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Ha ragione il Capp: il Cosenza si è spento. Ma è un problema di rispetto

Ha ragione il Capp: il Cosenza si è spento. Ma è un problema di rispetto

Inaccettabile che la squadra si senta appagata e che non si tenti di far nulla per dare nuova verve alla formazione rossoblù. Fino a qualche giornata fa la musica era diversa.
capp di spalleCapp deve trovare al più presto la quadratura del cerchio per la sua squadra (foto mannarino)

La scorsa settimana, all’esito della terribile rappresentazione fatta in quel di Foggia, auspicavamo che il campionato terminasse prima possibile così da consentire a tutti gli sportivi di riappropiarsi di quel minimo gusto nel seguire lo sport più amato al mondo ed evitare di assistere a partite falsate e campionati decisi già da oltre tre mesi. Dopo la prestazione di ieri sera contro il Messina di Gianluca Grassadonia, non solo ribadiamo il concetto già espresso, ovvero che finisca prima possibile questa agonia di campionato, ma a questo punto riteniamo necessario dover puntualizzare alcuni concetti chiave. Mister Cappellacci, come sempre schietto e sincero nelle sue affermazioni, ha finalmente aperto gli occhi ammettendo lui stesso ciò che era ormai palese a tutti da qualche settimana a questa parte: il Cosenza si è spento e non attende altro che la fine del campionato pronto con le valigie in mano al rompete le righe destinazione casa. La partita contro il rivale, ormai storico, Messina avrebbe dovuto però rappresentare per la squadra di Cappellacci un momento di esaltazione agonistica, soprattutto per un dovuto rispetto ai solito pochi noti presenti al freddo del San Vito, per il quale anche il noto refrain dell’appagamento avrebbe dovuto essere messo da parte per suonare una gioiosa ed esaltante “carica”. Invece, al contrario, la squadra scesa in campo ieri sera, oltre che palesare difficoltà tecniche evidenti al cospetto di un coriaceo ma di certo non trascendentale Messina, ha evidenziato come la testa dei giocatori è lontana anni luce da Cosenza e dalla maglia rosso blu, da rispettare e onorare al di sopra di ogni cosa. Fatto sta che, vuoi per alcune clamorose topiche tattiche, vuoi per una scarsa propensione al sacrificio mentale, la partita di ieri sera è scivolata via senza sussulti rosso blu di fatto tesi solo ed esclusivamente a proteggere il fortino di Frattali e, quindi, ad evitare un tracollo casalingo, francamente meritato per quello che si è visto in campo. E’ assolutamente inaccettabile che in 180 minuti, considerando anche la partita di Foggia, una squadra terza in classifica, o comunque da vertice, non concluda mai verso la porta avversaria o, peggio ancora, non appaia assolutamente mai in grado anche lontanamente di impensierire le difese avverse. Che sia una questione mentale o una questione tecnico tattica, poco importa e soprattutto non spetta noi indicare problematiche e rimedi: fatto sta che appare inaccettabile che a fine gara si debba sentire candidamente affermare che la squadra è “appagata” senza alcun accenno di “ira” sportiva nelle parole di chi le pronuncia come quasi ad ammettere che così è e così resterà. Così come inaccettabile è che non si tenti mai, in sede di preparazione dei match o a partita in corso, di cambiare qualcosa nell’assetto della squadra per affrontare gli avversari al meglio o magari provare a dare quella scossa necessaria a riaccendere le motivazioni perdute. Di sicuro Cappellacci non si troverà alla guida di una Ferrari, come lui stesso ha candidamente affermato, ma il suo compito, egregiamente attuato fino alla lontana trasferta di Teramo, non può e non deve ritenersi esaurito: il Cosenza deve avere rispetto dei propri tifosi, pochi o tanti che siano allo stadio, e deve comportarsi come un campionato di vertice richiede. Per il resto, poi, che termini prima possibile e che ognuno prenda la strada che riterrà opportuno prendere, tanto l’unico sempre presente sarà solo ed esclusivamente il pubblico pagante che come tale pretende e merita rispetto. (Antonio Pallo)

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