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Se anche la Tribuna (Vip) balla la samba

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Parterre e accrediti hanno fatto scomodare paragoni con Cosenza-Lazio del ’98, ma in pochi hanno seguito il match: l’attrazione vera erano i supporerter dei Lupi.
de angelis-calderini-criaco coppaDe Angelis, Calderini e Criaco festeggiano con la Coppa Italia (foto mannarino)
Ieri sera al San Vito si respirava aria di calcio che conta. Quella che mancava da oltre un decennio ma che una tifoseria abituata ad altri palcoscenici, riconosce subito come familiare. In barba agli scettici, che alla vigilia alimentavano polemiche sulla concomitanza con la partita di Champions League, Cosenza ha avuto uno scatto di orgoglio ed ha sorpreso se stessa non facendo avvertire la mancanza di nessuno. Lo stadio era talmente gremito che la curva (materiale) difficilmente avrebbe potuto contenere l’intera “curva” di cuori ed anime, se non fosse avvenuta la seppur dolorosa separazione. Ai restanti detrattori, che sminuivano l’importanza ed il blasone del trofeo in palio, ha risposto il parterre istituzionale presente in tribuna d’onore: dai vertici della Federazione agli esponenti politici locali e regionali, dagli ex protagonisti della storia dei lupi al numero spropositato di giornalisti accreditati, Rai compresa, che così tanti non si vedevano dallo storico Cosenza-Lazio del ’98. Ed anche nel settore per sua natura più neutrale e composto, in questa notte magica è scoccato forte l’incantesimo dei lupi. Non poteva essere altrimenti, considerando quanto la terra sotto i piedi delle autorità tremasse ad ogni boato degli ultrà. Sensazioni queste, che chi resta sul divano a guardare le grandi del calcio, neanche col più moderno e sofisticato impianto dolby surround proverà mai. Gli addetti ai lavori, che pur calcano le tribune d’Italia di mestiere, esterrefatti commentavano: “Qui più che Lega Pro, sembrano i mondiali di Brasile”. Era difficile per chiunque prestare attenzione a quanto accadesse sul terreno di gioco, rapiti dalle coreografie da massima serie allestite poco più giù. Ed una punta di invidia si leggeva sui volti della dirigenza e della squadra ospite. L’entusiasmo alle stelle non ha lasciato nessuno immune da contagio. I consiglieri comunali balzavano in piedi ad ogni “chi non salta è giallorosso”. Il sindaco Occhiuto accompagnava la ola ad ogni suo passaggio. Dulcis in fundo, il presidente Guarascio veniva lanciato in aria dai suoi giocatori, mentre sullo sfondo esplodeva lo spettacolo pirotecnico. Gli ultrà, qualche istante prima della premiazione, facevano partire un coro inneggiante Bergamini. In quel momento, tutti hanno per un attimo immaginato Denis alzare la coppa al cielo accanto a capitan de Angelis. Scusate, ma tutto questo in nessun vantaggioso pacchetto Premium è compreso. La città, per una volta, è un tutt’uno, la squadra di calcio fa da “livella”, e nelle sue vene scorre sangue rosso e blu. Anche quando l’entusiasmo sembra sopirsi basta una scintilla per ravvivare il fuoco. I nostalgici dei bei tempi andati, quelli che hanno subito la mortificazione del fallimento ma si sono riscoperti umili e fedeli, accompagnando i lupi giù nell’inferno dei più sperduti campi in terra battuta, oggi hanno un sorriso soddisfatto. Si sente nell’aria che forse il vento è in procinto di cambiare e che il tempo del riscatto è vicino. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. (Carmen Esther Artusi)
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