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Aspettando il centenario: è Bruno Giorgi l’allenatore del secolo

Aspettando il centenario: è Bruno Giorgi l’allenatore del secolo

Ve lo raccontiamo con le parole di Federico Bria. I tifosi del Cosenza non hanno avuto dubbi a farlo accomodare idealmente sulla panchina dei migliori con il 44,8% dei voti.
striscione giorgiLo striscione che la curva Bergamini gli dedicò alla sua morte nel 2010
C’erano pochi dubbi sin dall’inizio. Bruno Giorgi è il migliore allenatore che il Cosenza abbia mai avuto. Lo pensa il 44,8% dei sostenitori rossoblù che hanno votato in massa il sondaggio di CosenzaChannel.it. A ruota, ma staccatissimi, Alberto Zaccheroni (20,8), Mimmo Toscano (10,8%) e Gianni Di Marzio (9,3%). A Bruno Giorgi è legato il ricordo della stagione più bella di sempre, quella che fece parlare l’Italia del Cosenza e che nessuno mai scorderà. Ve la raccontiamo con le parole di Federico Bria, le stesse usate il giorno in cui il tecnico lasciò questa terra. “La notizia della prematura scomparsa di Bruno Giorgi ha colpito la città molto più di quello che si può credere. Non è stato neanche un anno a Cosenza, eppure ci ha accompagnato per mano fino a farci toccare il cielo con un dito. Rimarrà per sempre nel mito rossoblù. Con lui non andava bene nessuno degli stereotipi che certa tifoseria affibbia al malcapitato allenatore di turno. Disponibile con tutti, non faceva comunella con nessuno in particolare; aperto finché basta, non si lasciava andare ad eccessi neanche nei pochi momenti conviviali. Con lui non funzionava la battuta sul naso rosso come il vino, o altre più grevi. Il suo eloquio, poi, era tutto un programma. Non era un oratore, ma aveva il gusto di dire le cose sempre con un giro di parole. Ne abusava al punto che, da allenatore della Fiorentina e del Cagliari, la Gialappa’s faceva veri e propri tormentoni con le sue interviste. Il suo modo di tenere i rapporti umani era “di un’altra categoria”. E quanta umanità nel suo approccio all’uomo prima che al calciatore. Di Bergamini diceva: “è calciatore nella testa, prima che nelle gambe”. Era un Signore per davvero. Nelle relazioni con la tifoseria e con la dirigenza, con la stampa e con i calciatori. Mai una parola di troppo, ma neanche vuoti che non fossero carichi di significato. E all’allenatore Giorgi la serie B andava davvero strettissima. Lo capimmo subito, da quando vedemmo la squadra giocare contro la Juventus di Rui Barros. Appena arrivato voleva giocare a zona, ma non ci mise molto a capire che i giocatori a sua disposizione avrebbero dato il meglio giocando in modo tradizionale. La squadra diede tanto spettacolo, però, e non solo al San Vito. Alla fine del campionato il Cosenza vinse 17 partite su 38, di cui 6 in trasferta. Se ci fosse stata già all’epoca la regola dei 3 punti per vittoria, il Cosenza si sarebbe classificato al terzo posto, con tre punti di vantaggio sull’Udinese. Invece quell’anno l’innovazione fu un’altra: la classifica avulsa. Sulla base delle regole di quel campionato, non solo arrivammo quarti, insieme alla Cremonese e alla Reggina, ma fummo anche esclusi dagli spareggi (che erano stati giocati fino all’anno prima) a vantaggio di grigiorossi e amaranto che, con i 3 punti per vittoria sarebbero arrivati abbondantemente quinti. Nonostante ciò, sono in molti a ricordare il palo con cui Claudio Lombardo sfiorò la vittoria in casa contro l’Udinese di Sonetti. Se quel pallone avesse gonfiato la rete, probabilmente, la serie A non sarebbe rimasta una chimera. Per lui, invece, Cosenza divenne un trampolino“. (co. ch.)

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