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Guerriera: “Il Cosenza ha fame. Dimostreremo sul campo il nostro valore”

Guerriera: “Il Cosenza ha fame. Dimostreremo sul campo il nostro valore”

Il jolly rossoblù: “I primi contatti già a gennaio, questo gruppo può fare davvero bene. Il mio ruolo? A Melfi Ho trovato continuità da terzino, ma decide Roselli. Da catanese spero che non venga umiliata la mia città”.
guerriera a vicenza partMarco Guerriera in azione durante la sfida di Vicenza disputata al Menti (foto trogu)
Marco Guerriera è stato una delle sorprese migliori dell’inizio di stagione rossoblù. Arrivato in punta di piedi, ha saputo ripagare la fiducia di Giorgio Roselli nelle partite di Ascoli e Vicenza. In entrambi i casi, subentrato dalla panchina, ha dato un cambio passo importante al Cosenza. Nelle Marche ha giocato addirittura da esterno sinistro alto, posizione mai ricoperta in passato. E’ un jolly vero, pedina polivalente in grado di togliere le castagne dal fuoco in delicati sudoku tattici. “Non so neppure io quale sia il mio vero ruolo – sorride – A Messina ho fatto il quinto di centrocampo, a Melfi ho agito da terzino, in altre occasioni da centrocampista destro. L’anno scorso, in una difesa a quattro, ho trovato maggiore continuità grazie agli insegnamenti del tecnico Bitetto, ma in tutta sincerità non ho una preferenza. Io sono a disposizione di Roselli, tocca a lui dirmi dove giocare”.
E’ passato più di un mese dalla sua firma. E’ sempre convinto di aver fatto la scelta giusta?
“Si assolutamente. Più passano i giorni e più mi rendo conto che qui si è creato un progetto serio”.
Come è nata la trattativa e chi l’ha convinta a dire di sì?
“Già quando si disputò Cosenza-Melfi (gennaio 2015, ndr) il mio agente ebbe dei contatti con Meluso. Furono delle semplici chiacchierate, ma a fine campionato si è poi passati ai fatti. La proposta dei Lupi è stata di certo la più convincente”.
Che ambiente ha trovato al San Vito?
“Compatto. Non mi aspettavo di entrare subito in un gruppo solido e affiatato come il nostro. A Melfi eravamo quasi tutti coetanei, mentre qui c’è gente con maggiore esperienza e di solito è più difficile trovare l’affiatamento in situazioni del genere. Siamo diventati già un grande famiglia”.
Quanto è stato importante aver ritrovato dei ragazzi con cui era stato a Melfi?
“Molto. Grazie anche a Paride Pinna e Pietro Perina è stato semplice inserirsi. Certe cose significano tanto nel calcio”.
Che squadra è il Cosenza?
“Valida e affamata. Ci sono elementi che si sono espressi in categorie superiori, ma tutti i calciatori hanno qualità. Vogliamo fare bene”.
Bene quanto? Ad Ascoli e Vicenza sono arrivati i primi applausi…
“Siamo molto ambiziosi. Il primo obiettivo è però migliorare il decimo posto conquistato a maggio. Cosenza è una piazza che pretende molto, noi sogniamo playoff ma dipende dal campionato. Dovremo dimostrare sul campo di valerli”.
Ha vissuto dall’altra parte della barricata il duello Cosenza-Messina nell’ultimo anno di D. Eravate davvero così più forti?
“Eravamo di sicuro due ottime squadre e fu un testa a testa emozionante fino alla fine. Lo scontro decisivo al San Filippo ha sancito la nostra promozione, ma posso assicurare che quei diecimila tifosi sugli spalti hanno influito eccome in quel pomeriggio”.
Da catanese, che idea si è fatto del calcio malato?
“Non è stato piacevole per nessuno assistere ad una cosa del genere. Spero che la giustizia faccia il suo corso, certi atteggiamenti non sono tollerabili. Mi auguro che il Catania e lo sport catanese non vengano umiliati così come ha chiesto il nostro sindaco Bianco in una lettera aperta alla Gazzetta dello Sport”.
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