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Gianni Di Marzio: “Cosenza è una parte di me. Avevo preso Prandelli per i rossoblù”

Gianni Di Marzio: “Cosenza è una parte di me. Avevo preso Prandelli per i rossoblù”

Il Seminatore d’Oro parla a 360 gradi dei rossoblù: “Ciccio Marino è un mio uomo, i Lupi non potevano scegliere di meglio. Bene Cappellacci, ma anche l’anno scorso c’era un allenatore giovane e moderno, Gagliardi, che ho seguito per tanto tempo e di cui darò referenze positive”.
di marzio gianniGianni Di Marzio è uno dei volti della secolare storia del Cosenza Calcio
Gianni Di Marzio e il Cosenza sono legati a doppia mandata. Il Seminatore d’Oro in carriera ha raggiunto vette difficili da eguagliare (“alla Juventus sono conservate le relazioni di quando segnalai Messi e Cristiano Ronaldo dopo averli visti in tornei giovanili”) e non è mai rimasto indietro. “Bisogna aggiornarsi sempre, gaui a correre il rischio di non essere al passo coi tempi”.  Ieri pomeriggio è stato ospite della redazione de L’Ora della Calabria, dove per tre ore ha catalizzato su di sé l’attenzione con disquisizioni tecnico-tattiche e racconti delle sue avventura in Calabria. “Trovatemi un altro che riesce a vincere a Cosenza e Catanzaro e che viene ricordato con affetto in entrambi i capoluoghi”. Mai banale, Gianni Di Marzio sprizza energia. Ha l’argento vivo addosso, come prima di quella memorabile trasferta a Salerno, “quella degli elmetti”. “I miei calciatori dovevano arrivare al fischio d’inizio incavolati neri: ci giocavamo la promozione in un match che di sportivo aveva niente. Al Vestuti c’era una situazione molto particolare. Sapevo che ci stavano aspettando perché all’andata vincemmo con un rigore dubbio dato da Cinciripini di Ascoli Piceno e per alcuni fatti successi nel sottopassaggio. Portai tutti in ritiro, vietai film, giochi, ogni possibile svago. Poi noleggiai un bus per la trasferta, il più scassato che c’era. Andammo a dormire a Castellammare di Stabia, dove la tifoseria della Salernitana non sarebbe mai venuta di notte per svegliarci. Arrivati a Vietri sul Mare, la Digos ci fermò e ci fece parcheggiare. Una volta ripartiti, quanddo fummo nei pressi dello stadio, l’autobus cominciò a barcollare perché gli ultrà granata ci dondolarono da una parte all’altra. Negli spogliatoi tentarono di intimidirci, ma i miei erano tori, dei veri cagnacci, che non batterono ciglio. Iniziata la partita, tutto passò. Li punimmo subito con Padovano in contropiede e il resto lo conoscete tutti”. Talent scout di potenziali fuoriclasse, Di Marzio ha lanciato diversi allenatori. “Questo aneddoto lo conoscono in pochi – spiega – Stimo molto Prandelli, tanto che già nella stagione ’94-’95 lo volevo portare a Cosenza. Era il tecnico ideale secondo me, si stava facendo le ossa alle giovanili dell’Atalanta. Eravamo quasi d’accordo su tutto, ma lui si tirò indietro per motivi personali. Cercai di convincerlo, ma non poteva allontanarsi da casa”. A proposito di allenatori bravi e preparati, non ha mai smesso di informarsi sui rossoblù. “L’anno scorso al San Vito c’era un trainer giovane, Gianluca Gagliardi, che ho seguito per tanto tempo. La squadra ha sempre giocato bene, è un tipo moderno. Quando mi chiederanno le sue referenze non potrò che elogiarlo. Merita di stare nel calcio che conta. In estate, invece, la scelta di affidare la gestione dell’area tecnica a Ciccio Marino è stata eccellente. Marino è un mio uomo e l’esperienza che ha fatto alla Juve lo ha completamente trasformato. Sa cosa dico a Cappellacci? Che ogni tanto quando vince e gioca male può anche dire il contrario… Scherzi a parte, è un suo modo di gestire lo spogliatoio, i risultati gli stanno dando ragione. In città ho tanti amici: stimo Pagliuso padre e figlio, Carratelli, Serra, Di Nardo”. Ieri, a Castrovillari, l’ex fidanzata di Denis Bergamini ha mandato un certificato medico per giustificare la sua assenza nel giorno dell’interrogatorio. “E’ un mistero che spero trovi presto risoluzione. Io tornai a Cosenza poco dopo la sua morte, ma Denis con me stava sempre con Ferroni, Simoni e Padovano. Posso dire che se fossi stato io l’allenatore del Cosenza, lui non si sarebbe mai allontanato dal cinema. Magari il fattaccio sarebbe avvenuto il giorno dopo o un paio di giorni più tardi, però quando andai al cimitero dissi al padre Domizio di chiedere subito l’autopsia. Non capisco come sia stato possibile che i pentiti di mafia non abbiano mai detto nulla sulla sua morte. Anni dopo, ho rivisto le qualità tecniche di Bergamini in Pavel Nedved”.  (Luca Sini)

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