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Paletta: “Impossibile fare paragoni con il nostro Cosenza”

Paletta: “Impossibile fare paragoni con il nostro Cosenza”

Il presidente delle due promozioni spiega: “All’epoca del doppio salto noi vivevamo in mezzo ai tifosi, oggi forse manca quella simpatia che è il trait d’union col pubblico. A Cappellacci invidio Alessandro e Mosciaro, ma con Toscano eravamo più squadra”.

Damiano Paletta ha esultato due volte sotto la Curva Bergamini. In entrambi i casi lo stadio faceva fatica a contenere i tifosi che assiepavano le gradinate. E’ il presidente delle due promozioni, quelle che riportarono il Cosenza a giocare a viso aperto al Bentegodi dall’inferno della D. Conclusa la sua esperienza, è rimasto attento alle vicende dei Lupi, tanto da fungere pochi mesi fa da contatto tra Guarascio e Quaglio e la famiglia Aiello. In previsione della promozione di domenica, il vecchio patron si perde tra passato e presente, non disdegnando di dare qualche buon consiglio.
Presidente dopo un po’ di anni un altro Cosenza sta per vincere il campionato di Seconda divisione. Ci sono delle analogie con il suo?

“No, non me ne voglia nessuno, ma credo che analogie non ce ne siano molte, perché sono storie completamente differenti. La nostra è stata caratterizzata da una cavalcata durata due lunghi anni, abbiamo vinto sul campo due campionati consecutivi e quindi parliamo di cose diverse. Certamente, però, va dato merito a Guarascio per quello che ha fatto fino ad oggi, per non aver mollato lo scorso anno dopo la delusione del secondo posto, per aver investito di tasca propria tanti soldi per garantire il ripescaggio e quindi la possibilità al Cosenza di potersi giocare la chance di entrare nella Lega Pro Unica”.
Di differenze invece se ne possono elencare a bizzeffe, ad iniziare dai numeri al botteghino.
“Si, è vero, e questa è la grande anomalia di questa società. Davanti ad un campionato positivo il botteghino ha sempre pianto, mentre, con noi, e questo lo sanno tutti, i tifosi sono stati il nostro primo sponsor sia in serie D che in Lega Pro. C’era grande entusiasmo intorno alla nostra squadra, alla nostra società e forse questo è dipeso anche dal nostro carattere. Eravamo comunque sempre in mezzo ai tifosi, cercavamo sempre di assecondarne le richieste e le necessità. Forse a loro manca questo rapporto, c’è un distacco che oggi sembra difficile da colmare”.
A suo avviso perché Guarascio e Quaglio non hanno appeal sui tifosi nonostante il Cosenza sia tornato dalla D in Prima divisione?
“Non so quale sia l’effettivo spessore di Quaglio quindi non posso esprimermi. Per quanto riguarda il presidente bisogna prima di tutto ringraziare chi l’ha coinvolto nel progetto facendolo quindi innamorare e poi dire che forse è mancata dal primo momento quella simpatia che spesso diventa il trait d’union con la tifoseria. Quella, tuttavia, o ce l’hai oppure no. Di certo so, in base a quello che percepisco e che mi riferiscono, che molti tifosi sono rimasti delusi da qualche dichiarazione e da impegni poi magari non proprio mantenuti oppure disattesi. Certamente qualcosa che non quadra c’è”.
Lei fu il contatto tra la famiglia Aiello e la società. Sembrava che la sponsorizzazione fosse cosa fatta, poi perché è saltato tutto?
“A questa domanda non so rispondere. Qualche mese fa, è vero, li ho fatti incontrare, ma la trattativa è saltata ed i motivi li possono sapere solo loro. I fratelli Aiello sarebbero stati un fiore all’occhiello come sponsor della squadra, ho molta stima di loro sia come persone che come imprenditori, ma forse anche qui la molla della simpatia non è scattata e quindi poi non si è giunti ad un accordo. Bisogna avere un carattere che trasporta, la passione è contagiosa e bisogna avere la capacità di stare bene con tutti: io che provengo dai marciapiedi di San Lucido ne sono la testimonianza, i tifosi erano il mio popolo e ancora oggi è così”.
Lei e Pino Citrigno siete gli unici due ex dirigenti che spesso siete avvistati sulle tribune del San Vito, Che Cosenza ha ammirato in campo in questa stagione?
“Ho visto 4 o 5 partite, l’ultima quella col Messina in casa e preferisco resettarla, ricordare solo il freddo di quella sera. E’ stato un Cosenza che mi è piaciuto a tratti, non mi ha soddisfatto del tutto e mi è sembrata incompleta in qualche reparto forse a causa del poco tempo avuto in estate per assemblare la squadra”.
Cosa è mancato alla squadra di Cappellacci per essere devastante come quella di Toscano?
“L’ho trovata meno squadra della nostra, con un portiere che ha fatto la differenza, un buon reparto offensivo ma con tante amnesie ed errori sia a centrocampo che in difesa. Noi, a mio modo di vedere, eravamo completi, una squadra costruita col tempo, progettata con intelligenza sia i primi due anni che il terzo. Ho sentito e letto però che  Ciccio Marino l’anno prossimo non sarà più il direttore sportivo e di questo mi rammarico molto perché non soltanto è un grande professionista, persona seria e di grande competenza ma è anche una bandiera per il Cosenza, della cui storia è un assoluto protagonista”.
Che calciatore attuale, invece, avrebbe voluto nella sua di squadra?
“A me personalmente piace Alessandro, ma credo che in quanto cosentino anche Mosciaro l’avrei preso volentieri”.
La Prima divisione è altra storia rispetto alla D e alla C2, come vede il futuro dei Lupi?
“Questa è una domanda molto difficile e quando parlo lo faccio da ex dirigente: credo che il futuro sarà positivo solo se si butteranno le basi per una società forte, organizzata, solida e che quindi non può continuare a puntare solo sul presidente Guarascio se non vuole trovarsi con delle grosse difficoltà. Bisognerebbe cominciare ad allargare ad altri soci o sponsorizzazioni importanti, positive, e pensare quindi molto più in grande. Un forte rammarico oggi è il settore giovanile che manca, una società come il Cosenza non può permettersi un tale spreco di risorse perché senza di questo non esiste il futuro. Con noi sono venuti fuori tanti ragazzi che oggi giocano in campionati importanti e che sono stati linfa vitale e grande motivo di orgoglio. La nostra provincia è una delle più grandi d’Italia e bisogna creare strutture, gruppi, e proiettarli poi nei vari campionati: solo così si può pensare di crescere”.
Perché nessun imprenditore si avvicina al Cosenza?
“Questa purtroppo è storia vecchia, ci siamo passati anche noi: noi avevamo una dirigenza che era solo un gruppo di amici e quando abbiamo cercato di rafforzarci non ci siamo riusciti, riuscendo a raccogliere solo sponsorizzazioni importanti come quella dei fratelli Aiello appunto, oppure Giordano, Simet, la Provincia e gli altri; riuscire ad immaginare oggi tanti soci che possano raggrupparsi come negli anni ’80 col presidente Serra sembra cosa assai difficile”.
In una sua intervista di inizio stagione disse che era disponibile a dare una mano, è ancora valida l’offerta?
“Ma io la mano gliel’avevo data mettendoli in contatto con Aiello: questo poteva essere il mio contributo, avvicinarli a quelli che per noi furono grossi sponsor. Un mio impegno diretto è invece assolutamente da escludere”.
Cosenza-Melfi e Cosenza-Gavorrano (la promozione dell’epoca e quella attuale)… due facce di una stessa medaglia o due medaglie differenti?
“Permettetemelo, sono due medaglie differenti. La partita con il Melfi per noi fu l’apoteosi di due anni meravigliosi, che cominciarono un sabato pomeriggio a Caserta quando ci prendemmo un primo posto che per due stagioni non ci tolse più nessuno. La partita col Gavorrano per il Cosenza potrà essere invece un buon punto di partenza se ci sarà la coscienza e la volontà di costruire il futuro. Vedete, il San Vito non è un teatro dove si va solo alle prime importanti, il San Vito deve essere una casa, un punto di riferimento per i tifosi dove ci si deve ritrovare tutte le settimane. Serve a poco invitare i bambini delle scuole calcio ad un evento: bisogna riuscire invece a far sentire come una necessità per quei bambini passare la domenica allo stadio”.  (Mariella Lonoce)

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