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Se la corruzione fa curriculum

– l’editoriale di Piero Bria –
Bisogna uscire dall’ipocrisia cui stiamo assistendo anche di fronte a queste nuove inchieste, l’ipocrisia di chi convive giorno per giorno con la corruzione e la vede solo quando un Procuratore della Repubblica la svela.
scommettiamo che
La cosa assurda è che ancora ci sorprendiamo di quello che ruota attorno al calcio, e non solo. Viviamo, purtroppo, in una paese che è primo per corruzione tra i paesi dell’Unione Europea. E nella speciale classifica della corruzione percepita, dati del 2014 di Transparency International, ci collocano al 69esimo posto della classifica generale tra Sud Africa e Kuwait. La cosa che più preoccupa è che ci sia sempre più indifferenza verso questo fenomeno che è dilagante e che, di sicuro, non verrà frenato dalle indagini delle Procure. E’ una questione di cultura, di storia. Conoscere la propria realtà è fondamentale per capire quello che si è diventati e il perché. E’ come un terreno inquinato: o lo bonifichi o sarà destinato a contaminare ogni cosa che verrà seminata. E di bonifiche, in Italia, neppure a sentirne parlare. Nel calcio poi, è un continuum disarmante. Il pallone di casa nostra è fatto di corrotti, indifferenti e poca, pochissima gente perbene. Ma la correttezza paga, vedi l’ultima inchiesta “Dirty Soccer”, con il Cosenza che non viene neppure sfiorato da un’inchiesta che lascerà di sicuro strascichi pesanti. Certo, bisogna uscire dall’ipocrisia cui stiamo assistendo anche di fronte a queste nuove clamorose inchieste sul calcioscommesse. L’ipocrisia di chi convive giorno per giorno con la corruzione e la vede solo quando un Procuratore della Repubblica la svela. Da un recente sondaggio, su un campione elevato di intervistati, viene fuori che tutti si definiscono onesti. E allora perché abbiamo un così alto tasso di corruzione? Il calcio è la cartina tornasole di un paese al collasso dove il malaffare fa curriculum e la malvagità dei disonesti è un marchio da mettere in bella mostra. Ma quello che fa male più di ogni altra cosa è l’indifferenza di quelle persone che al chiuso di una stanza tuonano salvo poi sparire quando dovrebbero veramente intervenire, denunciare, protestare. Ecco perché ci definiscono la Repubblica delle Banane.
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