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Non c’è “Santo” che tenga

Non c’è “Santo” che tenga

 -l’editoriale di Piero Bria – 
C’è chi chiede il bel gioco ignaro del cambiamento del calcio in Italia e non solo. Guardare Messi in tv e sperare che qualcuno lo imiti a Cosenza è e resterà solo un sogno.

Precisazione doverosa: l’inizio di campionato del Cosenza è buono. Probabilmente alcuni si sarebbero aspettati qualcosina in più (sarebbero bastati due punti in più contro l’Akragas in casa o nel derby contro il peggior Catanzaro che si ricordi) ma va bene così. Siamo più vicini ai play-off che ai play-out. E di per se già questo potrebbe bastare a sostenere che possiamo accontentarci di quanto visto fino ad ora. Certo, ci sono anche altre precisazioni da fare. Chi pretende il bel gioco o una squadra spumeggiante difficilmente verrà accontentato. E non lo si deve al credo del tecnico Roselli. Il Cosenza ha mantenuto l’intelaiatura della passata stagione, soprattutto in difesa e in mezzo al campo. Positivo perché consente di avere giocatori che si conosco bene e che garantiscono una determinata affidabilità. I nuovi arrivi, almeno fino ad ora, non hanno quel quid in più che ci si aspettava ma la speranza è che, col tempo, carburino garantendo giocate e gol importanti. Certo, fino ad ora quello che più risalta è che il Cosenza non ha giocatori capaci di fare movimento senza palla. L’unico, purtroppo, è fuori causa infortunio (Caccetta). Ognuno porta a termine il suo compito e, a fine gara, è difficile trovare colui che spicca per doti e personalità da giocatore di spessore.

Del resto il calcio moderno si basa su fisicità e atletismo unite ad una spasmodica sapienza tattica. Ed è per questo che è difficile assistere a goleade d’altri tempi. I moduli, poi, sono numeri che consentono più ai giocatori di sapere quali compiti portare a termine che non a chi vede di assistere alla camaleonticità di un calcio che ha ormai poco da regalare nelle categorie importanti, figurarsi in quelle minori. Il Cosenza di Roselli si specchia dopo sette giornate e scopre che sono più le fragilità che non i punti di forza. Eppure, proprio per questo dovremmo essere soddisfatti dell’inizio di campionato. Anche perché, come è avvenuto nella passata stagione, col tempo si acquistano convinzioni maggiori e una forma fisica migliore. L’importante è che si cominci ad essere realisti, tutti. E non solo a Cosenza. Il calcio imprevedibile e fantasioso di una volta non esiste più (fatta eccezione per alcuni campionati e alcune squadre). Chiedere il bel gioco è come volersi concedere agli avversari con il sorriso. Guardiamo in faccia la realtà e accettiamo ciò che il nostro calcio esprime oggi. Perché guardare Messi in tv e sperare che qualcuno lo imiti a Cosenza non potrà mai accadere. Non c’è “Santo” che tenga.

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