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‘N…Coppa ‘o sogno

– l’editoriale di Piero Bria –
Cosenza dopo tanto penare merita una seconda chance ed è arrivato il tempo di porre le basi per un campionato importante. Fantasticare non costa nulla, ma servono passaggi importanti.
coppa al cielo 2Il momento magico di mercoledì scorso, con De Angelis che alza il trofeo (foto mannarino)

Sognare è la suprema genialità diceva Søren Kierkegaard. Quanti di noi fantasticavano di alzare una Coppa, e quanti sognavano di farlo al San Vito. Pochi, pochissimi. Anzi, se ti azzardavi a dirlo c’era chi prendeva la palla al balzo per risponderti alla cosentina: “Statti!”. E molti di loro erano al San Vito mercoledì a festeggiare un trofeo storico che ci consente di essere l’unico club calabrese a poterne vantare uno in bacheca. Cosenza è una città dormiente pronta a risvegliarsi e spalancare gli occhi dinanzi ad un evento storico. Quella di mercoledì è stata una festa paragonabile a quella del centenario. Una festa con due orchestre (Curva Sud e Tribuna A) e un vincitore: il Cosenza. Un momento storico dai raccontare ai posteri e che, si spera, non resti isolato. Perché la voglia di vivere altre serate simili è tanta. E Cosenza, dopo tanto penare, merita una seconda chance. La gioia per la conquista dell’ambito trofeo ha ringalluzzito tutti. In molti hanno iniziato a fantasticare parlando di serie B e di traguardo raggiungibile tra un anno. Ma per arrivare a conquistare la cadetteria servono passaggi importanti ad iniziare dai rinnovi. Quello del diesse Meluso in primis. Strana la sua storia. Cosentino ritornato alla casa madre e più volte additato come responsabile del campionato inizialmente mediocre e che, oggi, si ritrova ad essere osannato per una squadra che fa sognare. Poi Roselli, tecnico che bada al sodo e che è entrato di diritto nella storia del club. Infine i calciatori: da Caccetta a Tedeschi passando per Ravaglia, Ciancio e Carrieri. Tutti attendono notizie e alcuni vorrebbero un ritocchino all’ingaggio. Il presidente (ora) innamorato avrà il suo da fare in questi mesi. Dalle sue ambizioni dipenderà molto. Di sicuro, gliene va dato atto, la conquista della Coppa Italia è anche merito suo. Sarebbe da stolti dire il contrario. Quella di mercoledì è stata anche la sua vittoria e, si spera, sia la prima di tante. Perché il Cosenza viene prima di ogni cosa. E perché sognare è una genialità che, a volte, trova conferma nella realtà. E allora nessuno può toglierci l’unica libertà rimasta. Dopo la Coppa sogniamo un nuovo stadio che sia il gioiello di una regione intera. “Statti!” mi dirà qualcuno…e io “starò” ad aspettare.
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