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Ciao Gigi, Cosenza si è fermata per te

Ciao Gigi, Cosenza si è fermata per te

Il nome di Marulla-il-capitano è riecheggiato forte tra le strade della città dei bruzi. Tutti hanno voluto rendergli omaggio, dai suoi tifosi ai vecchi compagni, dai presidenti rossoblù agli amici più stretti.
addio gigiLa folla che ha salutato per l’ultima volta Gigi Marulla a Piazza Loreto (foto mannarino) 

Il caldo era solo un dettaglio, nessuno si è accorto che il termometro segnava fissi 40 gradi. Di Gigi Marulla è stato detto tutto, anche che nessuno dei cosentini e delle cosentine stamattina si sentiva di aver restituito moralmente al Tamburino di Stilo un po’ di quanto lui ha dato a questa città. L’ha fatta sentire viva ad ogni suo gol, l’ha presa per mano, guidata in quello che era il calcio vero degli anni passati. L’ha salvata dalla retrocessione due volte, ma in una chissà perché il Cosenza è finito in C. Gigi Marulla ha indossato per l’ultima volta la maglia rossoblù che gli piaceva tanto, l’ha portata con sé nel viaggio più lungo e non la leverà più. E’ quello che voleva lui. Piazza Loreto era gremita come solo in un’altra tragica occasione, ma nella folla da qualche parte ci sarà stato pure Denis, in incognito, ad applaudire chi tante volte ha chiesto verità. In chiesa i suoi compagni di squadra hanno pianto. Marino, De Rosa, Napolitano, De Paola, Buonocore, Di Sole, Zunico, Urban, erano seduti l’uno di fianco all’altro e si facevano forza a vicenda. Quattro presidenti gli hanno reso omaggio. Serra e Pagliuso a stento trattenevano le lacrime, Paletta e Guarascio hanno stretto tra le propria braccia il figlio Kevin. Suo padre è stato un punto di riferimento per tutti loro in campo e fuori. Gli amici di sempre erano lì ad un passo dal feretro, Andrea Cariola e Michele Cosenza ancora non riescono a capacitarsi di cosa sia accaduto, mentre Salvatore Perugini non ha resistito all’emozione. Vederlo fuori, da solo, asciugarsi le lacrime insieme ad un vecchietto seduto su un muretto è la fotografia più nitida che possa raccontare un pomeriggio di commozione generale. Lo sport era lì riunito, da Mosciaro a Morrone, dagli ex dirigenti Luca Pagliuso e Franco Salerno al procuratore Francesco Gallina e al ds Mauro Meluso. La città si è come paralizzata ed il silenzio surreale che ha accompagnato l’inizio della funzione ha lasciato presto spazio ai cori degli ultrà e al verbo di Padre Fedele. L’incedere dei minuti era direttamente proporzionale all’aumento delle presenze. Gente di ogni età ha voluto essere lì per forza, sacrificando perfino il lavoro. Un grande drappo ha colpito l’attenzione dei presenti: c’era disegnato il numero nove e sventolava alto e fiero. E’ proprio vero: le bandiere non moriranno mai. (Antonio Clausi)
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