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Questione di sostanza

– l’editoriale di Piero Bria –
Ammettiamolo senza pregiudizi di nessuna sorta: l’aggettivo per descrivere le manovre primaverili del Cosenza è “interessante”. Non ci siamo abituati e le registriamo con estremo interesse.
applausi cosenza a lameziaGli applausi meritati dei Lupi ricevuti al D’Ippolito di Lamezia dopo il blitz nel derby
Interessante. E’ l’aggettivo che si sposa di più in questo periodo. Perché vedere il presidente Guarascio muoversi con anticipo può essere definito come il cambio passo della società. A Cesare quel che è di Cesare. E allora è giusto sottolineare come i rinnovi di Meluso e Roselli, quelli prossimi di Caccetta, Ciancio e Tedeschi siano la testimonianza di un voler, concretamente, cercare di mettere delle basi solide per il futuro. Non c’eravamo abituati e, di sicuro, è quella lieta novella che tutti attendevano. Il primo passo che consentirà al Cosenza di ritrovarsi in ritiro con un blocco di partenza già in sintonia e cosciente delle proprie forze. Muoversi sapendo quelle che sono le proprie possibilità è di fondamentale importanza. In tal senso Guarascio ha dimostrato di essere un presidente oculato. Ed è per questo che, anche nella prossima stagione, ci sarà un budget che non potrà essere superato. Chi arriverà in riva al Crati lo farà a determinate cifre. Il che, se da un lato non consente al diesse di avere un raggio d’azione importante, dall’altro fornisce le dovute garanzie per il futuro di una società che sembra essersi finalmente innamorata del Cosenza. Interessante quello che sta accadendo, lo ribadiamo. E la dimostrazione non viene dagli impegni economici che Guarascio ha preso e prenderà. Per vincere campionati non per forza devi prendere i migliori giocatori con stipendi da prime donne. Ci sono stagioni (chiedere al Carpi fresco vincitore della Serie B) che nascono bene e finiscono alla grande. Molto lo fa il gruppo, il clima attorno alla squadra e la voglia di vincere di calciatori che all’apparenza possono essere mediocri e poi si scoprono talenti. Non sempre i piatti migliori sono quelli cucinati dai grandi chef. Capita che, a volte, ci siano osterie dove la buona cucina rende più dell’apparenza. E’ questione di palato… e di sostanza.
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