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La Brutium su “La Repubblica”: un altro calcio è possibile

La Brutium su “La Repubblica”: un altro calcio è possibile

Interessante inchiesta sui club autogestiti nati per dire no al business del pallone e che hanno antifascismo e antirazzismo quali valori fondamentali. Il dg Catanzaro: “Sono anni che abbiamo scelto di sottrarci alle continue misure repressive, alle scommesse e a tutto ciò che di sporco gira intorno al mondo del calcio”.
tifo brutiumI tifosi della Brutium in una partita in trasferta dello scorso campionato
“Un altro calcio è possibile – club autogestiti contro il business del pallone”. E’ questo il titolo dell’inchiesta che la giornalista de La Repubblica Emanuela Del Frate ha condotto sul fenomeno delle squadre autogestite, sorte in Italia da qualche anno a questa parte sul modello del Saint Pauli in Germania o del City of Manchester in Inghilterra. Sono dodici quelle iscritte a campionati federali, di cui soltanto una non ha fatto propri i valori dell’antirazzismo: la Pro Appio di Roma, molto vicina ai neofascisti di Casapound. Per il resto si tratta di sodalizi che nello statuto hanno inserito i principi di rispetto, solidarietà, lealtà, aggregazione e trasparenza. Un esempio lampante è l’Atletico San Lorenzo, squadra pensata, finanziata e gestita, da un intero quartiere. “Quello dell’Atletico non è un caso isolato – si legge – a pochi quartieri di distanza c’è anche l’Ardita San Paolo, nata tre anni fa grazie a un gruppo di amici in fuga dagli stadi di serie A. Esperienze che vanno riempendo di rumori e colori, i vari campionati dilettantistici italiani”. Squadre costruite dal basso grazie a tifosi, attivisti dei movimenti, gruppi ultras. Non tutte si riconoscono nella definizione di “calcio popolare”, ma hanno lo stesso modo di intendere questo sport come strumento di partecipazione e condivisione, di passioni così come di valori. A Firenze c’è il Centro Storico Lebowski, finanziato e gestito da una società che è diretta emanazione della curva. “Molti di noi frequentano il Cpa (storico centro sociale fiorentino, ndr) antifascismo e antirazzismo sono nel nostro Dna, ma con il calcio non vogliamo rivendicare nessuna istanza politica o ideologica. Viviamo d’ironia”. Andrea Ferrari, presidente dello Spartak Lecce, club molto politicizzato che viene dall’antagonismo salentino, lancia una proposta: “Creare una confederazione di squadre di calcio popolare per portare avanti con più forza le rivendicazioni in Figc anche in materia di antirazzismo”. A Napoli c’è una squadra multietnica, l’Afro-Napoli United, mentre nei quartieri più disagiati sono nate la Lokomotiv Flegrea, la Stella Rossa 2006, che è di casa a Scampia, e il Quartograd, nata nel Comune di Quarto. La finalità principale è togliere dalla strada i ragazzi inculcando loro i valori dello sport e dell’integrazione. A Cosenza l’esperimento di “calciare dal basso” è portato avanti dalla Brutium, fondata dagli ultras della Curva Nord che decisero nel 2011 di non far più parte del calcio moderno. “Siamo ultras e come tali siamo criminalizzati ma, al contrario delle squadre di serie A, abbiamo un bilancio perfetto – spiega il dg Cristian Catanzaro – La squadra è nata grazie all’impegno del gruppo antifascista e antirazzista della Curva Nord del Cosenza. In opposizione alle continue misure repressive, alle scommesse e a tutto ciò che di sporco gira intorno al mondo del calcio”. (co. ch.)
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