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Elena Pianigiani, quando il calcio è donna. “Ma non chiamatemi Barbara…”

Elena Pianigiani, quando il calcio è donna. “Ma non chiamatemi Barbara…”

Il vice presidente del Poggibonsi racconta tutto il rosa di un mondo dove la prospettiva principale è quella maschilista: “Allo stadio non rinuncio mai alla mia femminilità, ma vivo la partita intensamente isolandomi a bordo campo e non ho mai avuto un calciatore per fidanzato”.
elena pianigiani2Elena Pianigiani è il vice-presidente del Poggibonsi. Sarà sulle gradinate del San Vito
Il calcio e le donne, spesso due universi paralleli che non hanno punti in comune. Quando si toccano, tuttavia, spesso generano effetti che non passano inosservati. Ci sono presidenti donne che amano gestire tutto in prima persona (il caso del Lanciano è emblematico), oppure c’è chi delega di curare i propri interessi. Al Poggibonsi invece la componente rosa è quasi maggioritaria per una scelta convinta del patron Antonello Pianigiani. CosenzaChannel.it ha intervistato sua figlia Elena, vice-presidente del club, che ha le idee chiare su come vivere in un mondo che pian piano sta aprendo al gentil-sesso. Un’intervista vivace e frizzante in cui emerge tutto il carattere di una donna già convinta di idee innovative e che sebbene allo stadio non voglia rinunciare alla sua parte femminile, vive tutto d’un fiato l’evento della partita e sa quando arriva il momento di trasformasi in una fredda calcolatrice. E poi? Ah, quel paragone con Barbara Berlusconi…
Cos’è il calcio per Elena Pianigiani, passione giovanile o business?
“Il calcio è tutte e due le cose, perché senza passione non si fa business. In settimana sono almeno tre volte allo stadio per seguire da vicino come evolve la situazione, ma alla base c’è l’amore per questo sport. La mia famiglia è di Siena ed io sono cresciuta a pane e pallone. Babbo è stato uno dei soci del Siena Calcio e da bambina andavo sempre con lui al Franchi. Nel ’99-’00, quando papà entrò in società, fummo promossi in B: è uno dei miei ricordi più belli. Essendo la più piccola venivo sempre coccolata e divenni la mascotte del gruppo. Quando poi mio padre lasciò, prima di vivere una parentesi lontana dal calcio, andai per un periodo in curva”.
Suo padre è un imprenditore affermato, perché ha scelto di investire nel calcio in un momento economico così delicato?
“Anche lui per passione. Nel 2008, quando ancora la crisi non si avvertiva così intensamente, acquistò la maggioranza delle quote del Poggibonsi. All’epoca c’era anche una sponsorizzazione del Monte dei Paschi che ora non abbiamo. Nel 2010, invece, la mia famiglia acquisì l’intero pacchetto e mio padre mi propose la poltrona di vice-presidente. Tra me e me pensai: come faccio a farmi sfuggire un’occasione del genere?”.
Come si vive in famiglia la domenica?
“In maniera elettrica. Dipende dai risultati sportivi, ma il calcio dalla testa non ce lo togliamo mai. Pranziamo presto e in modo leggero per essere allo stadio già all’una. Mi piace respirare la tensione del pre-partita, sugli spalti ognuno ha il proprio posto: la scaramanzia talvolta gioca un ruolo importante. Se il match è teso, mi isolo a bordo campo o nel tunnel degli spogliatoi in modo da interiorizzare ogni emozione. Quando si perde c’è molta delusione, perché tutti gli sforzi e i sacrifici effettuati vengono vanificati da appena 90 minuti. A prescindere, tuttavia, non perdiamo mai il sorriso. Attenzione però, c’è pure un altro risultato che ci condiziona: mio fratello, classe ’94, milita nel “Valentino Mazzola” in Seconda categoria.”.
In un contesto molto maschilista che contributi può portare una donna al mondo del pallone?
“Qualcosa sta cambiando. Ho sempre pensato che gli aspetti puramente tecnici spettino agli uomini e ribadisco di non volerci entrare. La donna può portare in dote grandi cose perché viviamo tutto con trasporto, ma siamo anche delle fredde calcolatrici quando il caso lo richiede”.
Lei occupa comunque un ruolo strategico e le politiche societarie sono orientate alla valorizzazione dei giovani, è d’accordo con queste scelte di mercato?
“Certo. Sono cresciuta con l’idea di puntare sui ragazzi e di pensare sempre al futuro. Anche in azienda (la Pianigiani Rottami, ndr) ci sono i lavoratori esperti, ma il clima è giovanile tanto che anche io e mio fratello siamo entrati in società. E’ una prospettiva dalla quale non voglio discostarmi. Gli stessi dettami vengano attuati al Poggibonsi”.
Passiamo un po’ alle domande serie… si sente un po’ come Barbara Berlusconi?
“No, perché non ho avuto un calciatore come fidanzato – scherza ridendo -. Tra la A e la C2 c’è un abisso, impossibile fare paragoni. Non conosco Barbara Berlusconi e non so come si opera in una società di A pur stimandola molto. La settimana scorsa ho visitato la Juventus Stadium e rispetto alla Lega Pro è un altro mondo”.
Spesso accostare una donna ad uno spogliatoio di calcio può far sorgere pensieri maliziosi nell’immaginario collettivo. Le è mai capitato di doversi difendere dai pettegolezzi?
“No, perché non do modo di farli nascere. Quando siamo in campo c’è un rapporto di stima reciproca con la squadra, fuori dal campo ognuno va per la sua strada. Inoltre abito lontano da Poggibonsi ed ho la mia vita. In organico annoveriamo quasi tutti ragazzi più giovani di me che hanno l’età di mio fratello, a loro lo dico sempre!”.
E’ il vice-presidente del club, accetterebbe come Barbara di vivere una storia d’amore con un suo calciatore se dovesse scoccare la scintilla?
“Dovrei trovarmi in una situazione simile. Per il momento mi trincero dietro il classico no comment, ma se proprio fosse nel mio destino – continua a scherzare col sorriso – che al meno giochi in Serie A!”.
Allo stadio riesce a mantenere un certo contegno o si lascia andare trasformandosi in ultras? Insomma, va con la sciarpa o il tacco alto?
“Tacco alto forever, femminilità sempre tutti i giorni perché comunque mi piace sfoggiare il mio essere donna. Siamo molti diplomatici in tribuna, ma la passionalità a volte fa scappare qualcosa restando comunque nei limiti. E’ nostro costume stringere la mano agli avversari, offrire un buffet nell’intervallo e approcciarci alla gara con estremo fair-play. In trasferta abbiamo trovato piazze molto cordiali ed altre meno. Se incassiamo un gol e devo superare i limiti, ho i miei posti strategici”.
Cosa toglierebbe di “maschile” dal calcio e cosa invece salverebbe della sensibilità degli uomini che popolano il mondo del pallone?
“Semmai toglierei qualcosa di femminile al mondo del calcio, perché alcuni giocatori si conciano peggio di una donna. Parrucchieri, estetisti… Sono altri i canoni di un uomo vero”.
Lei è anche una collega giornalista, vero?
“Non sono giornalista, per me è solo divertimento. Conduco “90° Giallorosso”, ma non è il mio mestiere. All’inizio ero un po’ titubante, col tempo mi sono sciolta maggiormente”.
Cosa pensa del Cosenza e del campionato del Poggibonsi, riusciranno a salvarsi i giallorossi?
“Il Cosenza ha qualità importanti ed è costruito per vincere: la piazza e i suoi tanti tifosi gli impongono di fare ciò. Per il Poggibonsi la speranza è sempre l’ultima a morire e secondo me ce la faremo. Ho conosciuto il nuovo allenatore Graziani, è uno tosto. Ha dato vita ad una nuova era, breve, ma spero intensa. Ha grande spessore comunicativo tanto da averci fatto una tesi, ed era quello che ci mancava. Dal punto di vista fisico siamo messi bene anche grazie a Tosi, solo che mi metto nei panni dei calciatori quando si gioca contro il Corona di turno. Serviva qualcuno che desse allo spogliatoio la convinzione di poter credere nei propri mezzi, qualcuno che desse la carica”.
Qual è l’uomo più pericoloso da cui dovrà guardarsi il Cosenza?
“Spero che Ferri Marini sia tornato in palla perché da quando è andato via Pera è lui il nostro bomber. Domenica scorsa era un po’ giù, ma al San Vito spero faccia ammattire il mio amico Federico Mannini…”.

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