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Il Capp e la sigaretta: un rituale criptico

Il Capp e la sigaretta: un rituale criptico

Un Cosenza spento e svogliato ha ceduto l’intera posta in palio al Sorrento. L’allenatore non ha esitato a sottolineare il momento negativo. Intanto aspetta i giusti rinforzi dal club…
sorrento-cs 2Frattali in un volo plastico con la palla sorvola la traversa. Il Cosenza andrà ko (foto shartella)
Esattamente un girone fa ci eravamo soffermati sui pensieri che celava il fumo della sigaretta del Capp al termine dell’incontro casalingo contro il Sorrento e nuovamente, al termine della trasferta di ieri in terra campana culminata in un deludente sconfitta, il tecnico silano, in una sorta di dejà vu mediatico, concede il ripetersi della stessa identica scena o quasi. Minuto 94′ termina l’incontro sul terreno di gioco e il nostro Mister, navigato attore e abile comunicatore subliminale, lascia che i suoi uomini rientrino negli spogliatoi e sosta per una lunga e meditativa sigaretta seduto da solo su quella panchina che nel pomeriggio lo aveva visto costretto, quasi passivamente, ad assistere ad una sconfitta inaspettata e soprattutto inevitabile per il suo divenire. Ancora una volta ci siamo interrogati su quali pensieri avvolgessero il nostro uomo che ancora una volta nel fumo della sua sigaretta cercava le risposte alle domande del momento e, probabilmente, di raccogliere le idee per rispondere alle inevitabili domande dei cronisti di turno. Ancora una volta, però, il Capp trova ispirazione e, senza mezzi termini, espone il suo pensiero e si assume quelle responsabilità che a ben vedere non sono poi effettivamente sue. “Questa squadra deve dare il massimo perché ha le potenzialità per farlo e bisogna cambiare rotta. Ci siamo un po’ assopiti e la crescita che abbiamo fatto nella prima parte adesso la stiamo vanificando. La cosa che mi da più fastidio è che la squadra può fare molto meglio e deve fare molto meglio perché ha le carte in regola per essere tra le protagoniste. Me ne assumo la responsabilità perché evidentemente non riesco a trasmettere alla squadra quello che voglio”, in sintesi questo il Cappellacci pensiero sciorinato tutto di un fiato davanti ai microfoni ed ai taccuini dei giornalisti presenti in sala stampa nel post partita. Certo detto ciò, parole che ricordano più un mister di una squadra in crisi che si sente in discussione che non quelle dell’allenatore della seconda in classifica caduta per un banale incidente di percorso, ci viene da chiederci quali siano le reali motivazioni dello scoramento del mister a seguito della trasferta campana. Aver assistito alla prestazione contro il Sorrento non lascia molti dubbi al riguardo: al di la della rete subita per l’ennesima colossale dormita del difensore di turno, la squadra è apparsa spenta e priva di quell’ardore agonistico che, su questo tipo di campi e contro determinati avversari, dovrebbe, come in effetti per tutto lo sviluppo di questo torneo è successo, accompagnare e guidare l’undici in campo. Subita la rete dello svantaggio, a parte qualche timido tentativo su calcio piazzato, il Cosenza non si è mai reso pericoloso dalle parti di Polizzi il quale ha potuto godere di un pomeriggio di quasi vacanza. Ma se ciò non bastasse l’evidente fastidio del Mister ha, quasi sicuramente, altre e forse più incisive motivazioni: oltre la sconfitta il Capp non ha di certo digerito la fragilità di una panchina inesistente, dove il solo Castagnetti gli ha consentito, si fa per dire, un tentativo di risistemare la squadra in campo, e, probabilmente, non avrà neanche digerito la leggerezza con la quale un uomo cardine di questa squadra, Giordano, ha regalato al direttore di gara, prima, e al giudice sportivo, nei prossimi giorni, la possibilità di estrarre un cartellino pesantissimo che costeranno un turno di squalifica in vista del delicato incontro casalingo contro la Vigor Lamezia e l’ennesimo rebus su come schierare il centrocampo rosso blu. Insomma oltre al danno anche la beffa. Ma va da se che la sconfitta di ieri non è frutto di una gara storta o dell’episodio infausto; la prestazione di ieri, leggendo ancora una volta nei segnali di fumo del Capp, è figlia di una gestione errata della rosa che doveva essere integrata per come richiesto dal suo allenatore nei tempi e con i modi da questo indicati e che appare oggi forse troppo seduta su quanto già fatto e soprattutto stanca e priva di alternative non solo tattiche ma anche di “stimolo”. Non siamo qui per sottolineare evidenti responsabilità e l’annosa problematica dei “tempi” nel mondo del calcio, ma vogliamo lasciare un messaggio a chi di competenza: “i segnali di fumo” del Capp vanno saputi interpretare perché la metà è certamente vicina ma è sempre preferibile non darla per scontata. (Antonio Pallo)

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