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Roselli, l’auto usata e il pit-stop

Roselli, l’auto usata e il pit-stop

– l’editoriale di Piero Bria
Prendere in corsa una vettura che sta per sbandare è difficile ma con sagacia si può ritrovare la scia e conquistare l’obiettivo che ci si era prefissati.
le-cs2Lecce in attacco durante la sfida persa dai rossoblù al Via del Mare (foto paliaga)
Il Cosenza di Lecce non è dispiaciuto. Certo, la posizione in classifica impone un’approfondita riflessione. Roselli sa bene che prendere un’auto in corsa è tutt’altro che facile. Perché o sei bravo ad entrare al volo e capire immediatamente motore e tenuta di strada oltre che sistema frenante o il rischio di voler subito accelerare comporta, purtroppo, uno sbandamento con il rischio di finire fuori strada. La scia disegnata da Cappellacci non è stata idonea e, di fatto, la maggior parte delle squadre ha tirato dritto per dritto allungando sui silani. Roselli deve ritrovare una scia idonea all’auto che Meluso ha costruito con i denari di Guarascio. A gennaio ci sarà il pit-stop e solo in quel momento potremo cambiare gomme e inserire ulteriore benzina oltre che dare un’occhiatina a freni e motore. Fino ad allora bisognerà cercare di trovare la giusta stabilità coscienti che l’auto non è delle migliori ma di sicuro non è la peggiore. Il Cosenza di Lecce è figlio ancora della “teoria Cappellacciana”. Poco ha potuto fare Roselli se non registrare una difesa che faceva acqua da tutte le parti. E la mano del nuovo tecnico si è vista. Più difficile dare una nuova mentalità e un nuovo ritmo a quei giocatori abituati a far girare il pallone come se fossimo dinanzi ad una moviola della domenica sportiva. Certo, non ci si può accontentare di questo. E il neo tecnico lo sa. Il Cosenza ha evidenti criticità. Pensate soltanto allo score finale dei calci d’angolo: 11-1 a favore del Lecce. Cosa significa? Beh, innanzitutto che non riusciamo mai a guadagnare il fondo per tentare un cross. E poi che non proviamo mai a concludere da fuori area. Se non crossi e se non tiri difficilmente puoi usufruire di un corner che possa mettere in luce le qualità di un Cori o che possa dare ai difensori la possibilità di mostrare anche doti offensive. Le palle inattive, per alcuni allenatori, sono una condizione indispensabile dalla quale non si può prescindere per poter creare o sfruttare un episodio. E di sicuro lo sarà anche per Roselli. Ma non solo. Il Cosenza ha difficoltà a manovrare, non riesce a verticalizzare e, soprattutto, non riesce a giocare senza palla. Sembriamo quasi catapultati su un campo di subbuteo dove gli uomini difficilmente lasciano il proprio posto tranne in caso di alterazioni sclerotiche del dito indice. E anche su questo Roselli dovrà lavorare molto perché l’inserimento dei centrocampisti oltre che degli esterni può e deve essere una prerogativa imprescindibile del nuovo Cosenza. Non esaltiamoci troppo per la sconfitta di misura di Lecce, non abbattiamoci nel vedere la classifica. Lavoriamo per creare una squadra umile e pronta al sacrificio. Non bisogna essere per forza speciali o eccezionali per riuscire a conquistare un obiettivo arduo. Il successo che si consegue nello sport non è sempre a grandi livelli ma spesso sono i piccoli successi, l’orgoglio negli occhi dei giocatori e del tecnico dopo un’ottima gara, la gioia per aver battuto il proprio rivale nella partita più difficile, superare l’ostacolo che ti impedisce di realizzare il tuo obiettivo che ti fanno sentire fiero di te stesso e ti appagano concretamente dei tanti sacrifici fatti. E’ questo il Cosenza che vogliamo ed è questo che dovrà essere il Cosenza di Roselli.
L’auto usata (male dal Capp) può ancora ritrovare la scia mentre Guarascio e Meluso hanno l’obbligo di farsi trovare pronti al pit-stop.
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