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Una cartolina dal San Vito…

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La festa è riuscita solo perché la città ha inteso festeggiare la parte sportiva di se stessa e il vero spettacolo sono stati i tifosi. Il club, invece, ha avuto idee confuse e lontane da quelle del popolo dei Lupi. Ma alla fine Guarascio dice di aver capito il senso di cento anni di storia…
coreografia2Il particolare della coreografia degli ultrà dove è rappresentata la città di Cosenza
Se c’era una cosa che nel giorno del Centenario Guarascio e Quaglio non dovevano fare, era dimostrare a 15mila persone quanto possano essere lontane anni luce dal popolo dei Lupi le loro idee. Mischiare il sacro con il profano è cosa che non solo richiama blasfemia calcistica, ma evidenzia come gestire una squadra come il Cosenza non sia davvero roba per tutti. La festa del San Vito è riuscita soltanto per una motivazione: perché la città ha inteso celebrare la parte sportiva di se stessa rendendo spontaneamente speciale un giorno in cui Via degli Stadi ha fatto davvero poco per essere protagonista. La Curva Bergamini e la Tribuna B erano affascinanti, vere zone liberate dagli schemi classici e stereotipati in cui spesso il calcio rinchiude i suoi seguaci. Ai più non sarà sfuggita la musica da discoteca che faceva a pugni con i cori degli ultrà: da una parte il modo più semplice di commercializzare un prodotto sminuendone il valore, dall’altro migliaia di voci non omologate ed anticonformiste da ormai trent’anni. Chi ha permesso tale scempio senza dubbio non conosceva una virgola della storia culturale dei supporter rossoblù, né tantomeno ha avuto l’umiltà di informarsi. Donata Bergamini meritava l’applauso che le è stato tributato. In lei c’è quanto di più sincero si possa chiedere ad una persona e se la gente di Cosenza ha sposato la sua battaglia ci sarà pure un motivo. Altro dato emblematico: se c’era un logo che campeggiava alto e fiero sugli spalti era quello del Cosenza 1914, quello storico appunto. Il brand della Nuova Cosenza non è pervenuto, ma qui si celebravano cento anni di calcio e non gli ultimi due. In tribuna fischi assordanti per il sindaco Occhiuto, indifferenza per presidente e amministratore delegato al giro di campo. Concetto chiaro: la festa è nostra, le passerelle fatele altrove. Del resto come di suo costume, escluse manifestazioni a costo zero, il club ha solo posticipato e rimandato ogni cosa. “A fine campionato” ha sottolineato nei vari comunicati, un po’ come quei chiarimenti con i soci minori di cui si sono perse le tracce. Guarascio a fine partita, rispondendo ad una domanda diretta e concisa, si auspicava che questa atmosfera servisse ad avvicinare sempre più tifosi al San Vito. Di certo è servita a far piovere quasi centomila euro nelle casse sociali, linfa vitale coi tempi che corrono (e che si avvicinano). Altresì ha ammesso di aver capito cosa rappresenti la storia per i tifosi dei Lupi. Finalmente, dato che Quaglio ha avuto tre anni di tempo per farglielo capire… Per chiudere: a poche ore dal Gran Galà del Liceo Classico, la società ha accettato l’invito per non essere tagliata fuori dalla serata. Pur non arrivando all’uva, stavolta il lupo non poteva mica dire che era acerba! (Luigi Brasi)  

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