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Come si vince un derby. Montefusco, l’ultimo eroe: “Serve un partitone”

Come si vince un derby. Montefusco, l’ultimo eroe: “Serve un partitone”

L’ex tecnico rossoblù ha battuto il Catanzaro il 6 Aprile del 1985, poi nessun altro lo ha imitato. “Venivamo da un periodo di crisi nera. Ma quel giorno non ci fu storia. Li chiudemmo nella loro aria di rigore e vendicammo il 4-1 subito dell’andata allo stadio Ceravolo”. Lanciò Marulla e segue ancora i Lupi.
montefuscoVincenzo Montefusco fu allenatore del Cosenza nel’84-’85 e per metà della stagione seguente
Cappellacci può prendere appunti. Vincenzo Montefusco è l’ultimo allenatore del Cosneza che 29 anni fa regalò un sogno alla città battendo i rivali di sempre del Catanzaro. Ebbe, inoltre, il merito di lanciare nel calcio che conta un ragazzo venuto dalla provincia di Stilo, tale Luigi Marulla che avrebbe scolpito nel marmo il suo nome a caratteri cubitali. Era il 6 aprile del 1985 e i Lupi attendevano al San Vito i più quotati cugini. Era un calcio completamente differente, fatto di passione e di vero contatto. Non esistevano social network, né modi alternativi di comunicare. Si parlava in campo e in allenamento. “Ricordo benissimo quel giorno di aprile – racconta l’ex allenatore del Cosenza dalle colonne de Il Garantista – Lo stadio era pieno, c’erano più di ventimila persone. Un mare di bandiere e sciarpe rossoblù coloravano il San Vito. Una vera e propria bolgia. In carriera non ho mai visto uno spettacolo così dalla serie B in giù. Sembrava Milano o Napoli”. Nei giorni precedenti l’aria era così frizzante che l’argomento catalizzò le attenzioni di ogni cittadino. “Sì, i giorni che precedettero la gara furono di autentica passione. Durante gli allenamenti c’erano più di mille persone che incitavano la squadra. A pensarci ancora adesso mi vengono i brividi. La sera prima della partita non riuscii a chiudere occhio. Ricordo quando salimmo le scale degli spogliatoi rimanemmo a bocca aperta. Ho il ricordo di una grandissima bandiera (l’epico “bandierone” cucito a mano dagli Sconvolti che copriva tutta la tribuna B, ndr). Giocammo un partitone. Venivamo da un periodo di crisi nera Ma quel giorno non ci fu storia. Il Catanzaro giocò nella sua aria di rigore e vendicammo il 4-1 dell’andata”. Montefusco, dopo l’esperienza al San Vito, ha lavorato per tanto tanto tempo nel settore giovanile del Napoli. “Sono anni che mi chiedo cosa ci fa il Cosenza in questa categoria. Ma stiamo scherzando? Nel Sud, dopo Napoli, non c’è squadra con un pubblico come Cosenza. E’ davvero un peccato. Possibile che non ci sia un imprenditore che voglia seriamente fare calcio in questa piazza? Il mio era un calcio diverso – conclude -. Mi ricordo di Ranzani. Che bel rapporto che c’era. L’anno dopo vennero Simoni e Bergamini, che squadra e che uomini. Io ora cerco un lavoro, ma ho 70 anni e probabilmente faccio parte di un altro calcio”. Che forse non esiste più, ma che permetteva ai Lupi di azzannare le Aquile. (co. ch.)
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