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L’angolo della tattica: l’indole della concretezza

L’angolo della tattica: l’indole della concretezza

di Gianluca Gagliardi* 

Il Cosenza di Roselli non è e non sarà una squadra che dominerà gli avversari o che li attaccherà alti. Ma c’è un suo perché. Questa squadra è cinica ed in questi campionati è una dote rara.

Cari tifosi del Cosenza, lettori di Cosenza Channel e appassionati di calcio. Mi preme fare una precisazione in questa mia nuova avventura che mi accingo a svolgere: non sono qui per giudicare allenatori o giocatori, bensì cercare di analizzare gli aspetti tecnico-tattici sulle singole gare che il Cosenza calcio svolgerà durante questa stagione. In Italia, e nel Mondo, tutti ci sentiamo allenatori. E spesso, purtroppo, facciamo considerazioni affrettate giudicando un cambio di modulo o una scelta tattica in base a quello che è il nostro pensiero e la nostra logica o in base a quelle che sono le nostre conoscenze. Invece, dietro ogni scelta di un allenatore c’è un perché. Noi cercheremo di fugare alcuni dubbi e fare chiarezza su determinate dinamiche. Iniziamo dalla partita di ieri, Cosenza-Martina.

L’analisi parte dal primo tempo. Inizialmente le due squadre sono rimaste bloccate. Il motivo è semplice: qualcuno la chiama fase di studio ma molto lo ha fatto la giornata calda. Partire a razzo, parliamo ovviamente dei rossoblu, avrebbe generato un dispendio di energie notevole. Roselli sapeva bene che il Martina non avrebbe retto per tutti i novanta minuti e, da allenatore esperto, ha atteso con pazienza. In questi casi, ed è un aspetto che mi piace sottolineare soprattutto alla prima giornata, hanno più freschezza le squadre che non hanno effettuato la preparazione (vedi il Martina costruito di recente) a dispetto di quelle, come il Cosenza, che hanno effettuato una preparazione lunga e mirata.

Ma ritorniamo a noi. Nel primo tempo i silani si sono disposti con un classico 4-4-2. Bravo a controllare il Martina, un po’ meno nel ripartire. La squadra di Incocciati ha fatto essenzialmente affidamento sull’esperienza di alcuni giocatori di categoria come Bogliacino e Schetter trovando, però, poche soluzioni a cui affidarsi.

L’impostazione tattica del Cosenza, almeno inizialmente, prevedeva  uno sviluppo in ampiezza con Guerriera e Criaco che, purtroppo, non sono mai riusciti a trovare lo spunto. Certo, va precisato che entrambi i giocatori non sono dei veri e propri cursori di fascia. Così facendo sono stati pochi i rifornimenti per le due punte che hanno faticato e non poco per cercare di mettere in difficoltà la retroguardia avversaria. Nella prima frazione il Martina ha avuto vita facile, anche perché la squadra di Incocciati ha badato prettamente a mantenere le posizioni.

Nella ripresa Roselli si è trovato costretto a cambiare dopo un inizio sulla falsariga del primo. L’ingresso di Fiordalino e il conseguente spostamento di Criaco trequartista volevano essere un modo per sfruttare l’uomo tra le linee, cercare di sfondare centralmente, portando rifornimenti alle due punte.

Non solo. Passare dal 4-4-2 al 4-3-1-2 comporta anche una maggiore propensione alla spinta, in fase di possesso, dei due terzini. E’ in quest’ottica che la scelta è stata premiata se si pensa che da un’incursione di Corsi è scaturito il rigore decisivo di La Mantia. L’ingresso di Raimondi prima e Statella poi, quest’ultimo vero cursore di fascia e capace di andare nell’uno contro uno, ha consentito poi una fluidità di manovra diversa portando i silani ad attuare una sorta di 4-2-3-1.

In chiusura mi preme sottolineare un aspetto. Il Cosenza di Roselli non è e non sarà una squadra che dominerà gli avversari o che li attaccherà alti. Ma c’è un suo perché. Questa squadra ha l’indole della concretezza che, in questi campionati, è una dote rara. Subire poco e concretizzare il massimo. Essere belli e specchiarsi non sempre paga. L’importante è conquistare ciò che è fondamentale: la vittoria.
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

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