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Benevento, Cosenza, Carmelo Imbriani

Benevento, Cosenza, Carmelo Imbriani

– di Antonio Clausi –
Il filo che lega la vetta della Sila a quella del Sannio è lunghissimo. Sabato avrebbe giocato un tempo per parte, ma il suo ricordo è vivo nel progetto “imbrianinonmollare.it”.

Benevento, Cosenza, Carmelo Imbriani. E’ un sillogismo che alla vigilia di una sfida così importante non può che portare a quel filo lungo, teso, che collega la vetta del Sannio a quella della Sila. E’ proprio da uno di quei punti, che forse l’ex calciatore rossoblù guarderà la partita di sabato pomeriggio. Carmelo Imbriani non c’è più ormai da quasi tre anni, da quando un male incurabile lo strappò al suo mondo. Un mondo fatto di palloni, bandiere e insegnamenti da dare ai più giovani. Appese le scarpette al chiodo aveva deciso di diventare allenatore, iniziando guarda caso dal Sannio e dal Benevento.

Per lui si spalancarono le porte dello spogliatoio degli Allievi, poi l’occasione più bella: la prima squadra e subito i playoff per la B con la scontata conferma in panchina. In estate scelse la Sila quale quartier generale per il ritiro precampionato. I boschi li conosceva bene, da quando difese la maglia del Cosenza a cavallo del cambio di secolo. Erano i tempi in cui i Lupi lottavano per la A e al San Vito capitava di imbattersi quotidianamente in mostri sacri come Mutti e Mondonico. A pensarci, pare sia passato un secolo. Tre stagioni a fare su e giù sulla fascia, due gol. Uno, da perfetto copione di un film, a Benevento. Il San Paolo era inagibile a causa di un’alluvione e la gara col Napoli fu dirottata nello stadio che poi avrebbe portato il nome di Ciro Vigorito. Faceva un freddo cane quel pomeriggio, Imbriani entrò nella ripresa, segnò, ma non riuscì ad impedire ai partenopei di vincere 4-2. La Sila, dicevamo. Nel luglio del 2011 diresse l’allenamento nonostante un diluvio e la sera il termometro sotto l’ascella segnava 40 gradi. Fece lo stesso per una settimana, prima che la società gli consentisse di tornare a casa. Per due giorni nessuno ci capì nulla, poi la sentenza: broncopolmonite acuta, ma non era che l’inizio del tunnel perché da ulteriori controlli spuntarono linfomi un po’ ovunque. Il resto della storia commosse tutti. Ex compagni, avversari e tifosi di qualsiasi squadra.

Nel periodo più brutto della sua malattia, gli arrivano messaggi da ogni parte del globo, chiunque lo incitava ad andare avanti. E’ in quel momento che prende vita il progetto “Imbriani non mollare”, con lo scopo di diffondere i valori di lealtà sportiva e di antirazzismo che hanno contraddistinto la figura di Carmelo Imbriani. L’immagine della sua esultanza, divenuta il simbolo di questi valori, fa da testimone in eventi, attività benefiche e incontri nelle scuole. Il sito imbrianinonmollare.it è promotore di continue iniziative ed è gestito dai due fratelli di Carmelo e da un caro amico. “Il sogno – scrivono – è quello di girare il mondo guidando un furgoncino che mostri con orgoglio l’immagine di Carmelo insieme a quella di una famosa opera di Keith Haring. Due figure unite da un unico messaggio di fratellanza che racconteranno per strada quello che di buono è emerso da questa brutta storia. Con il tempo, poi, arrivare con progetti umanitari nei paesi più poveri della terra, lasciando su ogni opera finita l’effigie di Carmelo”. Ci sarebbero mille gesti da raccontare, mille storie da non far finire mai. Come quella di Pecchia, che ha portato il nome e il volto di Imbriani nello spogliatoio del Real Madrid, o di Lavezzi, Sirigu e Verratti che lo hanno fatto conoscere a Parigi, o di Inler che fece gol a Milan, corse in panchina a prendere la t-shirt, la espose e commosse Fuorigrotta. I Lupi nel 2013, prima del match con l’Agropoli, scesero in campo con una maglietta a lui dedicata. Benevento-Cosenza sabato pomeriggio sarà (anche) la partita di Carmelo Imbriani. L’avrebbe giocata un tempo per parte, ne siamo sicuri.

 

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