Tutte 728×90
Tutte 728×90

Viaggio nella storia della radio. Da Carosio ad Ameri, fino al cosentino Repice

Viaggio nella storia della radio. Da Carosio ad Ameri, fino al cosentino Repice

Oggi il comunicato della Lega Pro sui diritti radiofonici. Il viaggio di Cosenza Channel tra le voci di un calcio che non esiste più ma che hanno accompagnato per anni le domeniche degli italiani.

Nell’epoca di pay-tv, streaming, posticipi, anticipi e spezzatini vari fa quasi tenerezza il comunicato di oggi della Lega Pro sulla cessione dei diritti radiofonici. Cosenza con Radio Sound, Arezzo con Radio Effe e Reggiana con Radio Erre sono le uniche tre squadre che avranno la loro partita in diretta radiofonica. E poi? Vuoto totale. Un disinteresse completo per l’etere da parte delle emittenti locali. Abbandono per il mezzo di comunicazione forse più romantico, passionale e coinvolgente che, chi ha vissuto un certo tipo di calcio, ricorda certamente con affetto. Certo, adesso con Sportube, anche i tifosi di Lega Pro, possono vivere la partita in diretta video della loro squadra. Ma vuoi mettere l’emozione di affidarsi completamente alla sola voce di un radiocronista che riesce a farti sognare, tribolare, esaltare o disperare senza nemmeno tu veda la partita. Già, la partita. Una volta erano due i modi per seguire la propria squadra: recarsi allo stadio o seguirla alla radio. Scegliere la seconda opzione voleva dire affidarsi completamente al radiocronista. Vivere con lui emozioni e viaggiare di fantasia. Soffrire  e farsi trasportare.  Quante emozioni per gli innamorati del pallone. La sacralità della domenica pomeriggio ha accompagnato per anni generazioni intere di italiani. Come dimenticare ad esempio Nicolò Carosio. E’ stata la prima voce del calcio italiano e per 37 anni radiocronista della Nazionale di calcio. Negli anni del Fascismo, visto il divieto dell’uso di termini stranieri, dobbiamo a lui l’invenzione di parole come rete (anziché gol), calcio d’angolo (anziché corner) o traversone (anziché cross). Lo tradì nel 1970, quando già si era passati alla tv, una frase. Oggi forse fa un po’ ridere ma quel “Cosa fa questo etiope”, rivolto al guardalinee dello stato africano reo di aver annullato un gol a Gigi Riva in Italia-Israele del Mondiale del 1970, costò il posto alla Rai a Carosio. Al suo posto ecco Nando Martellini, talmente perfezionista che, quand’era impegnato nella radiocronaca delle partite di Serie A, si presentava il sabato sera nei ritiri delle squadre che avrebbe dovuto commentare il giorno dopo, con l’album delle figurine Panini in mano per conoscere meglio i calciatori. E poi, come dimenticare Enrico Ameri e Sandro Ciotti? La loro bravura era proporzionata alla loro rivalità. Un po’ come Coppi e Bartali. Il regolare ma inconfondibile Ciotti, l’uomo del “Clamoroso al Cibali”, contro le accelerazioni serrate, l’entusiasmo e l’enfasi di Ameri. E ancora, l’ideatore di “Tutto il calcio minuto per minuto”, quel Roberto Bortoluzzi famoso per i suoi colpi di tosse quando un collega si dilungava troppo o Alfredo Provenzali, che ci ha accompagnato fino al 2012, anno della scomparsa: perfetto collante tra il vecchio ed il nuovo calcio italiano. Non si possono non menzionare nemmeno Livio Forma e Riccardo Cucchi, altri due che hanno fatto la storia della radio italiano. Terminiamo il viaggio con quelli più vicini a noi. Gli anni della Serie B a Cosenza sono stati tanti, così come tantissime sono state le radiocronache del padrone del campionato cadetto in Italia: quell’Ezio Luzzi che ancora oggi a 82 anni, continua a lavorare nell’emittente romana  Radio Elle, della quale è editore e proprietario. E poi Tonino Raffa di Reggio Calabria e Francesco Repice che, romano di vita, non nasconde il suo tifo per il suo Cosenza, la squadra della sua natia città.
Radiolina all’orecchio e voci ch’erano ormai di famiglia. Che calcio quel calcio… (Alessandro Storino)

Related posts