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Lucio Presta esclusivo: “La maglia del Cosenza, l’estasi e il tormento”

Lucio Presta esclusivo: “La maglia del Cosenza, l’estasi e il tormento”

– di Antonio Clausi –
Il manager delle stelle, candidato a sindaco, racconta l’amore per i Lupi: “Mio zio morì da presidente, non lo dimenticherò mai. Sono scaramantico, la promozione non passa da Foggia”.

Don Elio Spadafora divenne commissario straordinario del Cosenza nel 1979. Proveniva dai cugini della Morrone, ma sposò al volo la causa. Erano periodi bui per i Lupi, sempre a cavallo tra dilettantismo e Serie C. Don Elio quell’estate ebbe però un’idea folgorante. “Prendiamo Nedo Sonetti – disse una mattina ai giornalisti – Affideremo a lui la panchina del San Vito”. Il campionato finì in trionfo, Sonetti spiccò il volo verso una carriera fantastica e Perrotta segnò l’ultimo gol con la maglia della sua città nel match decisivo. Lucio Presta all’epoca era un giovincello di appena vent’anni, ma quando sfoglia con gli occhi cartoline ingiallite, una scintilla è come se attivasse in lui un circuito di mille volt. “Il Cosenza – dice in esclusiva ai nostri microfoni – non è una squadra che ti lascia indifferente. Non è un club che lascia tranquilli i tifosi: o l’estasi o il tormento. Una via di mezzo non è contemplata, è la storia rossoblù dai tempi in cui l’ho conosciuta. E sono quei tempi lì, in cui mio zio venne a mancare quando era presidente”. Trentacinque anni dopo si dice di lui che sia il manager dei vip più influente in Italia e il suo nome è cliccatissimo sul web. Il 16 ottobre il “mercante di stelle” ha annunciato la candidatura a sindaco di Cosenza, ha creato una lista civica e ne ha fatto la sede nel cuore della città sull’isola pedonale di Corso Mazzini.
Presta, è più facile vedere lei a Palazzo dei Bruzi o una vittoria dei rossoblù a Foggia?
“Sono due imprese incredibili da compiere, ma non è detto che non riescano entrambe”.
Tra mille impegni di lavoro trova anche il tempo di guardare le gare dei Lupi?
“Ovvio. Sportube offre questa possibilità e mi collego con il mio bel computer. Guarascio sa che il primo risultato da me ricercato è quello del Cosenza. Ho interessi affettivi verso la Ternana e mi piace la Serie A, ma sotto sono rossoblù fino al midollo. Ne vuole una prova?”.
Non serve, ma se vuole fornircela… che ben venga.
“Io ho una delle più belle collezioni di maglie da gioco che un privato possa pensare di metter su. Maradona, Platini, Zico, Baggio della Juve, Baggio dell’Inter, Baggio del Milan, Carnevale, Mancini, Vialli, della Roma non parliamo neppure: non mi manca quasi nulla degli anni ’80 visto che il
padrino dei miei figli è Manuel Gerolin. C’è soltanto una maglia, tuttavia, che è appesa in un quadro a Roma nel mio ufficio: quella del Cosenza Calcio”.
Il suo nome iniziò a circolare in città durante la presidenza Paletta. C’era Toscano in panchina, ricorda?
“Ogni singolo dettaglio. Ero a bordo campo contro il Melfi nella festa promozione, c’era l’odore dell’olio canforato, un Paletta super esagitato e Mimmo che è un grande professionista. Siamo amici nella vita e lo saremo sempre. Ci sentiamo molto in questo periodo: è in Inghilterra a fare un’importante esperienza umana e professionale. Quando posso gli do una mano e sono dispiaciuto per quanto successo a Terni, ma il fatto che si sia dimesso la dice lunga sulle sue qualità morali. E’ un grande uomo, prima che un grande mister. Se dovessi sperare in un Cosenza importante, mi piacerebbe che su quella panchina sedesse proprio Toscano, fermo restando che mi levo il cappello dinanzi a ciò che sta realizzando Giorgio Roselli”.
Dove poteva arrivare quella squadra?
“Quando hai il vento in poppa i bordi che fai sono tantissimi. Quando finisci negli scarichi delle vele degli altri o non tira più il vento, non si può raccontare un’altra storia. E la storia la conosciamo tutti, nel calcio i se e i ma non servono”.
Ha nominato Roselli, che idea si è fatto?
“Tanto tempo fa me ne parlò bene Gerolin. Mi disse che era molto capace e i fatti gli danno ragione. Viene da un momento complicato ed ha tenuto botta alla grande nonostante infortuni e squalifiche. Vuol dire che all’interno del gruppo sa gestire bene uomini e risorse”.
Cosa vorrebbe vedere in più in una partita del Cosenza?
“La serenità nel risolvere una gara prima della zona Cesarini, quel cinismo che fa di una squadra il terrore degli avversari, consapevoli che il colpo di grazia può arrivare da un momento all’altro. Non significa giocare bene, ma avere il sangue agli occhi che trasformano i lupi in lupi pieni di rabbia”.
Spesso si intrattiene con Guarascio allo stadio. E’ vero che in passato ha pensato di dargli una mano?
“No, ho pensato di dare una mano al Cosenza prima che arrivasse lui. Guarascio è stata la soluzione. Salvatore Perugini, nelle sue vesti di sindaco, mi coinvolse in un tentativo di rilevare la società insieme ad una cordata di amici cosentini, uno su tutti Gerardo Smurra. Avevo dato la mia disponibilità, ero pronto a fare una serie di incontri, ma la proprietà di allora non ci volle neppure vedere. Da lì la situazione precipitò fin quando non arrivò Eugenio (Guarascio, ndr). Lui, come detto, fu la soluzione al problema e se il club è sano, non può che essere merito suo”.
Cosa direbbe al presidente se venisse eletto?
“Innanzitutto mi piacerebbe ricevere un invito stabile per le sfide interne, pagando il primo abbonamento della stagione di anno in anno. Poi chiderei l’unità tra Palazzo dei Bruzi e Via degli Stadi, perché non c’è nulla di più veloce nella comunicazione che veicolare attraverso l’esempio dello sport ciò che si vuole realizzare. Gli atleti devono essere la faccia dei progetti, pensate quanto possa rendere un discorso di un calciatore ad un suo coetaneo. Un aforisma bellissimo recita: sai quando sei vecchio? Quando il tuo giocatore preferito ha molti meno anni di te. Ecco, io ora sono vecchio”.
E’ favorevole ad uno stadio di proprietà anche a Cosenza o lo lascerebbe pubblico?
“Discutiamo del sesso degli angeli. Se il comune dovesse rifare lo stadio, non dovrebbe gravare sulle tasche dei cittadini. Quindi buona parte della pubblicità e alcune aree resterebbero per forza solo ed esclusivamente di competenza del comune. La società dovrebbe pertanto pagare un piccolo canone per la gestione e il mantenimento. Al contrario, se fosse privato, il club dovrebbe mettere a disposizione aree e posti aperti alla comunità considerato che, a prescindere, l’impianto sorgerebbe su un luogo all’interno del contesto urbano”.
Ha pensato ad un programma relativo allo sport? Ad esempio si parla spesso della cittadella…
“Non è più pensabile che una società professionistica di calcio possa fare a meno di una struttura dove gli atleti, dalla prima squadra ai pulcini, respirino la stessa aria. Per un ragazzino essere accompagnato al campo di allenamento dai genitori e sapere che vicino a lui corre l’attaccante dei suoi sogni, è una scarica di adrenalina fortissima. Se il vivaio del Cosenza avesse tutto ciò, partorirebbe elementi migliori di quelli prodotti finora”.
Torniamo al Dio pallone. Cosenza non bello, ma vincente: sfonderebbe nel mondo dello spettacolo?
“Stiamo parlando di due cose molto vicine quanto diverse. Nel mondo dello spettacolo quelli belli che non ballano difficilmente avranno successo, quelli meno belli che ballano hanno successo. Nel calcio invece il tifoso, la classifica e le regole prevedono undici di qua e undici di là: vince chi fa un gol in più e non si assegnano meriti in base al colore dei pantaloncini o alla bellezza dei movimenti. Dietro ogni risultato c’è un sacrificio atleticamente performante, quindi il pubblico vuole vedere muovere la classifica e non il calcio champagne. Con le bollicine capita di ubriacarsi…”.
Chi sarebbero nel suo mondo Guarascio, Meluso e Roselli?
“I tre tenori, mi viene facile. L’importante è prepararsi bene perché ciò che uccide i tenori sono le stecche. Scaldino bene la voce, ponderino qualsiasi decisione, si avvicinino ai teatri con calma e debuttino nel tempio del calcio quando saranno pronti. Guai a fare il passo più lungo della gamba. In questo anche i tifosi devono sognare restando con i piedi per terra. Non si può pensare alla Serie A, ora bisogna concentrarsi nel migliorare la squadra e a fare il salto”.
Non nomina mai la Serie B…
“Non ci penso proprio a parlarne e fanno bene in società a tacere su questo argomento. Se un allenatore ne discutesse all’interno dello spogliatoio, avrebbe già perso il campionato. Il fatto che non si prenda il discorso in maniera ufficiale, non significa che presidente, direttore e tecnico non abbiano l’ambizione in cuor loro. Ce l’hanno eccome, invece”.
Foggia-Cosenza, come finirà?
“Sono l’uomo più scaramantico del mondo, ma la promozione del Cosenza non prenderà vita o morirà a Foggia. Passerà per altri momenti topici e sono sicuro che questi ragazzi non li mancheranno, perché sta crescendo in loro la consapevolezza e la maturità dell’essere squadra vera. E’ qualcosa di sano, che mi piace: in giro non vedo guasconi o incendiari, ma solo pompieri”.

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