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Dal vivaio al San Vito, tutti i problemi del Cosenza

Dal vivaio al San Vito, tutti i problemi del Cosenza

A breve bisognerà rifondare l’inesistente settore giovanile, garantire a Cappellacci valide strutture di allenamento e stipulare col Comune una convenzione per la gestione dello stadio. 
casertana-cosenza2I Lupi, qui in maglia bianca, impegnati al Pinto di Caserta alla seconda giornata
Per una Prima Divisione senza distrazioni, Guarascio dovrà risolvere al più presto una serie di grattacapi che negli ultimi anni hanno di sovente spostato l’attenzione su argomenti extra-calcistici. Sorvolando sui mal di pancia dello spogliatoio e sulle legittime rimostranze di un nutrito gruppo di procuratori, restano da affrontare in tempi stretti almeno altre tre problematiche. La più evidente riguarda il settore giovanile, ma anche le strutture della prima squadra e la gestione del San Vito sono veri e propri nervi scoperti di Via degli Stadi.
SPENDERE, INVESTIRE, COLTIVARE. Per quanto riguarda il vivaio, finita l’era Candelieri, è stato un disastro continuo. Disinteresse generalizzato da parte dei vertici, dimissioni periodiche di allenatori e direttori responsabili ed allenamenti disputati al Sanvitino contemporaneamente da Berretti, Allievi e Giovanissimi. I risultati sportivi sono stati pessimi, così come è basso il valore tecnico espresso. Eccezione fatta per il portiere Puterio (’97), la punta Reda (’95) e pochi altri elementi, gli organici andranno rifondati. L’idea è di affidarsi ad una garanzia quale Enzo Patania, già tecnico dei Lupi nel 2011-2012, a cui affidare la supervisione delle formazioni giovanili. Per cambiare registro servono investimenti, cioè è necessario spendere dei soldi per acquisire le prestazioni di potenziali talenti da poter coltivare in casa. L’idea fatta passare da Guarascio e Quaglio negli ultimi anni che solo perché arriva il Cosenza tutto è dovuto è quanto di più sbagliato possa esistere. La speranza dei tifosi è pertanto che il nuovo corsa parta dal basso.
UN CAMPO D’ALLENAMENTO. Cappellacci ha dimostrato nell’ultimo campionato di non gradire più di tanto l’utilizzo del Sanvitino. Non è una questione di terreno, davvero infame nel periodo invernale, ma di dimensioni. Manca la profondità e provare alcuni schemi in uno spazio ridotto è qualcosa che al tecnico di Tortoreto non piace. Ciccio Marino ha spesso strappato la disponibilità del “Pietro Mancini”, per un periodo i Lupi si sono allenati anche a Donnici, ma sono stati Gigi Marulla e Andrea Cariola a dare una grossa mano ai rossoblù nel mettere a disposizione il Marca (utilizzato pure per i match delle giovanili). Il pallino di Guarascio è il Real Cosenza, ma, visti i trascorsi burrascosi, una nuova cooperazione è impensabile. L’estate servirà al presidente per stringere accordi ed evitare imbarazzati situazioni come quando, a causa dell’assenza di elettricità, i calciatori furono costretti a correre rischi evitabilissimi dopo ogni seduta.
QUESTIONE STADIO. Dopo le parole di rito al momento del misunderstanding, tra Palazzo dei Bruzi e Guarascio ancora non ci sono stati passi ufficiali. Incontri informali tanti, visite ad hoc anche, ma dalle parte del Comune il patron è di casa essendo l’imprenditore che trae i maggiori benefici dalla città. Gli amministratori vorrebbero che il Cosenza facesse come le altre società sportive che sfruttano l’impianto: avere a proprio carico i costi di gestione e i consumi. Al reato, vale a dire alla manutenzione e alla pulizia, penserebbero loro. Ad oggi non si hanno avuto notizie di come la controversia si sia evoluta, ma i cittadini è giusto che ne siano informati. Giusto perché non basta chiamarsi Cosenza affinché tutto sia dovuto. (Luigi Brasi)

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