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Cappellacci e i doni del calcio

Cappellacci e i doni del calcio

Cosenza praticamente perfetto fino all’espulsione di Pambianchi, poi la squadra non ha sfruttato la superiorità numerica. Bisogna ragionare da prima della classe e non da ottava.
alessandro e agnelliAlessandro tallonato dal capitano del Foggia Agnelli. Bene l’argentino (foto mannarino)
Abbiamo più volte discusso nelle settimane che hanno preceduto la partita contro il Foggia se e in quale misura il Cosenza targato Cappellacci fosse in grado di diventare “padrone” del torneo e quali potessero essere gli ostacoli da superare verso la corsa al traguardo Lega Pro Unica. La partita contro i satanelli foggiani ci ha, paradossalmente, regalato le risposte che cercavamo: sia in positivo che in negativo. Partiamo dalle prime e narriamo la partita sino al minuto 26 del primo tempo: il Cosenza pressa alto, è aggressivo e non lascia spazio alcuno alla squadra di Padalino che, in palese difficoltà anche nella gestione dei palloni più semplici, è costretta a subire limitandosi a gettare la palla il più lontano possibile quando addirittura a ricorrere a falli grossolani. Proprio sulla base di questo canovaccio nascono la rete del vantaggio silano, almeno altre due occasioni limpide per il raddoppio e, soprattutto, l’espulsione di Pambianchi che costringe i rossoneri in 10 per oltre tre quarti di partita. Tutti noi, da qui, ci aspettavamo la prosecuzione del refrain narrato per chiudere la pratica Foggia. Ma, stranamente, iniziano le note dolenti e si arriva, per ragionamento “a contrario”, alla risposta al quesito di apertura: il Cosenza decide improvvisamente di tirare i remi in barca, si abbassa di quel “troppo” che basta per consentire all’avversario, buono ma non trascendentale, di risalire il campo e tirarsi via da quell’angolo pericoloso al quale sino a quel momento i rosso blu lo avevano costretto. Il primo dono eccolo qui: è come quando un pugile dopo aver tramortito l’avversario, colpendolo sempre nel suo punto debole, nel momento in cui deve sferrare il colpo del k.o. arresta la sua marcia nella convinzione che prima o poi l’avversario cadrà da solo. Ed invece no, il Cosenza arretra, rinuncia al pressing, lascia al Foggia la possibilità di giocare in una zona di campo dove non corre rischi. Ma questo non basta, nonostante la risalita sul terreno di gioco la squadra di Padalino non è mai pericolosa, non riesce ad incidere nell’area di rigore e il Cosenza vivacchia in attesa degli eventi. Ecco allora arrivare il secondo dono: il buon Meduri, faticatore instancabile ma che non possiede evidentemente la dote del metronomo di centrocampo, decide che i satanelli hanno bisogno di una piccola agevolazione e di fatto “regala” agli avversari un pallone nell’unica zona del campo dove è obbligatorio non commettere tali leggerezze, l’avversario di certo non disdegna il gentile omaggio e, grazie alla complicità decisiva del direttore di gara e di un mediocre assistente di linea, trova il gol nell’unico modo in cui avrebbe potuto trovarlo, ovvero per graziosa concessione altrui. Minuto 72, dopo 46 minuti, il Cosenza si risveglia e inizia di nuovo ad aggredire l’avversario li dove andava aggredito, grazie alla verve di Alessandro sulla destra e di uno strepitoso, per abnegazione e senso tattico, Mosciaro sulla sinistra che letteralmente fanno impazzire i diretti avversari. Sugli spalti rinasce la consapevolezza che il gol vittoria arriverà da un momento all’altro ma, colpo di scena, il Capp decide che un terzo dono probabilmente è necessario: fuori Alessandro. Tutto questo raccontare per dare una sola semplice risposta al quesito di apertura: il nostro Cosenza può anche “ammazzare” questo campionato perché sino ad ora ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alla media degli avversari visti, che sinceramente riteniamo piuttosto mediocre. Bisogna però che si convinca, e Cappellacci per primo, di essere in grado di farlo e soprattutto che non si può e non si deve concedere nulla a nessun avversario, perché, per arrivare ottavi, bisogna ragionare da primi della classe. (Antonio Pallo)

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