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Guai a deprimersi

Guai a deprimersi

– l’editoriale di Piero Bria –  
Il Cosenza gioca bene, il Cosenza gioca male. Il Roselli difensivista per alcuni, diventa concreto per altri. Arrighini da potenziale cecchino del derby diventa un giocatore da contestare perché sciupa troppo. 

Punti di vista che il calcio ci regala essendo uno sport di opinione. Ossia L’interpretazione di un fatto o la formulazione di un giudizio in corrispondenza di un criterio soggettivo e personale. Del resto siamo tutti allenatori, o quantomeno dopo aver visto centinaia di partite di calcio ci sentiamo in diritto di saperne più di altri. Non sono qui a dire chi ha ragione e chi ha torto. Ma le valutazioni devono partire da una base imprescindibile: il Cosenza (foto sololecce.it) quest’anno deve salvarsi e poi, ad obiettivo raggiunto, deve cercare di puntare all’ultimo gradino utile per i play-off. Partendo da questo presupposto e guardando la classifica odierna, beh ci siamo. Eccome se ci siamo. La sconfitta di Lecce poteva anche starci e, per come è maturata, non è stata così limpida come Braglia ha voluto far pensare a fine gara. Probabilmente potevamo e dovevamo ottenere di più in altre circostanze, in altre partite. Ma il calcio è questo. A volte vinci meritando, altre sei costretto ad accontentarti, altre volte perdi immeritatamente.
Non abbiamo una squadra ammazzacampionato eppure siamo lì, in quinta posizione, ad un tiro di schioppo da chi ci sta avanti. Deprimersi ora potrebbe essere controproducente. Ricordate un anno fa ad inizio campionato: avevamo paura di retrocedere con Cappellacci. Oggi la storia è ben diversa e come dice Roselli “il vino lo si fa con l’uva che si ha”. Di sicuro non è aceto, così come non è un vino d’alta classe. Ma ci si può accontentare per ora…

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