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Maritato, il ragazzo di Calabria. Dal mondiale Under 20 alla finale con i Lupi

Maritato, il ragazzo di Calabria. Dal mondiale Under 20 alla finale con i Lupi

L’attaccante del Como si racconta: “Sono cresciuto ad un passo dal San Vito, dal Real Cosenza percepivo l’emozione della gente ed il tifo degli ultrà”. Domani non farà sconti alla squadra della sua provincia.
maritatokPiergiuseppe Maritato qui con la maglia del Vicenza, club che detiene il cartellino

Piergiuseppe Maritato è uno dei ragazzi di Calabria che non hanno mai visto il San Vito. O meglio, lo hanno visto da molto vicino e non c’hanno mai giocato. Di Cetraro come il “principe” Occhiuzzi e un mostro sacro come Alberto Aita, è cresciuto a dieci metri dal tempio dei Lupi ma non ha calpestato quell’erbetta magica che si dice riesca a proiettare giovani talenti nel calcio vero. Domani sera probabilmente affronterà da titolare la squadra della sua provincia tentando di regalare una soddisfazione al Como, il club che ha creduto in lui dopo un brutto infortunio al ginocchio.
PAPA’ EGIDIO E IL SOGNO JUVE. “Ci allenavamo lì ad un tiro di schioppo dallo stadio – racconta Piergiuseppe – sentivamo i cori dei tifosi e percepivamo l’esultanza della gente. Ci chiedevamo che emozioni si provassero, poi un giorno vidi dalla curva un derby con la Reggina e capii tutto”. Al Real Cosenza sono appese ancora le sue fotografie ai muri della segreteria e parlando con il suo allenatore da bambino, Umberto Salerno, è facile intuire con quali prodezze si sia guadagnato l’appellativo di baby-fenomeno. “Ho trascorso lì tutta la mia infanzia: dai Pulcini ai Giovanissimi, finché poi non andai alla Juventus”. Già, la Juve di papà Egidio che non credeva alle sue orecchie quando gli dissero che suo figlio avrebbe indossato la maglia bianconera e si sarebbe allenato con Del Piero e Nedved. Per lui, innamorato cronico della Vecchia Signora, significava toccare il cielo con un dito. “Con me c’erano Giovinco, Lanzafame, Pasquato, Maniero e Bianco. Di Giovinco c’è poco da dire, se non che finiva spesso con i grandi: aveva qualità fuori dal normale. L’ultimo anno di Primavera dovevo rinnovare, ma con la società nuova e con la Serie B cambiarono le carte in tavola e accettai di andarmene alla Fiorentina da un allenatore, Bollini, che sapeva il fatto suo”.
POLVERE DI STELLE. Nel frattempo le convocazioni nelle Nazionali minori fioccavano di mese in mese. Maritato ha disputato due Europei, con gli ’88 e gli ’89, e un Mondiale Under 20 in Egitto, quello in cui il Ghana beffò il Brasile delle stelle ai calci di rigore. “Non si può descrivere cosa si prova, perché è esattamente come si vede in tv per i grandi: un trattamento stratosferico. Ricordo che c’era Ganso tra i carioca, si diceva che da lì a qualche settimana sarebbe finito al Milan”. Nel frattempo i viola lo spedirono tra B e Lega Pro a farsi le ossa: Gallipoli, Giulianova e Reggiana fino all’esplosione definitiva a Bolzano. “Sì al Sud Tirol creai i presupposti per tornare da protagonista al Vicenza che intanto aveva rilevato il mio cartellino. Chiusi la stagione alla grande e firmai il rinnovo”. Non solo, ma con un gol al Venezia nel derby si guadagnò in una piazza esigente la stima degli ultrà e riconoscimenti di mezza città. In estate il crac al ginocchio lo ha privato di una maglia da titolare e permesso ad un altro attaccante di trascinare a furia di gol i biancorossi ad un passo dalla A. “Se ho rabbia? Sì, tanta. Ma solo per l’infortunio. Sogno di tornare, è ovvio, ma chi non vorrebbe farlo. Per adesso penso al Como e alla Coppa Italia. Ho detto ai miei compagni che a Cosenza troveremo l’inferno: so che si aspetta la Coppa da settimane e li ho messi in guardia dal calore del San Vito. Dobbiamo fare bene domani sera: in carriera non ho ancora vinto nulla ed è arrivata l’ora di cambiare registro”.
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