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Cosenza, serve intraprendenza

Cosenza, serve intraprendenza

l’editoriale di Piero Bria
Pochi movimenti senza palla. Terzini bloccati, centrocampisti poco mobili e propensi solo alla fase difensiva. In avanti, salvo Calderini, il Cosenza fa troppa fatica. Per Cappellacci ci sarà molto da lavorare.

mosciaro con foggiaMosciaro in azione contro il Foggia sabato pomeriggio partito dalla panchina (foto mannarino)
Ci sono gare in cui l’agonismo è fondamentale. A Salerno ad esempio. Serviva cuore, servivano muscoli e sostanza. Ecco perché la lode è arrivata. Il Cosenza visto con il Foggia, invece, è sembrato un lontano parente della squadra che sette giorni prima era riuscita a “disinnescare” la corazzata Salernitana. Perché contro i pugliesi serviva testa e soprattutto gioco. E invece i silani sono sembrati senza idee. Ad iniziare da chi, vedi Arrigoni, doveva essere il geometra del centrocampo. Con lui la manovra si è rallentata e difficilmente la squadra di Cappellacci è riuscita a cambiare passo. L’unica eccezione, e si è visto, è arrivata da Calderini capace di accendere la luce nell’oscurità creatasi tra primo tempo e inizio del secondo. Ma non è solo questo che preoccupa. Il Cosenza in avanti non è squadra capace di fare la differenza. Cori è statico, Alessandro è un esterno a cui il Capp chiede soprattutto di badare alla fase difensiva, Calderini un individualista capace di trovare lode per se stesso ma non di lanciare i compagni a rete. Inutile sottolineare che di movimenti senza palla se ne vedono pochi, troppo pochi. Rare le sovrapposizioni dei terzini. Rari gli inserimenti dei centrocampisti. Rari i movimenti nello spazio degli esterni d’attacco. Ognuno sembra badare al compitino impartito e quando le cose non vanno come dovrebbero (vedi uno-due del Foggia in dieci minuti) tutto si complica maledettamente. Troppo critici? No, casomai tristemente realistici. Perché le vere squadre si vedono quando devono fare la partita. Ed il Cosenza di Cappellacci, ieri contro un discreto Foggia, ha dimostrato molte lacune. Sarebbe troppo facile incolpare la difesa che ha subito due reti. Serve personalità e coraggio. L’agonismo c’è ma non sempre premia. Bisogna costruire azioni da rete e per farlo non basta un lento e compassato giro palla come quello proposto ieri dagli scolari in rosso e blu. Ma movimenti orchestrati a dovere partendo dalla difesa ed arrivando al reparto avanzato. Non badiamo all’estetica, ci mancherebbe. Ma dopo più di un anno di gestione Cappellacci è opportuno aspettarsi di più. E non è questione di rinforzi. Casomai di mentalità e di quel gioco che rappresenta una garanzia futura. Del resto una squadra che gioca bene è destinata a vincere e convincere, magari diventa una questione di tempo per rodare bene i meccanismi, ma giocando bene è difficile perdere cinque gare su cinque. Al massimo si tratta di sbloccarsi e una volta fatto diventa una corsa in discesa. Questo a differenza di una squadra che pur vincendo senza giocare bene conserva le problematiche del non gioco, di un gruppo che è spesso più fortunato che bravo e, a differenza del primo caso, è destinata a soccombere. Ma ne siamo certi, anche senza i giocatori richiesti il Capp riuscirà a farsi valere. Lo impone la categoria, lo impone il campionato più affascinante degli ultimi venti anni. Il Cosenza può e deve migliorare. Per farlo serve l’agonismo di Salerno e un po’ di intraprendenza nella manovra sfruttando al massimo le caratteristiche dei giocatori di cui si dispone. Solo i coraggiosi vengono premiati a dovere. Osiamo, almeno a casa nostra (leggi San Vito).
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