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Cosenza ai “raggi X”. In difesa e a centrocampo le preoccupazioni maggiori

Cosenza ai “raggi X”. In difesa e a centrocampo le preoccupazioni maggiori

L’Arzanese sarà un avversario più abbordabile, ma la lentezza dei due centrali e l’assenza di un leader in mediana preoccupano Cappellacci. Che ancora non ha avuto un’ala alla Arcidiacono e non ha trovato la quadratura del cerchio. L’attenuante è il ritardo di preparazione.
Alessandro a lameziaAlessandro in azione. L’ala argentina ha cercato la profondità (foto shartella)
Crescere, migliorare, progredire di condizione. Più che obiettivi sono imperativi per il Cosenza che domenica ha perso con una Vigor Lamezia ben sistemata in campo e più quadrata dei rossoblù. I Lupi sono però andati ko contro una squadra inferiore dal punto di vista tecnico e meno ricca di calciatori di esperienza. Sebbene sia un dettaglio trascurabile per il momento, l’età media in campo sorrideva ai padroni di casa: 24,9 per i biancoverdi (con un vecchietto di 35 anni come Mangiapane che però è stato il migliore in campo) contro i 26,4 dei Lupi (dove il più in là con le primavere, 32, era De Angelis). L’organico di Cappellacci ha mostrato difficoltà in ogni reparto: a cinque giorni da un match più abbordabile sulla carta (l’Arzanese sinora ha fatto peggio di tutti, ndr), va trovata la quadratura del cerchio. I carichi della preparazione si fanno sentire e nessuno può permettersi il lusso di bocciare dopo così poco tempo un singolo elemento. Essere partiti per il terzo anno di fila in ritardo, purtroppo dà questi frutti.
PORTIERE. Frattali dà sicurezza soprattutto nell’uno contro uno. Riesce ad ipnotizzare gli avversari e a neutralizzare le loro conclusioni a botta sicura. E’ apparso leggermente incerto sui due gol incassati al D’Ippolito, ma lì sono saltate le marcature sui terzi tempi dei giganti della Vigor.
DIFESA. Palle inattive a parte che riguardano tutto il collettivo, Pepe e Guidi sono ancora lenti e macchinosi. Le preoccupazioni maggiori derivano dalla facilità con cui gli attaccanti riescono a presentarsi indisturbati davanti al portiere. Le verticalizzazioni tagliano centralmente la difesa rossoblù come una lama nel burro. I terzini spesso restano bloccati sulla linea dei quattro, non dando mai la possibilità di creare superiorità agli esterni di centrocampo.
CENTROCAMPO. Anche un bambino capirebbe che nella zona nevralgica del campo manca la personalità di un leader. Castagnetti col suo sinistro può provare a gestire le operazioni in cabina di regia, ma non è un playmaker vero e si sta adattando a fare più del dovuto. Questo perché non c’è un uomo in grado di prendere in mano i compagni nei momenti topici. La richiesta pubblica di Cappellacci di tesserare un’ala in grado di spaccare le partite non doveva rimanere inascoltata, né bisognava lasciare andare Biccio Arcidiacono al Vado. Circola il nome dello svincolato Andrea Pintori (32, ex Benevento e Lumezzane) e per dicembre Marino ha chiesto a Lele Catania (32) la sua disponibilità al trasferimento.
ATTACCO. Potrebbe andare bene così come è adesso, ma Cappellacci deve schiarirsi le idee. Se vuole continuare ad utilizzare il 4-2-3-1, allora serve Calderini, vale a dire l’unico trequartista presente in rosa. Col 4-4-2 Mosciaro e De Angelis (fatti con lo stampino) cercano l’intesa giusto, ma darebbero il meglio di sé con un centravanti classico con cui dialogare ed integrarsi alla perfezione. Ma non c’è… (Luca Sini)

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