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Un anno da Lupi: dai primi colpi di Meluso alla cura Roselli

Un anno da Lupi: dai primi colpi di Meluso alla cura Roselli

Dal cambio di direttore sportivo all’esonero di Cappellacci, passando per i derby contro Catanzaro e Reggina e lo sfogo di Manolo Mosciaro.
striscione derby matrimonio
Ripercorriamo insieme i dodici mesi del 2014. Un anno dove il Cosenza è riuscito a conquistare la Lega Pro unica e dove, probabilmente, in molti si sarebbero aspettati qualcosa di diverso nell’anno dei cento anni del club silano.
LUGLIO. L’inizio mese è appannaggio dell’avvocato Quaglio che diventa direttore sportivo a Coverciano. Nel mentre Meluso si muove visti i buoni rapporti col Cesena. In riva al Crati ecco Cori primo colpo della nuova era. Ma non è l’unico. Dal Brescia arriva l’ok per il difensore Magli e l’8 luglio il Cosenza ufficiale anche il portiere Ravaglia. Sono i primi colpi di un mercato che, a differenza degli anni passati, vede il Cosenza più presente e capace di assistere i colpi al momento giusto. Nel mentre i silani si affidano anche ad un nuovo medico sociale: Nino Avventuriera. Il 10 luglio ecco il colpo che non ti aspetti. Blondett, cercato da molti club di Lega Pro e serie B, sceglie di firmare un triennale con i rossoblu. Il ritorno del difensore viene scandito da un applauso beneaugurante dei tifosi cosentini. Cappellacci, però, non è ancora contento e vuole un rinforzo dei “suoi”. Meluso lo accontenta e acquista Sassano, pupillo del tecnico. Il 12 luglio parte il pullman del Cosenza per il ritiro di Norcia. A distanza di pochi giorni dalle prime sedute ecco arrivare Arrigoni, Tortolano, Saracco, Corsi, Criaco e Alessandro con gli ultimi tre freschi di rinnovo. Dai giocatori allo staff: Bandiera diventa il nuovo segretario del club. Intanto il 24 luglio i silani ricorrono in appello contro gli Arcidiacono dopo aver perso la vertenza con i due calciatori. Il 26 luglio si chiude il ritiro di Norcia con un 3-1 al Porto d’Ascoli in amichevole. Ma è la fine del mese ad infiammare la fantasia dei tifosi. Dal Napoli ecco il talento Giuseppe Fornito, trebisaccesse dalla classe sopraffina. Il colpo di Meluso è da stropicciarsi gli occhi vista la reputazione del giovane calciatore.
AGOSTO. Il 4 agosto il Cosenza viene inserito nel girone C di Lega Pro. Da tutti definito il “Girone dell’Inferno” i silani pescano tutte le rivali storiche e ritrovano dopo tanti anni i derby con Catanzaro e Reggina. Prima dell’esordio in Coppa Italia a Cremona, Meluso piazza un altro colpo e prende l’ex Crotone Tedeschi. Con una rosa nutrita i silani volano a Cremona dove giocano un gran calcio ma cedono nel finale ai grigiorossi (3-2). La buona prova fa ben sperare. Il 12 agosto viene diramato il calendario con gli occhi dei tifosi che mirano alle sfide più calde. Ad iniziare dal debutto all’Arechi di Salerno nella prima giornata. Ma è subito dopo ferragosto che i tifosi si illudono sulle parole del patron Guarascio che, in merito ad un ipotetico quanto impossibile ritorno in serie B, precisa: “Il Cosenza ha i titoli per il ripescaggio”. Prima dell’esordio in campionato Meluso piazza un altro colpo prendendo in prestito Sperotto. Il pari nell’amichevole di Taranto (0-0) fa storcere il naso a tutti. Al cospetto di un club dilettanti i silani giocano male. Il momento non è di quelli favorevoli ai Lupi e Meluso, in accordo con Cappellacci, decide di prendere un altro terzino: Ciancio. Il 31 agosto a Salerno il Cosenza ritorna ad assaporare sfide dal sapore antico. Il pareggio contro i granata (1-1) equivale ad una vittoria.
SETTEMBRE. Finiti i movimenti in entrata il Cosenza si sgonfia lo stomaco e Napolano vola verso Sambenedetto del Tronto. Il Cosenza nel frattempo è pronto ad esordire in casa. Contro il Foggia l’inizio è shock e solo una doppietta di Calderini ristabilisce la parità (2-2). Primi campanelli d’allarme per Cappellacci che diventano squilli assordanti in quel di Barletta dove gli ex Biancolino e De Rose asfltano i silani (0-3). Per alcuni è un incidente di percorso (Guarascio), per altri è la fine del ciclo Cappellacciano. Contro la Lupa Roma al San Vito altro schiaffo (leggi sconfitta) di quelli pesanti con i laziali che si impongono di misura (1-2). Nel mentre il club cambia denominazione diventando “solo” Cosenza Calcio (10 settembre). Cinque giorni più tardi l’amministratore delegato Domenico Quaglio lascia la società e afferma: “Non ho condiviso alcune scelte”. Guarascio lo ringrazia e non fa una grinza. I pensieri del presidente sono tutti rivolti alla figura di Cappellacci, da lui fortemente volto, e che si trova in mezzo a numerose polemiche dopo prestazioni mediocri e con una vittoria che manca da fine marzo contro il Gavorrano. Si arriva al match di Caserta con più ombre che luci. Un Cosenza rinunciatario cede di misura ai campani (0-1) e si appresta a vivere nel peggiore dei modi la settimana che porta al derby dei derby: Cosenza-Catanzaro. Il 28 settembre è il giorno tanto atteso. In campo è la solita storia (0-0) con una prestazione da non menzionare. Sugli spalti del San Vito è spettacolo puro con i tifosi giallorossi finalmente presenti nel settore ospiti dopo il divieto degli ultimi derby.
OTTOBRE. Il derby di fine settembre lascia spazio ad un altro derby di inizio ottobre. Contro la Reggina al Granillo è il 5 ottobre quando Insigne sale in cattedra ed umilia Cappellacci e suoi ragazzi con una tripletta (3-0). In tanti chiedono la testa del tecnico che non si dimette e Guarascio a fine gara precisa: “Non è esonerando Cappellacci che si risolvono i problemi”. In un clima tutt’altro che sereno il Cosenza va a Catanzaro per giocarsi il derby di Coppa Italia Lega Pro. A dispetto degli ultimi derby soporiferi le due squadre si danno battaglia e, tra lo stupore generale, il Cosenza infligge un passivo pesante alle Aquile (3-1) che vengono sonoramente contestate (in primis il tecnico Moriero reo di non aver schierato la migliore formazione). Dopo 64 anni di astinenza il Cosenza espugna il Ceravolo. Boccata d’ossigeno per Cappellacci che dura poco. Intanto il 9 ottobre Meluso interviene ancora sul mercato andando a prendere un giocatore di serie B. Dal Trapani arriva Caccetta. Il 10 ottobre in merito alla vertenza Arcidiacono, il Tribunale Federale accoglie il reclamo del Cosenza che tira un sospiro di sollievo. Al San Vito nel frattempo è di scena la Paganese. L’unico obiettivo per i silani è la vittoria. I biancoazzurri, però, strappano un pari (1-1) che rende l’ambiente cosentino una polveriera pronta ad esplodere. Arrivati a metà ottobre il Cosenza è la squadra professionistica che non riesce a conquistare i tre più da più tempo. Neppure a dirlo che, finalmente, arriva il blitz di Matera (3-2) con le prime reti di Cori che regalano dopo 200 giorni di astinenza la vittoria a Cappellacci. Il sorriso dei rossoblu dura poco. Il tempo di ospitare la Juve Stabia del tecnico cosentino Pancaro che i silani sprofondano nuovamente nel buio più totale. Bombagi firma con un tiro dalla distanza la sfida del San Vito (0-1). Due giorni dopo arriva l’esonero di Cappellacci. E’ il 27 ottobre quando Guarascio trova l’accordo col tecnico per la rescissione consensuale. Il Capp lascia il Cosenza nei bassifondi di una classifica che vede solo Aversa e Martina alle spalle del club rossoblu. Ventiquattro ore dopo arriva la conferma del nuovo tecnico. Il Cosenza si affida ad un “Santo, tale Giorgio Roselli con Stefano De Angelis vice. E proprio a quest’ultimo viene dato il compito, in attesa dell’insediamento definito del nuovo tecnico, di dirigere la squadra nel match di Coppa Italia contro la Reggina. In un san Vito tristemente desolato Mosciaro e compagni passano il turno ai rigori (4-2). L’arrivo di Roselli scuote la squadra. L’esordio di Lecce non è dei migliori per quanro riguarda il risultato (0-1) ma si inizia a vedere una squadra più combattiva. Da quel momento Roselli cambia volto ai rossoblu passando dal 4-3-3 del Capp ad un più accorto e basilare 4-4-2.
NOVEMBRE. E’ il mese migliore di tutto l’anno. La vigilia del match contro il Messina al San Vito viene scossa, però, da una dichiarazione del presidente del Catanzaro, Cosentino che afferma: “Non siamo mica il Cosenza”. Una frase che accende polemiche a non finire. Sul campo i silani pareggiano ma mostrano carattere seppur di reti neppure l’ombra (0-0). Alla fine del match Roselli inizia la sua era chiarendo a tutti che “Mosciaro avrà bisogno di 15-20 giorni di allenamenti mirati”. E’ l’inizio di una spaccatura insanabile tra tecnico e capitano rossoblu. Una crepa che aumenta ancora di più con l’acquisto di un altro attaccante, tale Cesca. L’aria che si respira a Cosenza sembra diversa. A testimoniarlo la prestazione contro la Vigor Lamezia (3-0) con le firme d’autore di Fornito, Caccetta e Cori. Roselli, però, ha le sue gatte da pelare. Calderini va il discolo e non viene convocato per la trasferta di Torre Annunziata. Contro il Savoia (1-1) è una rete allo scadere di Blondett (che dedicherà il gol agli alluvionati di Genova, sua città natale) a regalare un punto d’oro. Il 26 Novembre il Cosenza si veste da Coppa e stende di misura la Salernitana con De Angelis su calcio di rigore (1-0). Il morale è alto e l’Ischia testa le ambizioni dei silani. Roselli manda Mosciaro in tribuna e sul campo si scatenano Calderini, Tortolano & c. (3-1) con li avversari impotenti dinanzi ad un ritrovato Cosenza. In cinque giornate Roselli ha già fatto più punti del Capp.
DICEMBRE. Storia recente. Il mese parte con l’addio di Alessandro che segue Napolano alla Sambenedettese. Nel frattempo divampa il caso Mosciaro. Radio mercato lo da in partenza e lui su Facebook scrive: “Non andrò mai via, dovranno cacciarmi”. Intanto l’attaccante non viene convocato per la sfida di Martina contro l’ex Arcidiacono (1-1) che incanta. La settimana successiva sia Mosciaro che Sassano vengono spediti sotto la doccia anzitempo durante una seduta di allenamento. Le parole del giocatore cosentino su Facebook sono pesante e recitano: “Qualcuno non ha le palle di dire le cose come stanno”. Il resto è storia recente con la vittorie al san Vito contro Aversa (2-0) e la sconfitta di Benevento (2-3) che chiude un 2014 tra alti e bassi e dove, probabilmente, ci saremmo aspettati di festeggiare con maggior passione ed enfasi un centenario che, lo si sa, non capita di poterlo vivere tutti i giorni.

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