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Aspettando il centenario: è Zunico il portiere del secolo. “Vi racconto il mio Cosenza…”

Aspettando il centenario: è Zunico il portiere del secolo. “Vi racconto il mio Cosenza…”

Il numero uno di Casoria, con il 46,8% dei voti la spunta su Gigi Simoni (36,9%). “E’ un onore per me il riconoscimento dei tifosi. Reja, Zaccheroni e Mutti grandi allenatori”.
zunico a cosenzaGiacomo Zunico, portiere del Cosenza Calcio 1914 ai tempi mitici della Serie B
E’ Giacomo Zunico per i lettori di CosenzaChannel.it il portiere del secolo per i Lupi. Il nostro sondaggio ha dato vita ad una corsa a due ma il numero uno di Casoria con il 46,8% dei voti l’ha spuntata su Gigi Simoni, votato dal 36,9% dei tifosi e su Enrico Lattuada (8,2%), Armando Pantanelli (7,3%) e Enzo Sartori (0,8%). Vince quindi l’estremo difensore che dal 1991 al 1996 difese la porta di una squadra che segnò un’epoca nel campionato cadetto e che nella stagione ’98-’99 visse un declino che poi coincise con gli anni bui. Noi lo abbiamo contattato per capire cosa significhi per lui essere eletto portiere del secolo e con cortesia ci ha parlato della sua avventura, fra ricordi ancora vivi e qualche pagina triste che ha legato la sua carriera alle sorti dei rossoblu.
Zunico, per i nostri lettori lei è il portiere del secolo. Un numero uno che ancora è ricordato con affetto dai tanti nostalgici degli anni in cadetteria. Per lei cosa significa?
“Sono orgoglioso di questo dato. E’ un grande attestato di stima perché significa che qualcosa di buono ho fatto. In quegli anni si giocava per la maglia e per premiare gli sforzi di chi ci volle con forza a Cosenza. Quelle non erano semplici squadre ma gruppi di calciatori che si stimavano. Fu questo il motivo che ci spingeva ogni domenica a dar vita a vere e proprie battaglie e sfiorammo risultati importanti. Io ho dato sempre il meglio di me per onorare il mio ruolo e difendere la porta della mia squadra. E’ stata una esperienza stupenda e mi fa piacere che nella lunga storia di un club glorioso ci siano tante pagine scritte da me e un premio particolare.
Ricordi vivi per lei. Quale è il più bello e il più brutto?
“Non saprei descrivere i momenti belli perché si viveva in un clima sereno. I presidenti che sono passati ci hanno sempre dato molto e quando vincevi una partita c’era sempre quella consapevolezza che nel match successivo avresti potuto dare di più. E’ strano come nella vita di un calciatori si ricordino forse più i momenti difficili ma ne ho uno in particolare che poi segnò il mio definitivo addio”.
Si riferisce alla gara con la Reggina nella stagione in cui i lupi erano allenati da De Vecchi?
“Si, ma non fu la gara con la Reggina a far male. Mi spiego. Fui chiamato nuovamente in città perché serviva un numero uno esperto in grado di dare serenità al gruppo. Mi buttarono in campo subito e non ero nelle condizioni migliori per giocare. Feci un errore, ma a distanza di anno ribadisco che neanche se fossi stato al top della forma avrei parato quel pallone, perché fu un errore di valutazione e non tecnico. Ci fu una piccola contestazione a non fece male. I tifosi veri, quelli che pagavano e tuttora pagano il biglietto ogni domenica, sono liberi di esprimere il loro pensiero. Ci sono momenti in cui ti portano alle stelle e bisogna saper accettare anche le critiche”.
E allora cosa accadde?
“Io in quel campionato riscattai il mio intervento sbagliato ma andai via per un battibecco con De Vecchi. Si capiva che in quella stagione c’era nell’aria lo spettro della crisi. Mi chiamarono per dare serenità al gruppo ed esperienza ai giovani portieri ma il nostro mister trasmetteva tensione. Il Cosenza aveva un gruppo giovane e lui il giovedì era già carico a molla e il suo atteggiamento era tutt’altro che positivo. Vi svelo un aneddoto. Dissi al presidente che non si poteva lavorare con serenità e quando andai via parlai a Pagliuso, dicendogli che avrei rinunciato al mio compenso se De Vecchi fosse stato in grado di salvare il Cosenza. La storia dice che ci fu bisogno di un cambio in panchina per evitare la retrocessione. Questo significa che ero stato lungimirante”.
Poi però tornò da allenatore?
“Posso dire che a Cosenza ho vissuto bene da giocatore e l’esperienza in panchina mi stuzzicò molto. Fu anche bella ma si viveva ogni giorno senza sapere se c’eri nelle 24 ore successive. I giocatori avevano paura di non essere retribuiti, non erano trattati al meglio, ma in campo davano tutto. Questo non è calcio perché è impossibile lavorare con una società fantasma”.
Lei invece di allenatori ne ha avuto tanti. Quale è quello che le ha dato di più.
“Faccio tre nomi. Tre tecnici di gran livello con caratteristiche differenti. Quello che ricordo con più affetto è Reja. Lui era in grado di dare serenità al gruppo. Aveva grandissime qualità in panchina e metteva la squadra in condizione di esprimersi al meglio. Zaccheroni credo sia stato il migliore sul profilo della preparazione. Era una mente calcistica perfetta, aveva in testa una varietà incredibile di soluzioni di gioco e la sua esperienza a Cosenza e poi nella sua carriera ha premiato le sue doti. Non posso tralasciare però Bortolo Mutti. Un signore in campo e fuori. Un mister serio, professionale e molto preparato. Una persona speciale che ha dato sempre tanto a chi ha lavorato con lui”.
E fra i giocatori che ha incontrato a Cosenza?
“Ce ne sono tanti che ancora oggi sento. Luciano De Paola, Gigi Marulla, Gigi De Rosa e Ciccio Marino sono solo alcuni di quelli che ricordo con affetto. Quando li vedo è ancora una gran festa e con Marino ho parlato anche di recente. In quel gruppo si respirava aria pulita. Giocavamo per premiare presidenti come Lamacchia e Pagliuso, che per dare qualcosa alla città e ai tifosi rischiavano sulla propria pelle. Non era facile fare campionati di B, noi lo sapevamo e dovevamo ripagare gli sforzi. Proprio per questo si creò un clima particolare e le amicizie poi restano”.
Se dovessero richiamarla per un ruolo in città?
“Ho vissuto una grande esperienza a Cosenza. Sarei davvero in crisi. Per ora mi godo ciò che ho fatto. Ho una scuola per portieri a Napoli e spero di crescere dei talenti. Magari un giorno qualcuno arriverà a Cosenza e mi ruberà lo scettro di estremo difensore del secolo, ricordando ciò che ero in campo e ciò che ho dato nella preparazione dei portieri. Sarebbe bello. Davvero. Intanto auguro un grande in bocca al lupo alla città e ai tifosi”. (f. p.)

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