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Cosenza, quanto sei triste

Cosenza, quanto sei triste

l’editoriale di Piero Bria
Una squadra che lotta per la salvezza, che è nei bassifondi di classifica se non ha temperamento, se non ha carattere…è destinata mestamente a retrocedere.
fornito mani capelliLe mani nei capelli di Fornito sono quanto di più eloquente esista per il Cosenza (foto mannarino)
C’è un’immagine che è la fotografia del Cosenza attuale. Secondo tempo di Cosenza-Paganese. Siamo in vantaggio e Fornito commette fallo. Il giocatore non consegna subito il pallone agli avversari e li innervosisce. A tal punto da scaturire una reazione del suo dirimpettaio che lo sposta bruscamente (spingendolo alle spalle da dietro) per cercare di prendere il pallone e rimetterlo in gioco velocemente. Il pubblico, ovviamente, fischia e manda a quel paese il calciatore della Paganese reo di essere stato troppo irruento col giocatore rossoblu. E i compagni di squadra di Fornito? Nessuna reazione o gesto di difesa del compagno. Cosa c’è di strano? Fosse avvenuto negli anni ’80-’90 nessun giocatore avversario si sarebbe mai permesso di spingere un elemento del Cosenza o come si usa dire dalle nostre parti “fare imponenza”. Pensate alla reazione di un Marino, Giovanneli, De Paola solo per citarne alcuni. Immediatamente la squadra sarebbe arrivata in soccorso del proprio compagno per rendere chiaro un concetto: siamo al San Vito, e a casa nostra non si fanno sconti a nessuno. Qui comanda il Cosenza. Potete anche vincere ma, di sicuro, lo farete coscienti che contro troverete una squadra “tosta”, di carattere, una squadra dal forte temperamento. Quello che non è il Cosenza di oggi. Ed in primis il suo allenatore. La cosa che più preoccupa all’ottava giornata di campionato, oltre alla classifica, è l’atteggiamento del Cosenza. Badate bene. Si può perdere, ma ci sono modi e modi. Una squadra che lotta per la salvezza, che è nei bassifondi di classifica se non ha temperamento, se non ha carattere…è destinata mestamente a retrocedere. Farà male a qualcuno leggere questo parole ma è la nuda e cruda realtà. Se giochi in casa e sei in vantaggio deve avere gli occhi “cattivi”. Devi fare sentire la tua presenza sulla gambe dei calciatori (senza far male ci mancherebbe), devi essere talmente determinato da far scaturire timore negli avversari. Ed il primo a dover avere questo carattere forte è l’allenatore. Si può sbagliare un passaggio, si può sbagliare partita, si può sbagliare modulo…ma il carattere di una squadra non è qualcosa che si sbaglia ma che si insegna. Vedere il Cosenza di questi tempi è triste. Ma non perché non vince. E’ un Cosenza senza anima. Talmente fragile da non meritarsi la salvezza. Talmente fragile da lasciare in panchina un allenatore incapace di poter dare input ad una squadra in balia degli avversari.
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