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Cosenza, parola d’ordine rialzare la testa

Cosenza, parola d’ordine rialzare la testa

Altra prova incolore dei rossoblù che al cospetto del poco pubblico amico non riescono a portare a casa la vittoria contro un ottimo Castel Rigone apparso più affamato.
asante con crigoneIl centrocampista Asante in azione nel match di ieri col Castel Rigone (foto Mannarino)
L’immagine emblematica della sfida tra Cosenza e Castel Rigone è sicuramente quella finale: al triplice fischio del direttore di gara, per la prima volta in stagione, lo scarso pubblico del San Vito non le manda a dire alla squadra e, mentre la curva chiaramente invita i giocatori a “tirar fuori gli attributi”, la Tribuna B contesta chiaramente e a gran voce la prestazione a dir poco incolore del Cosenza di Cappellacci. All’uscita c’è chi si accontenta del quarto posto, stringendosi nelle spalle come a dire “meglio di niente…”, c’è chi invece sbotta e si lamenta della pochezza del gioco espresso e della mancanza di cattiveria agonistica che sembra essere diventata la caratteristica di questa squadra da qualche domenica a questa parte. Sinceramente non si può dar torto a nessuna delle due fazioni, accomunate comunque da una rabbia di fondo nel dover assistere a scialbe prestazioni, è giusto fare di necessità virtù guardando il bicchiere mezzo pieno, 9 punti più della nona e una partita in meno da giocare, così come è sacrosanta la legittima aspirazione di vedere la propria squadra lottare per il vertice ed esprimere l’intensità e la voglia di vincere che da sempre caratterizza la casacca rosso blu e chi la indossa. In fondo anche il centenario, che per la società è motivo di distrazione, per i tifosi dovrebbe rappresentare un motivo in più per andare oltre e magari lasciare nella storia di questi cento anni un’altra pagina memorabile e da ricordare magari tra altri cento anni. Sembra necessario a questo punto che Cappellacci e i suoi uomini si interroghino sui motivi di queste abuliche performance delle ultime settimane e sull’evidente calo di rendimento che la squadra palesa da alcune giornate: appagamento o limiti strutturali? Calo di condizione fisica o mancanza di stimoli mentali? Ci siamo sopravvalutati prima e questa è la nostra misura reale oppure in queste ultime settimane è cambiato qualcosa nello spogliatoio rosso blu?. Mister Cappellacci al termine del match lancia il solito segnale di fumo che, a questo punto ci piacerebbe capire a chi è destinato, anche se qualche sospetto inizia timidamente a sorgere in merito, “abbiamo fatto poco per vincere”. Detta così l’affermazione pare rivolgersi ad una problematica di natura mentale, tanto che il capitano Mosciaro esprime chiaramente i suoi dubbi parlando di paura di vincere e di qualcuno che forse ha mollato, indicando allo stesso tempo la giusta via “il nostro obiettivo deve essere arrivare nei primi due posti. Guardare dietro ci destabilizzerebbe.” Parole da capitano, parole da tifoso magari, ma comunque le giuste parole al momento giusto. Al di là delle risposte che attendiamo da qualche settimana, è giunto il momento di darsi una svegliata caro Cosenza: va onorato il centenario che non è una distrazione come qualcuno vuole farci intendere per coprire le proprie carenze ma è e deve essere uno stimolo ed un’occasione, va conquistato un risultato di prestigio per una tifoseria intera che attende con ansia questo traguardo, va onorata una maglia che, nonostante tutti gli strappi e le angherie subite negli ultimi anni, è e resta il simbolo di una comunità intera che merita al di là di ogni ulteriore considerazione. (Antonio Pallo)

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