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Cosenza, dove sono i tuoi tifosi? La media è imbarazzante: solo decimi nel girone C

Cosenza, dove sono i tuoi tifosi? La media è imbarazzante: solo decimi nel girone C

La squadra vola, ma non c’è entusiasmo, né pubblico al Marulla. Piazze con meno blasone come Monopoli ed Andria hanno fatto meglio. Lontani i tempi del San Vito pieno.

C’era una volta il fortino del San Vito. Uno stadio pieno e con dei tifosi innamorati a prescindere dai risultati della propria squadra. Non un pubblico numerosissimo, ma uno zoccolo duro consistente che garantiva presenza costante e un impatto visivo di un certo tipo. Arrivarono così le vittorie, la promozione in B dopo più di vent’anni e la parentesi più bella che il calcio cittadino abbia mai conosciuto. Anche tra i cadetti, tuttavia, contestazioni alla proprietà, alcune scelte infelici della stessa e la sindrome della pancia piena, contribuirono in concomitanza dell’affermarsi delle pay-tv a svuotare lo stadio. Uno stadio che, diciamolo francamente, per Cosenza è diventato enorme. Oltre che inospitale e vetusto. Il risultato è che oggi il Marulla non fa più paura a nessuno e non bastano i buoni risultati della squadra a riempirlo. O meglio dire, raggiungere un numero minimo di sostenitori presenti sugli spalti.

  • dato presenza stadio


ALTRI TEMPI?
Nella speciale graduatoria che mette a confronto le statistiche nei campi del girone C, i rossoblù sarebbero in posizioni anonime. Altro che numeri da serie B come si registrarono invece in occasione delle prime stagioni con la triade dirigenziale Paletta-Citrigno-Chianello. Altra epoca, ed anche una storia diversa. Fu la classifica in quel caso a garantire campionati di vertice, tanto che nessuno in società fece mistero che i primi azionisti furono proprio i supporter dei Lupi. Oggi non basta neppure questo. La squadra va bene, è in lotta per i playoff, eppure non scocca la scintilla. E’ come se la città avesse l’impressione che il Cosenza sia lì per caso, non certo per volontà di Guarascio. Il presidente, dopo i primi due anni di D in cui successe di tutto e di più, almeno apparentemente non regala preoccupazioni ai suoi fan: le penalizzazioni non hanno mai fatto capolino a Via degli Stadi dal 2011. Non basta neanche questo, tuttavia. Le cause, oltre a quelle classiche, sarebbero oggetto di studio sociologico.

DECIMI. Ad ogni modo, la media di presenze settimanali boccia sensibilmente l’ambiente-Cosenza. Decimo posto in base ai dati ufficiali diffusi dopo ogni match e difficilmente contestabili visto l’elevato numero di controlli tra tornelli, biglietti nominali, tessere del tifoso, telecamere e quant’altro messo in campo dal Ministero. I 2673 presenti all’esordio col Martina restano il picco stagionale del Marulla. Discreto dato se fosse stato in costante crescita, ma drammatico visto che da quel pomeriggio si è arrivati ai 1538 dell’importante sfida col Monopoli. Probabilmente bisognerebbe avere il coraggio di ammettere a se stessi che il potenziale di Cosenza e provincia si è ridimensionato e che promettere a calciatori e direttori presenze su presenze in caso di un torneo di vertice non corrisponde a verità. Non più fino alle ultime gare di campionato, perlomeno. Meglio dei rossoblù, a parte il Catania che andrebbe messo fuori classifica come la Salernitana di un anno fa, hanno fatto piazze con una tradizione calcistica di pari livello o inferiore. Il Foggia, con un solo punto in più di Caccetta e compagni, porta di media 8759 tifosi allo Zaccheria (terzo posto), mentre il Messina (quarto) staziona sui 5750 grazie al record registrato col Catania: quasi 20mila tagliandi staccati al San Filippo nel derby. Suscita un po’ di malinconia, però, leggere su stadiospostcard.com che anche Andria (3144), Benevento (2800), Matera (2783), Caserta (2193) Monopoli (2127) hanno fatto meglio. Si dice, cioè si spera, che Cosenza-Melfi possa invertire la tendenza. Per adesso l’ambiente è freddino, ma si sa: l’ultimo giorno è sempre quello giusto. (Antonio Clausi)

 

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