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Papà Roselli, lo “straniero” Mosciaro e il Paperone Guarascio

Papà Roselli, lo “straniero” Mosciaro e il Paperone Guarascio

– l’editoriale di Piero Bria – 
Al tecnico il compito di rianimare l’attaccante cosentino. Al presidente quello di infiammare una tifoseria che ha bisogno di sognare per guardare al futuro con ottimismo.
bv.cs5Cosenza in attacco su calcio piazzato durante il match del Santa Colomba (beneventocalcio.it)
Da Benevento il Cosenza ritorna senza punti ma con una certezza: la reazione c’è stata. La cosa più difficile, soprattutto per le squadre che lottano per la salvezza, è riuscire a reagire alle avversità. Prendiamo il Cosenza di inizio campionato: incapace di scrollarsi di dosso paure e impotente dinanzi alla mediocrità di formazioni come Barletta, Reggina e Lupa Roma. A Benevento, invece, seppur in tilt per 25′ la squadra di Roselli, soprattutto nella ripresa e ritornando al modulo più congeniale, è riuscita a mettere alle corde una squadra che lo stesso tecnico silano ha definito “di caratura superiore”. Roselli non è uno sprovveduto e, a differenza del collega che lo ha preceduto, sa quando è il caso di fare mea culpa e ritornare sui propri passi. Lo ha fatto a Benevento e dovrà farlo anche con Manolo Mosciaro. Un po’ come fa un padre con il figlio che, seppur discolo, resta sempre uno di famiglia da riportare sulla retta via (Tortolano docet). L’attaccante cosentino è sempre più uno “straniero” in casa sua. Panchina prima, tribuna poi e infine poltrona di casa per assistere alle gare della sua squadra del cuore. Mercato chiama Mosciaro? Non è proprio così. Cosenza sollecita il Mercato per fa si che Mosciaro possa andare via, insieme a De Angelis e Criaco. Ci sono troppi “esuberi” innescati con l’arrivo di Roselli. Il discorso è semplice. Guarascio non è uno disposto a fare follie e preferisce, e su questo gli va dato merito, far quadrare i conti per evitare i fallimenti passati. “Risparmia e cumparisci” per alcuni, “mors tua vita mea” per altri. E’ logico che avere in casa tre giocatori inutilizzati con uno stipendio “alto” porta Guarascio a riflettere sulla possibilità di un taglio che dia respiro alle casse societarie. Sintetizzando: se il campionato mi dice che posso salvarmi con 10 euro perché spenderne 15? Un po’ come un padre di famiglia che prima accontenta il figlio e si abbona a Sky e poi, causa crisi, è costretto a recedere dal contratto per risparmiare ed evitare di andare in rosso. Certo, Guarascio non se la passa poi così male, lui lo Zio Paperone della raccolta differenziata (benedetta TARI). Quello che gli si può imputare è la poca lungimiranza in merito alla costruzione di basi solide. Parliamoci chiaramente, quello che interessa maggiormente i tifosi è capire le intenzioni del presidente per il futuro. Si continuerà così, al risparmio, o si cercherà di costruire una squadra mantenendo una determinata intelaiatura, cercando di lavorare sul settore giovanile e sullo scouting, provando a fare del San Vito una casa più accogliente? L’unica certezza al momento è che Guarascio vive alla giornata. Altrimenti non riusciremmo a capire perché è off limits parlare di futuro, parlare del Cosenza che vorrebbe il presidente e che vorremmo tutti noi. Perché il patron di Ecologia Oggi non ci racconta cosa spera, cosa vuole e cosa immagina per la squadra della nostra città? A volte giocare con la fantasia dei tifosi (in maniera lecita e senza per forza avere un fine di lucro) può portare dei benefici che, ad oggi, sembrano lontani anni luce. Non chiediamo un presidente alla Ferrero ma neppure uno soporifero incapace di parlare alla folla. Cosenza ha bisogno di sognare ad occhi aperti…perché a volte i sogni aiutano a vivere meglio. E sui sogni, per fortuna, non ci sono tasse da pagare.
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