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Toscano: “Cosenza, dov’è l’entusiasmo? In Prima divisione si vince con le idee”

Toscano: “Cosenza, dov’è l’entusiasmo? In Prima divisione si vince con le idee”

A pochi giorni dal ritorno dei Lupi in Prima divisione parla in eslcusiva il tecnico più vincente della storia rossoblù: “Società, tecnico e calciatori meriterebbero più riconoscimenti e meno diffidenza. Io ho conquistato sul campo la cadetteria, ma valuterei qualsiasi proposta seria e a lunga gittata dove il progetto parta dal settore giovanile e dalle strutture”.
toscano mimmoMimmo Toscano (43) ai tempi del Cosenza. In rossoblù ha vinto due campionati (foto shartella)
Mimmo Toscano è stato uno degli allenatori più vincenti mai transitati dal San Vito e uno dei più amati dal popolo rossoblu che ancora oggi, a distanza di anni, conserva di lui un calorosissimo ricordo. Lasciata Cosenza, si è imposto a Terni conquistando la B e superando le cento panchine al Liberati prima di interrompere il proprio rapporto con gli umbri. CosenzaChannel.it, a pochi giorni dalla matematica promozione dei Lupi in Prima divisione, lo ha intervistato in esclusiva per tracciare un paragone tra il suo Cosenza e quello attuale, evidenziarne i punti di contatto e le inevitabili divergenze.
Toscano, a distanza di cinque anni un altro Cosenza sta per vincere la Seconda divisione. Lei vive in città, che umori ha colto?
“Ad essere sincero mi rammarica molto quello che non ho colto. Mi spiego: rispetto agli anni in cui allenavo io, vedo in città davvero pochissimo entusiasmo e di questo me ne rattristo perché la squadra e la società hanno raccolto un grande risultato. Vedere la passione tanto scemata mi sembra quasi inspiegabile, credo che tutti coloro che hanno lavorato per il raggiungimento di questo obiettivo meriterebbero qualche riconoscimento in più”.
Lei ha allenato per tanto tempo a Terni. Come si vive il calcio fuori regione e che differenze ci sono con Cosenza, sia dal punto di vista ambientale che delle pressioni della stampa?.
“Credo che siano due realtà molto simili, anche se la Ternana ha dalla sua un po’ più di storia avendo militato in serie A. Anche lì come a Cosenza, quando sono arrivato io, c’era da rifondare un ambiente e ho colto lo stesso entusiasmo. Sono sincero: in rossoblù credo che cuore e passione siano stati leggermente maggiori, ma sono due piazze che vivono di sport e usano il calcio come veicolo di aggregazione sociale”.
La sua era una squadra amatissima dalla gente, adesso allo stadio vanno in 1500. Secondo lei perché nonostante una stagione da protagonisti c’è diffidenza?
“A questa domanda non saprei davvero rispondere perché non vivo le vicende del calcio cosentino, ma non capisco perché dovrebbe esserci diffidenza visto che l’obiettivo è stato raggiunto e sono arrivati anche i risultati”.
Conosce Cappellacci o ha mai visto giocare i Lupi?
“Purtroppo non sono riuscito a vedere nessuna partita quest’anno e Cappellacci lo conosco solo di nome. Conosco la sua carriera e so che, al pari del torneo in corso, ha sempre fatto bene”.
Che idea si è fatto dell’attuale Cosenza?
“Non posso entrare nei dettagli o esprimere opinioni perché sono lontano per questioni lavorative. Posso dire tuttavia che, tagliato ormai il traguardo, sarà fondamentale programmare la Lega Pro Unica. In Prima divisione ci saranno tre gironi infuocati, piazze importanti ed avvincenti. Perfino chi in questo campionato ha vissuto nell’anonimato potrebbe rilanciarsi. Molte società, soprattutto in Prima, hanno utilizzato questi mesi di tranquillità per ripianare i bilanci e farsi quindi trovare pronti e competitivi: la lotta si annuncia agguerrita non solo per la promozione, ma specialmente per non retrocedere tra i dilettanti”.
Lei è un amante della difesa a tre, ma molti suoi colleghi (caso della Juve a parte) sottolineano che non è adatta per vincere. E’ d’accordo?
“Ovviamente non sono d’accordo perché non solo la Juve, ma anche io in piccolo ho vinto con questa formula. Quest’anno lo sta facendo il Palermo e quindi non so chi o perché dica questo. Forse pensano all’Europa, ma in Italia ci sono state diverse dimostrazioni”.
Lasciando stare il regolamento, crede che i valori tecnici fossero maggiori nella Seconda divisione 2008-2009 o in questa?
“Credo ci fosse un maggiore tasso tecnico qualche anno fa. La riforma ha sicuramente abbassato il livello, tante società hanno scelto di utilizzare gli under, ma non dipende nemmeno da questo perché ci sono giovani e giovani. Di sicuro la qualità ne ha risentito e chi ha seguito l’evolversi della situazione se n’è subito reso conto”.
Ha vinto due campionati in rossoblù, è stato più bello trionfare il primo anno o il secondo?
“Forse il primo. Sono stati dodici mesi bellissimi, che ricorderò sempre per l’enorme affetto che la squadra sentiva intorno a sé: la gente aveva tanta voglia di calcio, aveva voglia di riscattarsi, aveva stima del gruppo e si parlava solo di noi in città. Anche il terzo anno però siamo stati bene, il finale non ha reso giustizia all’ambiente. Ripensandoci e gestendo meglio le cose poteva andare diversamente…”.
Accetterebbe una panchina di Prima divisione? Si parla di Ascoli per lei…
“In questo momento non potrei rispondere, sono molto impegnato a studiare, aggiornarmi e vedere più partite possibile. Una certezza ce l’ho: tutto quello che ho vinto l’ho vinto sul campo, con grande fatica e lavoro. Per questo motivo credo di essermi meritato la permanenza nella serie cadetta e vorrei consolidare questa posizione. Poi è normale che se dovesse arrivare una proposta seria, la valuterei senz’altro. Dovrebbe davvero valerne la pena però, dovrei carpire con mano un progetto serio e ambizioso e soprattutto a lunga gittata”.
Ha mai pensato che potrebbe tornare da avversario al San Vito, che effetto le farebbe?
“No, non ci ho mai pensato e non saprei rispondere, dovesse capitare le saprò dire che sicuramente sarà una bella emozione…”.
Senta, in seno alla tifoseria lei è molto stimato. Risponderebbe ad una chiamata di Guarascio?
“Sì, lo ascolterei, ma vale quello che dicevo prima. In questo momento di difficoltà economica, più che i soldi servono le idee. Un progetto importante richiede un impegno assoluto che parte dalle strutture, da un buon settore giovanile, da un programma che all’inizio non preveda l’assillo del risultato a tutti i costi ma un occhio lungo. Un esempio di quello che sto dicendo è lo stesso ct della nazionale. Prandelli, prima di firmare il rinnovo, ha chiesto ed ottenuto pieni poteri e carta bianca. Se non si è disposti ad agire così, a programmare un futuro serio, allora parliamo del nulla”.
Insomma, tornerebbe o no ad allenare il Cosenza?
“Il Cosenza ha un allenatore e non credo sarebbe giusto rispondere a questa domanda, ma se dovessi rispondere col cuore (e solo perché lei mi pressa) direi… mai dire mai”. [ride di gusto]
Domanda da un milione di dollari: come si vince la Prima divisione?
“Si vince avendo una società solida alle spalle con un programma, senza approssimazione e con le idee”. (Mariella Lonoce)

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