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I graffi di Crudelia Delgol: Sacha Cori

I graffi di Crudelia Delgol: Sacha Cori

Sotto la lente di ingrandimento un piccolo Toni che sfruttando la particolarità del nome potrebbe fingere provenienze balcaniche. Quando non indossa una divisa, la punta rossoblù prende l’aspetto di un Costantino Vitagliano 2.0 e colleziona canottiere a pacchi. Ma di quelle con le stampe…
cori al mareSacha Cori in versione estiva. Cocktail in mano e sguardo nascosto dali occhiali da sole
Capita, quando si è seduti allo stadio, di ascoltare le conversazioni di chi ti sta intorno e, i frequentatori del San Vito lo sanno bene, spesso la simpatia della popolazione indigena vale da sola il prezzo del biglietto. Per soffermarsi sulla miriade di aneddoti raccolti in 20 anni di fedele militanza, servirebbe una rubrica a parte. Ma uno su tutti, mi piace ricordare il tizio che chiedeva se “San Francesco” in dialetto si scrivesse con la P o con la B. Quest’anno, invece, mi è capitato di intercettare la diatriba tra due signori, i quali, nel momento in cui lo speaker annunciava l’ingresso in campo di Sacha Cori, cercavano di indovinare la provenienza di quest’ultimo partendo dal presupposto che “con questo nome non può essere italiano”.

Siamo nell’era dell’happy hour, dei selfie, degli outing, degli hashtag, del jobs act, dove è da tempo desueto usare i vocaboli propri della lingua italiana, pena l’essere giudicati antichi e retrogradi dai propri figli e nipoti, alla stregua di chi al sabato sera preferisce ancora la pizza al sushi. Alla luce di ciò, come biasimarli se per i due avrebbe fatto più figo averci il nuovo acquisto serbo piuttosto che viterbese.
Questa contagiosa esterofilia dilagante deve essere lo stesso virus di cui è affetto il commissario tecnico della nazionale Antonio Conte, che nella disperata ricerca di un centravanti per la maglia azzurra, preferisce rincorrere chi ha passaporto polacco-argentino ed un trisavolo concepito in territorio italico, mentre snobba chi è veracemente cresciuto lungo le pendici dell’Appennino.
I conservatori ed amanti del made in Italy si sono da sempre prodigati nell’avanzare suggerimenti nostrani, tra i quali, in pole position, l’intramontabile Luca Toni. Ma, come già in proposito il predecessore Prandelli aveva fatto orecchie da mercante, neanche il suo successore leccese sembra voler prendere in considerazione il campione del mondo, a causa della sua non più tenera età.
Ora, vorrei che pure Conte si sintonizzasse sulle nostre frequenze, perché ho io un’idea da proporre che potrebbe mettere d’accordo le opposte istanze.
Noi abbiamo un numero nove italianissimo di centonovanta centimetri d’altezza, la cui specialità è metterla dentro di testa ed alle altre carenze potrebbe sopperire con il senso d’appartenenza che certamente manca a Dybala, il quale ci ha tenuto a far giungere tempestivamente a Coverciano il due di picche in nome del suo sogno: la casacca albiceleste.
Inoltre, per i nostalgici, sottolineerei la somiglianza a tratti imbarazzante, dal punto di vista estetico, con il protagonista di Germania 2006, tanto da poterli spacciare per fratelli. Un piccolo Toni, che dalla sua avrebbe 12 anni in meno dell’originale, e qualora non dovesse bastare, potrebbe usare il suo particolare nome per fingere di giungere dai Balcani e vincere le resistenze xenofile del tecnico azzurro.
Toni e Cori. Stessa corporatura, stesso taglio di capelli, stesso ruolo e assonanza nei cognomi. Pare che i due siano accomunati, oltre che dalle sembianze, anche dai gusti in fatto di donne: infatti la compagna di Sacha, per carnagione e colore di capelli, ricorda Marta Cecchetto, storica fidanzata e madre dei due bambini di Toni. Opposte però, sono le preferenze in fatto di abbigliamento, dal momento che, quando non indossa una divisa, l’attaccante rossoblù prende più l’aspetto di un Costantino Vitagliano 2.0. Mentre, se mai il suo virtuale fratello maggiore si fosse presentato alle telecamere con una canotta a stampa mimetica, la fidanzata (modella per i migliori stilisti italiani), piuttosto che farsi immortalare accanto a lui, avrebbe fatto harakiri!
E noi siamo buoni, vorremmo anche giustificarlo adducendo che una volta nella vita può capitare a tutti di avere la lavatrice rotta e dover indossare l’unica cosa pulita rimasta, fosse anche un reperto del paleozoico, ma qui il nostro ariete è recidivo e le canottiere le colleziona a pacchi dalle più svariate stampe e scritte.
Dunque, per tentare il colpaccio in nazionale il consiglio è: riporre in uno scatolone canotte e berretti vari, in modo da far posto nell’armadio ad uno stock di classici maglioncini blu di cashmere Marchionne-style.
VOTO 6: LUCA TONI OKAY; COSTANTINO AWAY

crudelia ok

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