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Cosenza, quel che conta è il risultato

Cosenza, quel che conta è il risultato

Una volta Bortolo Mutti disse: “Se volete lo spettacolo andate al Rendano”. I Lupi così si godono il primato nonostante le lacune a centrocampo in fase di impostazione.
calderini col melfiCalderini spesso si abbassava nella propria trequarti per prendere la palla (foto mannarino)
Nel calcio la sottile differenza tra fortuna e caparbietà è sempre di difficile rinvenimento. Fatto sta che dall’inizio del campionato, sino alla partita di ieri, la dea bendata ha arriso alle sorti del Cosenza, per come più volte onestamente ammesso anche da Cappellacci, ed il primato in classifica consente all’ambiente rossoblù di festeggiare forse anche tralasciando, giustamente, alcune considerazioni che altrimenti non si sarebbe esitato a fare. Certamente la fortuna arride a chi se la cerca ed è innegabile che la truppa rossoblù non molla mai rincorrendo, con grande merito, il risultato ben oltre il 90′. L’analisi della gara contro il Melfi, comunque, deve, per il bene della squadra e per la sua crescita, guardare anche a quanto ancora deve farsi ma non può prescindere da una considerazione preliminare di fondamentale importanza: la squadra di Bitetto è apparsa sin da subito formazione equilibrata e organizzata in tutti i suoi reparti, magari non di altissima caratura qualitativa, ma certamente molto presente a se stessa. Al cospetto di questo tipo di formazione qualsivoglia compagine, anche la più attrezzata, avrebbe sofferto e soffrirà, soprattutto quando, come ieri, il Melfi può manovrare di rimessa ripartendo in velocità. Non è un caso, per quello che abbiamo potuto vedere, che la formazione lucana sia scesa al San Vito imbattuta e con un solo gol subito nelle prime sei giornate. Da questa considerazione bisogna partire per analizzare le carenze attuali del Cosenza, emerse tutte nella prima ora del match che, a nostro avviso, hanno visto i rossoblù in evidente difficoltà soprattutto sulla linea mediana. Probabilmente è proprio in questo reparto che si possono individuare i maggiori problemi della compagine di Cappellacci: l’attuale pacchetto di centrocampo non ha nel suo DNA la costruzione del gioco e, contro squadre come il Melfi, tali limiti emergono tutti. Castagnetti, Meduri e Giordano sono ottimi incontristi e faticatori di centrocampo, giocatori che possono esprimere al meglio le proprie capacità se affiancati da un costruttore di gioco o comunque da un elemento di personalità in grado di far girare la squadra. Anche in avanti si soffre per questi limiti, Mosciaro prima e De Angelis poi, non vengono messi in grado di poter fare al meglio il proprio mestiere se non quando stimolati da azioni individuali dei trequartisti i quali devono inventare per mestiere ma anche per necessità. In qualsiasi caso, queste considerazioni, che prendono spunto anche da quanto dichiarato dall’ottimo Cappellacci a fine partita, valgono come pura teoria calcistica, nella pratica ciò che vale è la classifica e i numeri che questa esprime. Al termine della gara il Cosenza è primo in vetta e sulla base di una vecchia teoria del tifoso “incallito” se siamo primi così figuriamoci quando inizieremo a girare come l’allenatore pretende. Tutto il resto conta poco, conta quanto le considerazioni del fine partita all’uscita dello stadio, conta quanto l’ansia di voler vedere sempre la squadra del cuore esprimersi al top. “Se volete lo spettacolo andate al Rendano”, recitava tempo fa Bortolo Mutti, chiosando le critiche spesso feroci rivolte contro una delle migliori espressioni della Cosenza pallonara. Allora facciamo nostro questo pensiero: ciò che alla fine conta è solo il risultato, primi o ottavi in fondo è la stessa identica cosa. (Antonio Pallo)

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