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Il B side del centenario.

Il B side del centenario.

Tra bandieroni, sciarpe e maglie rosso blu dalla Curva Bergamini alla Tribuna Rao il centenario di tifosi.
mannini esulta con aversaL’esultanza di Mannini dopo il gol che è valso il successo sull’Aversa (foto mannarino)
Era il 1976 quando per la prima volta mio padre mi portò allo Stadio San Vito per vedere il Cosenza, il ricordo più vivo di quei momenti, e di tutti quelli che si sono susseguiti fino all’età adolescenziale dove è iniziata la frequentazione della curva, è legato a quel settore di stadio, la Tribuna B, da sempre controverso ma cuore pulsante della tifoseria un po’ più “matura”, come età e non sempre come pensiero, calda e appassionata sempre e comunque. Quei corridoi potrebbero narrare mille leggende di infarti, malori, passeggiate infinite dal primo al novantesimo, consumati da chi non riusciva a vedere la partita ma doveva comunque essere li. Ieri tanti volti noti, i soliti amici di sempre, che ormai troppo grandi per proseguire la carriera da tifoso della curva, preferisce sedere i gradini e i seggiolini della B, proseguendo quella passione legata a due colori. Tanti bambini, i figli di quei tifosi, affascinati dalla folla esultante e dai festeggiamenti di un popolo finalmente ritrovatosi sotto quella immensa bandiera, tanti volti festanti e una sola voce comune. L’omaggio ai calciatori che hanno scritto la storia del calcio cosentino, da Bergamini a Peressin, da Villa a Codognato, fino a giungere a Maiellaro, Urban e Fiore, passando per Parisi, Simoni e Re Gigi Marulla. Un tripudio di colori noncuranti della messa in scena sul campo da gioco, che francamente poco aveva a che fare con la storia del Cosenza Calcio, culminata in un tripudio di sciarpe al vento all’inizio del secondo tempo: un omaggio che quei tifosi, figli di una generazione diversa, hanno tributato a loro stessi come a dire “noi eravamo così”, una “sciarpata” simbolo di una tifoseria che ha fatto la storia della passione calcistica in Italia, riproposta da chi ne coltiva la memoria come un gioiello prezioso segno di un tempo lontano. In tutto questo anche la squadra in campo ha fatto la sua parte, vincendo una gara storica e segnando anche gol storici. Ma in fondo quasi a nessuno ieri importava di quello che in campo stava  accadendo, ieri si è celebrata la nostra memoria, la memoria di ogni generazione che ha assiepato gli spalti del San Vito, in curva in B o nella A, al di là di ogni differenza accomunati tutti da una passione comune e infinita. Questa gente ha risposto a se stessa gridando “presente”, rivolgendo un monito ben preciso a chi dirige la stanza dei bottoni: la passione per questi colori non è morta, anzi è sempre viva e presente a noi stessi, nonostante i fallimenti di ieri e le approssimazioni di oggi. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dagli spalti del San Vito ieri si è alzato un grido unanime: “IL COSENZA SIAMO NOI”. Guai a non ricordare questo grido, sarebbe un peccato disperdere per l’ennesima volta tale entusiasmo. Non bastano due figuranti e qualche fuoco pirotecnico o qualche circostanziata dichiarazione di facciata, il popolo cosentino vuole e merita molto altro, merita di poter sventolare le proprie bandiere, di poter colorare la propria vita di rosso e di blu. (Antonio Pallo)

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