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L’omaggio di Palanca a Marulla: “Noi giocavamo per la maglia. E ci bastava”

L’omaggio di Palanca a Marulla: “Noi giocavamo per la maglia. E ci bastava”

La bandiera del Catanzaro rende onore al “nemico” di tante battaglie: “Sono rimasto di sasso, sacrosanto intitolargli lo stadio”. Anche la società giallorossa non ha fatto mancare il suo cordoglio.  
bandierone marullaLa folla radunatasi un’ora prima del funerale di Gigi Marulla a Piazza Loreto (foto mannarino)
Dici Cosenza e pensi a Marulla. E’ normale, limpido, lineare, in perfetta consonanza con quella regola non scritta del calcio che vuole tutte le squadre incarnarsi nel volto e negli arti inferiori dei propri capitani ed idoli. Dici Cosenza e pensi a Marulla, così come dici Catanzaro e pensi a Palanca. Che storie quelle dei due bomber di Calabria, quante sfide incrociate, quanti sorrisi, quanti gol. Loro, simboli di due eterne rivali dell’universo pallonaro nostrano, elevati al rango di totem romantici in un calcio sempre meno a misura di tifoso. Viene quasi tenerezza a pensare alle immagini di ieri, a quei derby infuocati, infiniti, veri. Massimè contro Gigi, la riduzione ai minimi termini di una rivalità non solo calcistica, non solo sportiva: la sintesi di due modi diversi di pensare, vivere, essere, meravigliosamente espressa sui più nobili tappeti verdi della nostra regione. Quanta nostalgia per quei tempi. E ora che l’uomo più rappresentativo dei lupi non c’è più, tocca all’altro, al simbolo delle aquile, percorrere l’autostrada dei ricordi e rivivere con la mente i tanti duelli degli anni ottanta.
Palanca, come ha appreso la notizia della morte di Gigi Marulla?
“Ero a casa e ho ricevuto la chiamata di un giornalista. Mi chiedeva che ricordi avessi di lui e lì per lì non pensai minimamente a ciò che poteva essere successo. Me lo disse dopo e, giuro, ci sono rimasto di sasso”.
Cosa ricorda di Gigi?
“Tra di noi c’era una grossa stima reciproca, un sentimento che andava ovviamente al di là della normale rivalità sportiva. Come giocatore era il classico centravanti: forte di testa, tecnicamente molto bravo, un’ottima punta, di quelle che ti danno filo da torcere per tutta la partita. Giocarci contro era tutt’altro che facile: bisognava limitarlo nella velocità e soprattutto prestare molta attenzione al suo tiro, aveva un’ottima capacità di calcio e riusciva spesso a sorprenderti. Caratterialmente invece lo ricordo come una persona tranquilla, serena, con la quale era un piacere confrontarsi anche alla fine della partita”.
Un vero capitano, dunque…
“Assolutamente sì, un uomo di carisma. Bastava guardarlo negli occhi quando entrava in campo per capire che il Cosenza era lui, solo lui. Nel calcio di oggi non ci sono più questi personaggi, queste bandiere; si pensa solo all’interesse, al guadagno; noi invece giocavamo per la maglia, e questo ci bastava”.
Nelle scorse ore il sindaco di Cosenza ha detto che lo stadio “San Vito” sarà presto dedicato alla sua memoria, come giudica questa scelta?
“Una decisione doverosa: Gigi merita di essere ricordato così non solo per le sue doti calcistiche ma anche e soprattutto per le sue immense qualità umane”.
Intenso e commovente anche il ricordo dell’US Catanzaro che sul proprio sito ufficiale ha inteso rivolgere un messaggio di cordoglio all’intero ambiente rossoblù. “L’improvvisa e dolorosa scomparsa di Marulla – si legge nella nota diffusa nelle scorse ore dal sodalizio di via Pugliese – rappresenta una gravissima perdita non solo per il calcio cosentino, ma per l’intero sport calabrese. La società Catanzaro Calcio, con in testa il presidente Giuseppe Cosentino, e l’intero staff dirigenziale e tecnico, si unisce al cordoglio dell’intera regione ed esprime la propria affettuosa vicinanza alla famiglia Marulla, al Cosenza Calcio e all’intera tifoseria rossoblù che ha perso la sua bandiera, uno degli ultimi simboli di un calcio d’altri tempi, fatto di lealtà, di sudore, di onore e di passione”. Per i cugini giallorossi, Gigi “è stato un grande uomo dentro e fuori dal campo, capace di suscitare un profondo rispetto anche nei suoi avversari che oggi piangono, accanto ai tifosi rossoblù, la sua prematura scomparsa”. (Gianfranco Giovene)
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