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Costruire senza “sordi” che non vogliono sentire

Costruire senza “sordi” che non vogliono sentire

– l’editoriale di Piero Bria – 
. C’è chi ha voluto far passare l’editoriale come una sorta di “goduria” alla sconfitta di Foggia. Mi viene da sorridere perché, purtroppo, ormai si ragiona con malizia e con una mentalità improntata al presente senza cercare di guardare al futuro.

cs-barletta2Una delle rare proiezioni offensive dei Lupi ieri pomeriggio col Barletta (foto mannarino)
Il precedente editoriale ha fatto storcere il naso ad alcuni. Dispiace, soprattutto perché si è voluto stravolgere il senso di un articolo improntato a sollecitare Guarascio dopo l’epurazione delle settimane scorse con conseguente riduzione di una rosa che, se prima era poco competitiva, oggi è ridotta all’osso. Non solo. C’è chi ha voluto far passare l’editoriale come una sorta di “goduria” alla sconfitta di Foggia. Mi viene da sorridere perché, purtroppo, ormai si ragiona con malizia e con una mentalità improntata al presente senza cercare di guardare al futuro e provare a cambiare uno stato di cose che ci vede “vivacchiare” prima di soccombere. Perché soccombere? Lo spiego, seppur brevemente. Ipotizziamo che il Cosenza si salvi tranquillamente (è quello che ogni tifoso si augura e, badate bene…anche i giornalisti. Eh si, perché un conto è scrivere per una squadra di serie C e un altro è farlo in categorie più prestigiose). Ritorniamo a bomba. Parlavamo dell’obiettivo da acquisire. A giugno che valore diamo alla salvezza, alla società? Nessuno. Quindi, ad oggi l’investimento del presidente Guarascio è a perdere. Settore giovanile praticamente inesistente. Strutture inesistenti. Rosa inesistente (quasi tutti i contratti sono in scadenza a giugno). Spese che superano i ricavi. Avete dubbi? Proviamo a fare chiarezza ipotizzando “grossolanamente” una gestione del Cosenza. Ribadisco ipotizzando e ribadisco grossolanamente. Partiamo dalla rosa. Circa venti calciatori da pagare oltre allo staff tecnico (compresi vitto e alloggio). In più il servizio d’ordine per ogni partita. In più la gestione dello stadio. In più le trasferte e quindi gli spostamenti della squadra. E poi spese varie. E le entrate? Botteghino (misero), sponsor (anch’esso misero), proventi televisivi (miseri), minutaggio dei calciatori (da decifrare ma non elevatissimo), merchandising (praticamente nullo). Senza essere a conoscenza delle cifre reali (entrate e uscite) possiamo ipotizzare che i conti del Cosenza siano di colore “arancione”. Fare i soldi in tasca non è mai bello, vero? Ma visto che il Cosenza dovrebbe essere un bene comune, beh il discorso cambia. E come se cambia. Proprio perché è un bene comune vorremmo sapere che destino ci attende. Perché non è umiliante sapere che siamo poveri e che, da poveri, dobbiamo “sopravvivere”. Conoscere la propria realtà significa saper sfruttare le poche doti a disposizione e trarne il massimo. Distorcere la realtà o cercare di far passare un quadro falso per un Van Gogh è una strategia che può rendere nel breve periodo e solo nel breve. Quale la medicina allora? L’unica, purtroppo riguarda il settore giovanile. Una tiritera che sentiamo da anni. Dispiace dire che, ad oggi, è l’unica soluzione per avere la certezza del domani. Cosenza è la quinta provincia in Italia per estensione e i giovani che, in questi anni, abbiamo sfornato sono stati molteplici. Farseli scappare è stato improduttivo. E’ come sapere di avere il petrolio a due passi ma non essere capaci di dotarsi di trivelle e mezzi adeguati per estrarlo. Ne parliamo, ne riparliamo e aspettiamo che arrivino da fuori per arricchirsi con quello che produce la nostra terra. Solo investimenti su un settore giovanile curato, adeguato possono salvarci e garantirci un futuro. Altrimenti, andando avanti così saremo alle solite: a giugno appello agli imprenditori e solita tiritera che dura da un’infinità. Eppure, il contributo di una gestione efficace del vivaio si concretizza in due benefici economici e finanziari: la crescita di talenti e quindi la possibilità di disporre di giocatori forti in alternativa al loro acquisto ad elevati prezzi sul mercato; i proventi derivanti dalla cessione dei giovani talenti, visti gli importi elevati che caratterizzano il mercato dei diritti pluriennali alle prestazioni dei giocatori. Guarascio da anni è alla guida della società e ancora non riusciamo a capire quale sia il suo progetto. E’ assurdo chiederlo, è assurdo capire? Sollecito il presidente del Cosenza da anni senza che sia mai stata data una risposta o che ci sia un confronto. Scrivere questo per alcuni è come volere il male del Cosenza? Per il sottoscritto, invece, è un modo per dimostrare quanto sia importante costruire delle basi che diano la possibilità di vivere un futuro sereno e senza patemi. Il titolo di questo editoriale ha un doppio significato. Costruire senza soldi (“sordi” in dialetto cosentino) non è possibile purtroppo. Saper spendere è fondamentale, soprattutto quando non sei un magnate o non hai a disposizione fiori fior di soldoni. E poi, il secondo significato, è per quelle persone sorde (coloro che hanno la completa disfunzione dell’apparato uditivo) che si “accontentano” di quello che hanno. Accontentarsi significa non avere sogni, non avere stimoli, non credere in un domani migliore. Io sogno il Cosenza in Serie A. Sarò un pazzo, un folle? Può darsi, ma chi mi conosce sa che vedrò la Serie A solo al San Vito. Accontentarmi di quello che ho oggi? No, grazie. Preferisco sognare la serie A di domani.
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