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Bruni: “No al richiamo di preparazione. E sul calo di gennaio 2015…”

Bruni: “No al richiamo di preparazione. E sul calo di gennaio 2015…”

Il preparatore atletico del Cosenza fa il punto della situazione e sottolinea: “Gli infortuni? In generale hanno una grossa componente di casualità. L’esempio di Caccetta  è lampante”.

Protagonista delle fasi cruciali della stagione, è sempre il preparatore atletico. Per il pit-stop di metà campionato i riflettori vengono puntati sui lavori di natura atletica che, dopo le giornate di meritato riposo concesse dal club, animano i pomeriggi del Sanvitino. Roberto Bruni è anche un punto di riferimento per i calciatori del Cosenza, con i quali riesce ad entrare spesso in confidenza e a scherzare sulle singole prestazioni. “Proprio per questo – spiega ridendo – non posso sbilanciarmi indicando chi offre le migliori performance. In estate, quando svelai pubblicamente alcuni dati, fui accusato al chiuso dello spogliatoio di avere figli e figliastri. Diciamo, pertanto, che sono tutti bravi”.
Allora iniziamo con un domanda classica: esiste ancora il richiamo di preparazione invernale?
“No, per due motivi. Non ci sono i tempi tecnici e perché il distacco obbligatorio di 5-6 giorni dall’attività quotidiana farebbe correre il rischio di perdere la condizione. Noi abbiamo pianificato un percorso fino alla pausa proprio per evitare situazioni del genere”.
Come ha ritrovato dal punto di vista atletico i calciatori?
“Abbiamo consegnato loro un programmino da seguire, ma di solito sei giorni non sono tanti per generare cali prestativi. Servono altresì a rigenerare le energie nervose. Diciamo che li ho ritrovati per come li ho lasciati. Abbiamo ripreso gradualmente e garantiremo una continuità crescente”.
A luglio sottolineò che avrebbe predisposto un lavoro per evitare cali di forma. Sta andando tutto secondo i piani?
“Ciò che sfasa le previsioni sono gli infortuni, perché se ad esempio si sposta l’attenzione su un calciatore come La Mantia o Caccetta, ogni programma va a farsi benedire e viene vanificato da cause di forza maggiore. Con un pizzico di fortuna in più e con meno infortuni il cammino sarebbe più lineare”.
L’anno scorso tra gennaio e febbraio ci fu un evidente crollo, cosa devono aspettarsi i tifosi del Cosenza?
“La condizione fisica viene valutata solo dai risultati sportivi. Se non arrivano, si dà per scontato che ci siano problemi sotto quell’aspetto lì. Bisognerebbe analizzare tutte le componenti però. Se ricordo bene, con la Lupa Roma meritavamo di vincere, con la Salernitana in casa facemmo un’ottima gara così come a Benevento dove passammo in vantaggio”.
Per far fronte agli infortuni è ipotizzabile un lavoro differente per chi dovrà sacrificarsi senza mai riposare?
“I lavori differenziati sono già svolti ogni giorno in base al ruolo, al numero di partite disputate e ai tempi di recupero che sono dettati da fattori prettamente soggettivi”.
A proposito di infortuni, per lei qualcuno è da ascrivere ai metodi di allenamento?
“L’infortunio, di per sé, ha un grosso margine di casualità. A Caccetta è capitato all’ultimo minuto della partitella. Si è trattato di un ko da contatto con Roselli che aveva il fischietto in bocca per mandare tutti sotto la doccia. Di sicuro un eccesso di allenamento, in generale, può essere una delle tante cause. Ma dipende anche dal tipo di infortunio”. (Antonio Clausi)

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