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Roselli spegne le candeline: “Sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare”

Roselli spegne le candeline: “Sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare”

Il tecnico del Cosenza: “Avevo delle perplessità, anche se da quando ho accettato l’incarico mi è venuta voglia di affrontare di petto un’importante sfida”.

Vittore 11, pareggi 17, sconfitte 8. Questo lo score di Giorgio Roselli in un anno esatto di attività a tinte rossoblù. In bacheca il primo (e unico) trofeo vinto da una squadra in Calabria e una salvezza miracolosa ottenuta al Marulla quando in molti davano i Lupi già in Serie D. Il trainer umbro ha superato ostacoli di diversa natura, fino a diventare l’uomo forte del club.
Un anno sulla panchina del Cosenza, spenga le candeline ed esprima un desiderio.
“Non c’è molto da dire, l’unica cosa di cui sono soddisfatto è la scelta che ho fatto. Quando mi hanno contattato la prima volta non ero così convinto di firmare perché volevo capire la situazione. Mi ricordo benissimo, però, che dopo una partita di Coppa avevo delle perplessità, anche se dal giorno seguente ho accettato Cosenza e mi è venuta voglia di affrontare di petto un’importante sfida. Ora sono orgoglioso della decisione presa”.
Che ricorda dell’esordio a Lecce?
“So solo che alle mie prime partite non faccio mai risultato, anche se la squadra ebbe un sussulto di adrenalina importante, cosa normale quando si cambia guida tecnica. Dalla partita seguente col Messina, tuttavia, la squadra si è impegnata molto e il pubblico lo ha capito osannandoci. Quello credo sia stato un buon punto di partenza. Col tempo siamo migliorati partita dopo partita fino a chiudere in bellezza con la salvezza conquistata con largo anticipo e la Coppa Italia vinta sotto il cielo del San Vito”.
[quote_left]Non ho mai pensato che non potesse arrivare il rinnovo. A dire la verità lo ha pensato qualcun altro, ma l’allenatore sa che può andare via in ogni momento[/quote_left]C’è stato un momento in cui Roselli ha pensato che non arrivasse il rinnovo?
“A dire la verità lo ha pensato qualcun altro, non il sottoscritto. Ma l’allenatore sa che può andare via da un momento all’altro. Io non ho provato mai sensazioni negative sul futuro mio e del Cosenza”.
Dove vede i rossoblù il 28 ottobre 2016?
“Mah, non saprei. L’importante è che ci siano progetti condivisi tra dirigenza e guida tecnica. Se quest’estate il presidente avesse detto che avremmo vinto il campionato, io non mi sarei accomodato in panchina. Quando i programmi sono chiari, non bisogna aspettarsi di più. Stiamo costruendo qualcosa di importante ma non dobbiamo avere fretta. Noi sappiamo chi siamo, dove vogliamo e dove possiamo arrivare. In molti mi chiedono un gioco più propositivo, ma questo vorrebbe dire cambiare la morfologia tattica dei miei giocatori e questo non l’ho mai fatto anche perché, così facendo, si rischia di prendere imbarcate colossali. Ci sono 5, 6 o 7 squadre che hanno speso il doppio se non il triplo e sono ovviamente più attrezzate di noi per la promozione. Anche lo stesso Matera, che è ultimo, ha speso più di noi ed è normale che possieda giocatori più tecnici, che giocano un calcio più “frizzante”. Ma rivedendo la partita, posso affermare, che loro hanno tenuto più palla, ma noi abbiamo giocato meglio e i tre punti sono stati meritati. Tutto questo per dirvi che, nel calcio, non serve spendere molto per scalare le categorie. Senza fretta si può programmare il tutto e i risultati alla lunga arriveranno. (Antonio Clausi – ha collaborato Francesco Pellicori)

 

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