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De Rose: “Io, il Cosenza e il suo stadio: è come giocare sotto casa per me”

De Rose: “Io, il Cosenza e il suo stadio: è come giocare sotto casa per me”

Il centrocampista del Matera: “Non esulterei mai dopo un gol, sono cresciuto in strada e so i sacrifici che i tifosi fanno per i Lupi. Io come Biccio? Non so perché non torniamo, ma…”

Uno dei figli del San Vito che ha trovato fortuna altrove. Ciccio De Rose (“polpaccio” per gli amici, ndr) è un cuore-rossoblù che però non è riuscito a tornare dove vorrebbe: a casa, nel suo stadio e dalla sua tifoseria che in un momento per lui drammatico gli dedicò uno striscione molto bello. Centrocampista dai sette polmoni è stato il simbolo con Danti di un Cosenza che vinceva e che puntava sui giovani di sua proprietà. Altri tempi, quelli di Mirabelli e di Toscano, di Paletta e Citrigno. Domenica, con il Matera, tenterà di fermare di nuovo i rossoblù dopo il pari col Barletta dell’ultimo torneo. E non sarà cosa semplice.
De Rose, seconda volta che torna al San Vito e sempre da avversario. Stesso effetto dell’anno scorso?
“Non potrà mai essere diversamente quando entrerò al Marulla. Non passerà mai l’emozione. Qui ho passato più momenti belli che brutti ed anche nelle situazioni negative ho apprezzato il calore della piazza, spesso decisivo. E’ una partita importante per me, non lo nascondo. E’ come tornare a giocare sotto casa con gli amici di sempre”.
Il Matera è partito male ed ha cambiato allenatore. Cosa non ha funzionato nella primastriscione polpaccio 2012 parte di stagione?
“Abbiamo tante ambizioni perché siamo una squadra con ottimi elementi in organico. Siamo partiti vincendo all’esordio, poi è arrivato il -2. Con Dionigi non creavamo occasioni per come dovevamo. Padalino invece sa il fatto suo, gioca sempre per i tre punti e i miglioramenti si sono visti da subito. E’ zemaniano, poche idee ma buone”.
Ha ritrovato il 3-4-3 che adoperava Toscano a Cosenza anni fa. Che differenze con allora?
“Toscano era meno offensivo di Padalino, ma in entrambi i casi si corre come dannati. Pure Toscano ci schierava in campo molto bene, ma a prescindere dai numeri sono ormai abituato a tutti gli schemi. Non penso che domenica cambieremo”.
Tre gol in sette gare, avete fatto peggio del Cosenza ed è tutto dire. Quali le cause?
“L’attacco non gira, anche se i compagni sono quelli che avrei scelto ad inizio stagione. Letizia e Carretta li vorrebbe chiunque, tuttavia i meccanismi vanno oliati e non ci sta dicendo bene. Dobbiamo continuare a lavorare perché prima o poi raccoglieremo i frutti di tanta fatica. Ribadisco: noi giochiamo bene e arriviamo spesso negli ultimi 16 metri, ma siamo poco concreti”.
Se toccasse a lei segnare esulterebbe?
“No, non lo farei mai. Sarebbe come tradire la mia famiglia perché il rapporto con i tifosi è particolare. Io sono cresciuto in strada e capisco i sacrifici che fanno per seguire la squadra ogni domenica”.
[quote_left]Le parole di Barletta? Vanno contestualizzate, tutti sanno che mi avrebbe fatto piacere giocare da subito a casa mia. Altro che a fine carriera! Ad ogni modo ho chiarito l’accaduto[/quote_left]De Rose e il Cosenza è un’altra di quelle storie di mercato come il ritorno di Arcidiacono. Se ne parla tanto, ma non si fa mai. Perché?
“Bisogna porre questa domanda agli addetti ai lavori, non a me. Quando mi è stata chiesta la disponibilità io l’ho data…”.
Ultimi contatti a gennaio per giugno, poi cosa è successo?
“Il Cosenza aveva sentito il mio procuratore per sondare la disponibilità. L’abbiamo data, ma non è mai partita alcuna trattativa né si è mai parlato di soldi”.
A Cosenza hanno fatto discutere alcune sue dichiarazioni durante la presentazione ufficiale a Barletta. Disse che sarebbe tornato solo a fine carriera, vuole precisare?
“Andavano contestualizzate e spiego perché. Per settimane ero stato a Reggio Calabria ad allenarmi da solo in un campetto in quanto fuori rosa: ero molto nervoso. La mia battuta rivolta al Cosenza derivava dal fatto che non erano stati i Lupi ad ingaggiarmi e a mettermi al centro di un progetto, come invece aveva fatto il Barletta. Ero molto deluso, perché speravo di tornare per dare il mio contributo e anche qualcosa in più. In quel frangente mi sono detto “guarda dove sono dovuto andare” ed è uscita fuori quella battuta infelice. Ma era figlia del momento e sanno tutti che mi avrebbe fatto piacere giocare da subito a casa mia. Altro che a fine carriera! Ad ogni modo chiesi scusa ed ho chiarito l’accaduto”.
Appuntamento alla prossima sessione di mercato allora…
“Vediamo, non si sa mai. Per adesso però sono un calciatore del Matera e resto concentrato sui colori biancazzurri”. (Antonio Clausi)

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