte a Egola, piccola frazione del comune di San Miniato in provincia di Pisa, non si vive di pane e pallone. Nessuna pressione, nessuna contestazione, se non qualche ramanzina dei tifosi più anziani che quando non gradiscono una sostituzione lo fanno notare a mo’ di consiglio paterno. Il presidente ha scelto di legarsi ad un allenatore ed ha progettato con lui come fare calcio. “Sono qui da cinque stagioni – spiega Alvini a CosenzaChannel.it – Se siamo arrivati tra i professionisti, credo sia giusto riconoscere i meriti della mia società. E’ vero, siamo una piccola realtà, ma l’organizzazione e l’efficienza sono massime. Si è scelto di sposare lo sport e di non allestire mai squadroni oltre le potenzialità, così abbiamo centrato degli obiettivi imprevedibili”. Alvini (“Alvin superstar” per i suoi supporter) ha preso le redini della squadra nel 2008-2009 vincendo il campionato di Promozione. L’anno dopo il bis con il trionfo in Eccellenza e la ciliegina sulla torta della Coppa Italia Dilettanti. Poi tre campionati di D, l’ultimo dei quali da favola. Il testa a testa con l’Atletico Piacenza è stato emozionante, ma alla fine l’ha spuntata il Tuttocuoio. “In estate abbiamo deciso di cambiare a malincuore alcuni calciatori. Penso a Granito, Facchini, Yuri Rosa, tutta gente fondamentale un anno fa. Si tratta però di elementi over 25 che siamo stati costretti a dar via per accedere ai contributi federali in materia di under. Per colmare tali lacune sono arrivati dei giovani interessanti”. Quattro ragazzi i toscani li hanno pescati nella Primavera della Reggina. “La società ha buoni rapporti con gli amaranto, si tratta di talenti in erba che vanno coltivati nella maniera corretta”. La discrepanza tra la D e la Seconda divisione si annuncia netta, se non altro per le nove retrocessioni che pesano come una mannaia sul collo delle partecipanti. “Un campionato difficilissimo con una formula assurda. In Prima giocheranno con la sigaretta in bocca, ma per una realtà come la nostra sarà un onore confrontarci con piazze del calibro di Cosenza, Messina e Foggia”. Al San Vito, domenica sera alle 20,30, sarà una bella sfida. “La differenza con i rossoblù, oltre che nel blasone, sta negli obiettivi. I Lupi ambiscono ad arrivare con tranquillità tra le prime otto, tanto che hanno scelto di non schierare under: qualcosa di impensabile per noi. Come arriveremo al match? Beh… qualche problema in difesa c’è e sto valutando anche una retroguardia a tre come avvenuto nel secondo tempo dell’ultimo impegno di Coppa Italia. La nostra arma migliore, tuttavia, sono convinto sia l’organizzazione”. (Stefano Sicilia)

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