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Il nuovo San Vito non è utopia tra curve all’inglese e niente pista d’atletica

Il Cosenza ha un impianto vetusto che disperde la passione, sul web le foto di un progetto all’avanguardia che fa impazzire i tifosi. Gli esempi di Cagliari e Udinese. L’anno scorso l’accordo tra Lega Pro e Istitito Credito Sportivo… 
sanvito nuovoUno dei due modelli finali: qui la Bergamini verrebbe lasciata intatta
Serve un investimento, ma che essendo tale potrebbe portare dei benefici a lungo andare. Sono anni, ormai, che in Italia tutti vorrebbero uno stadio nuovo, uno stadio al passo con i tempi e non vetusto come il San Vito. Già, il San Vito. Il tempio di Via degli Stadi negli anni è passato dall’essere il fiore all’occhiello della Calabria ad una cattedrale del deserto. Dei 25mila posti, seggiolin o più-seggiolino meno, ogni domenica se ne occupano al massimo 2-3mila con il risultato di disperdere completamente le poche anime che ormai seguono costantemente il Cosenza. Lasciando da parte per un attimo l’orgoglio di avere un campo sportivo del genere, bisogna guardare in faccia la realtà. Per il seguito che da tempo ha il club rossoblù, basterebbe ridurre la capacità di 10-12mila posti in modo da renderlo più a misura di tifoso. I paragoni macroscopici all’ombra della Sila c’entrano come i cavoli a merenda e parlare di fatturato è già troppo audace così come di Allianz Arena, di Juventus Stadium o di Emirates. Ma attenzione: è passata sotto traccia una convenzione stipulata nello scorso giugno.

150 MILIONI.
Tra l’Istituto per il credito sportivo e la Lega Pro, con lo scopo di riportare i tifosi allo stadio e rendere sempre più gli impianti polifunzionali, migliorando l’offerta del prodotto-calcio sotto il profilo della qualità, dell’ospitalità e della sicurezza degli stadi, alla fine del torneo 2013-2014 fu stipulata una convenzione sull’impiantistica sportiva della durata di tre anni. In base all’accordo, firmato dell’Ics e da Mario Macalli, il Credito sportivo si è impegnato ad erogare in favore della terza serie calcistica nazionale e dei propri associati 150 milioni in mutui per lo sviluppo dell’impiantistica sportiva destinata al calcio professionistico, in base a progetti approvati ai sensi di legge e con il parere tecnico del Coni. Questi fondi serviranno per l’ammodernamento, ma anche per la costruzione ex novo di impianti da gioco e centri di allenamento di club appartenenti alla Lega Pro. A Cosenza non se n’è accorto nessuno.

UN SOGNO.
Il San Vito, come gli altri stadi costruiti tra gli anni ’80 e ’90 è figlio di una politica che non esiste più. Il lusso sfrenato ed una classe dirigenziale abile poi a riciclarsi sono stati spazzati via. Oggi le esigenze sono altre. A Reggio Emilia lo capirono fin dal lontano 1994. 11 milioni di euro – spiega Repubblica – fondi interamente privati, con una particolarità: 1026 tifosi della Reggiana sottoscrissero abbonamenti pluriennali per finanziarne la costruzione. In otto mesi lo stadio era fatto, bellissimo, funzionale. Ad Udine, invece, l’hanno capito da poco: meglio tardi che mai. Con una rapidità sorprendente il vecchio Friuli è stato raso al suolo, settore dopo settore, a campionato in corso. Per settembre i bianconeri giocheranno in un impianto nuovo di zecca e futuristico da 25mila posti contro i 40mila di quando c’era Zico o Bierhoff. Roba da fantascienza per Cosenza? Forse, ma rendere vivibile il San Vito potrebbe essere l’ultima speranza di riportare la gente e le famiglie allo stadio.

UN PROGETTO PER GIOCO.
Sul web da qualche giorno circolano immagini interessanti di come potrebbe essere ristrutturata la tana dei Lupi. Innanzitutto ci sarebbe da risolvere il problema legato alla pista da atletica che crea un’area troppo ampia tra i fan e il rettangolo di gioco. A Brescia e a Cagliari (con una curva realizzata grazie all’intervento di Sky Sport, ndr) hanno tagliato la testa al toro e costruito nuove tribune all’interno di quelle già esistenti. Il risultato, in termini di visibilità e apporto vocale del pubblico, è fantastico. Dal progetto elaborato per gioco (ma non troppo…) e le cui immagini sono pubblicate sulla nostra Fan Page di Facebook (clicca qui), i lavori consterebbero di tre o quattro fasi e renderebbero ogni gate accessibile anche ai sostenitori diversamente abili con copertura totale dell’impianto o per il 75%. La prima prevede l’abbattimento delle panchine e lo spostamento del manto erboso verso la Tribuna A. Le panchine sarebbero inglobate sulle gradinate come a Torino sponda-Juve, mentre in Numerata verrebbero create delle zone riservate ai Vip, di fatto già esistenti. Il secondo passo riguarderebbe la Curva Nord e realizzerebbe il sogno mai celato di migliaia di supporter dall’indole british. Abbattimento di quell’inguardabile colata di cemento inutilizzata dai tempi della B salvo rare eccezioni e costruzione di un settore a ridosso del campo. Stesso discorso per la Tribuna Rao e la vecchia B scoperta. A questo punto, le soluzioni sarebbero due: lasciare intatta la Bergamini e la famosa “curva” o procedere come per la Catena. I risultati? Un anno e mezzo circa di lavori e un gioiellino da 13-15mila posti come in Italia non se ne trovano. Con la realizzazione di un ristorante, di una catena di bar e di un museo per celebrare la storia centenaria del Cosenza, si conserverebbero i posti di lavoro creati durante la fase di ammodernamento. A Guarascio basterebbe una concessione di 99 anni e poi la voglia di investire.
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