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In Palestina grazie a CosenzaChannel: il racconto

In Palestina grazie a CosenzaChannel: il racconto

La testimonianza di alcuni attivisti calabresi che hanno partecipato ad una missione a Gaza, usando il calcio come veicolo di aggregazione per i bambini dei Territori.
palestinaFootball Gaza: uno scatto della missione in Palestina da parte dei volontari italiani
A un certo punto la voglia di andare a Gaza aumentava, aumentava il desiderio di capire se quella terra aldilà del mare era piena di terroristi, come dicono, oppure se avrei trovato qualche spiraglio di normalità. Decido di partire come reporter. Cerco una testata che possa farmi la lettera di incarico e tramite l’avvocato Pietro Maria Ammaturo, mio grande amico, è “Cosenza Channel” a rendersi disponibile. “Una testata sportiva? E che sport vuoi trovare tra quelle macerie?” mi dicevano sghignazzando tutti quelli che apprendevano la notizia. Eppure tra le tante immagini di morte e distruzione, viste on-line in passato, mi era anche parso di vedere bambini che stringevano un pallone. Cosi arriva il momento della partenza, mia e di altri amici con cui condivido la vita e anche questo viaggio. Superate tante difficoltà, riusciamo ad entrare in quella striscia di terra sotto assedio. Ad accoglierci non ci sono solo le macerie ma grandi e sinceri sorrisi. I primi giorni li passiamo a guardarci intorno per capire cosa potevamo fare, per capire come poter essere utili. Camminando per le strade ognuno ci invitava ad entrare, a prendere un caffè, a bere un succo. “Faddalo” la parola ricorrente (che vuol dire: accomodatevi)… E poi ogni volta che dicevamo di essere italiani, partiva la sfilza di nomi: Totti – De Rossi – Buffon … Ecco che quella palla che avevo visto in mano a quel bambino aveva un senso, il senso che avevo immaginato. L’assedio, la costrizione a essere chiusi in questo pezzetto di terra, spinge la mente di queste persone a volare con la fantasia e cercare di superare il muro con l’arte e lo sport.
Comincio a girare e inizio a conoscere le diverse realtà sportive presenti in Gaza, naturalmente ci sono molte squadre di pallacanestro di disabili, molte squadre di calcio maschili di diverse categorie, con annessi campionati e tornei, ci sono squadre di pallavolisti e anche i giornalisti sportivi non mancano, riesco anche a conoscere la prima giornalista sportiva donna del posto.
I paesaggi e l’accoglienza ricevuta mi ricordano tanto la realtà calabrese a cui siamo legati, tanto che, a un certo punto della nostra vita, abbiamo deciso di portare la nostra residenza a Crosia (CS).
Alessandro, uno dei ragazzi arrivato con me a Gaza, romano d’origine ma attualmente residente in Calabria, decide di rispolverare le sue doti da ex-calciatore e chiede a un vicino di casa di capire se nel quartiere ci fossero bambini che vogliono incontrarsi per dare qualche calcio al pallone.
Detto fatto. L’appuntamento è per la mattina del giorno successivo sotto casa nostra.
Alle 10 del 12 agosto quindi, Alessandro uscendo di casa vede 30 bambini che lo attendono.
Si aspettava che a qualcuno sarebbe piaciuta l’idea ma non immaginava una tale risposta. Insieme si recano in un posto vicino, una specie di campetto ricavato dove lo scorso anno c’era un palazzo, poi distrutto da un bombardamento israeliano. Lo spazio non manca di macerie, erbacce e immondizia ma loro non si perdono d’animo.
Cominciano a fare gli esercizi di riscaldamento e qualche bambino esclama: “Wow, gli allenamenti come una squadra vera!!!”.
Il sorriso di questi bambini e la loro voglia di fare, colpisce Alessandro e tutti noi di Jasmine, tanto da spingerci a proseguire gli incontri ogni giorno e decidere di mettere insieme un po’ di soldi per comprare a ognuno dei completini e delle scarpe, visto che la maggior parte di loro giocava a piedi nudi o con scarpe rotte.
La felicità negli occhi di quei bambini, mentre ricevevano quei regali ha infuocato il nostro cuore. Ogni giorno si sono presentati puntuali agli allenamenti, finché è iniziata la scuola. Ora si incontrano un po’ meno, soprattutto perché il pensiero che a breve dovranno staccarsi da Alessandro, che dovrà tornare in Italia, li intristisce enormemente, e a loro le cose tristi non piacciono.
Il nostro sogno è quello di riuscire a breve a costruire un centro sportivo, dove questi ragazzi potranno allenarsi e stare insieme, riuscendo, in questi momenti, a non pensare agli orrori della guerra che hanno già conosciuto, pur avendo cosi pochi anni.
La loro voglia di vivere la normalità e voler superare i muri che li opprimono attraverso lo sport, l’arte e la cultura, ci ha aperto a un mondo, fino ad oggi, a noi sconosciuto.
La situazione di assedio che vivono, li rende più forti e tenaci, tanto che non mi meraviglierei se un giorno, uno di questi campioni, arriverebbe ad essere una delle punte del nostro campionato di calcio.
Ringrazio di cuore questa testata per essersi messa a disposizione nel fornirmi la lettera di incarico che mi ha permesso di ottenere l’autorizzazione da parte del servizio stampa egiziano.
Ho trovato una realtà sportiva importante a Gaza, che parte dal costante impegno del Ministero dello Sport, passando per i giocatori professionisti, fino a giungere al più piccolo dei bambini che ho incontrato qui.
Spero, a seguire, di potervi raccontare ancora altri momenti di normalità di questi territori, in cui ho scoperto che sono più le cose che abbiamo in comune, che quelle che ci dividono.
Ringrazio di cuore Pier Maria Ammaturo, “Cosenza Channel”, il “Cosenza Calcio” per avermi aiutato a rendere realtà questo mio sogno e per la possibilità che mi stanno dando di raccontare quello che ho vissuto e sto vivendo.
(Emy Bernocco)

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