Tutte 728×90
Tutte 728×90

Costantino è sicuro: “Cosenza da vertice. Ma non deve aspettare l’1 febbraio”

Costantino è sicuro: “Cosenza da vertice. Ma non deve aspettare l’1 febbraio”

L’ex allenatore della Vigor Lamezia: “I Lupi non sono una sorpresa perché hanno saputo programmare. Se si interverrà da subito sul mercato nulla sarà precluso”.

Massimo Costantino, 42 anni compiuti a settembre, ha sfruttato gli ultimi tempi per migliorare la propria preparazione e per buttare alle spalle la vicenda Dirty Soccer. Assolto in primo e secondo grado, si è ritrovato a dover scontare tre mesi di squalifica per omessa denuncia. Nessun illecito. Da un po’ vive a Piacenza, nel cuore calcistico dell’Italia. Ad un tiro di schioppo ha tutte le grandi piazze del nord, ma anche i campionati minori fucina di talenti. La Calabria, la sua terra, gli è rimasta nel cuore. “Non potrebbe essere altrimenti” dice con la voce di chi è lontano da casa per lavoro.

Costantino quando tornerà in pista? E in che girone le piacerebbe allenare?
“A dire il vero ci sono andato vicino già un paio di volte, ma esigenze familiari mi spingono a guardarmi intorno da Bologna in su. Conseguenza vuole che stia attento specialmente al girone A, da dove è arrivata in tempi non sospetti una proposta interessante (è stato ad un passo dal Renate, ndr). Ho ricevuto apprezzamenti da due piazze di D, ma nonostante buone prospettive non me la sono sentita di accettare. Sto valutando però una terza offerta, sempre dalla D: si tratta di una squadra importante che ha logicamente tutta la mia attenzione. Aspetto sviluppi e mantengo il riserbo”.

Sta seguendo invece il girone meridionale di Lega Pro?
“Certo, ma su Sportube. Dal vivo non potrei perché sono lontano geograficamente. L’idea è che sia un po’ diverso rispetto allo scorso campionato. C’è una concorrenza maggiore nella parte alta della classifica per ciò che concerne il primo posto e i playoff. Nella parte destra del tabellone, invece, leggo minore competitività”.

Si aspettava di vedere la Casertana in vetta?
“All’inizio non era data tra le favorite, ma con un tecnico giovane e con un budget inferiore è riuscita a far quadrare il cerchio. Marano è un ritorno intelligente: è calciatore forte ed è l’ideale per una mediana a tre”.

C’è anche il Cosenza tra le protagoniste, è una sorpresa?
“Non può esserlo per un semplice motivo. Già da quando ha vinto la Coppa Italia, la società decise di confermare il direttore sportivo, Roselli, lo staff e gran parte della squadra. Il tutto è riassunto alla voce del verbo programmare e quando lo si fa come a Cosenza non si è mai una sorpresa. Il progetto tecnico per adesso è pienamente riuscito visto il quarto posto. C’è da dire che pure il Foggia ha programmato come i Lupi, ma vanta un organico migliore perché ha speso di più sul mercato e non perché Di Bari è stato più bravo di Meluso”.

Cosa l’ha colpita maggiormente?
“La filosofia e l’interpretazione di gioco sono rimaste quelle dello scorso anno. Da buon calabrese mi auguro che si intervenga con i tasselli giusti nei posti giusti per coltivare alla lunga un grande sogno”.

Si seguono da vicino Gigli del Lecce e Giorgione del Messina. Sarebbero i colpi giusti?
“Non voglio rubare il lavoro a nessuno, Meluso e Roselli sanno quali sono i calciatori giusti da portare al Marulla. Ritengo tuttavia che un difensore centrale serva. Chi ha giocato finora non ha demeritato, ma il girone di ritorno è ricco di insidie e va affrontato con le armi più convenzionali. In avanti con Arrighini e La Mantia il Cosenza è molto coperto, Cavallaro può integrarsi con loro e fare differenza come a Nocera e Foggia”.

Secondo lei i rossoblù possono lottare fino alla fine con Lecce, Casertana e Foggia per il primo posto o farebbero bene a concentrarsi sui playoff?
“Se si interverrà da subito sul mercato senza aspettare l’1 febbraio sono del parere che si possa tentare di agganciare perfino la Casertana. Mi auguro di tutto cuore che si faccia un tentativo in questa direzione, perché non tutti gli anni pur programmando le ciambelle escono col buco”.

La forza economica è ancora la componente dominante per vincere i campionati?
“Non è sempre così. Se si va sempre a ritroso e si analizzano le formazioni promosse tramite playoff, ci si accorge che il ragionamento cambia. Per il primo posto è un discorso che regge, mentre per gli spareggi la regola generale va a farsi benedire. Era così anche ai tempi della C1 e della C2”.

Il Catanzaro era dato per spacciato, invece si è ripreso alla grande…
“Per me è una squadra che merita la posizione che occupa. Anche quando andava malissimo, ipotizzavo l’attuale classifica perché la rosa è valida. Magari lo farà a fine gennaio, ma ho l’impressione che si avvarrà di due o tre ritocchi importanti”.

Insomma, quanto le manca la panchina?
“Sto sfruttando questi mesi per migliorare alcuni aspetti: ad esempio riesco a seguire in prima persona più allenamenti di A e B. Ho visto il Torino e il Verona ed è l’organizzazione di una seduta a fare la differenza. La metodologia è similare alla Lega Pro, ma nella massima serie sei portato a lavorare meglio sotto tutti gli aspetti. Si prenda ad esempio il numero di collaboratori: nella vecchia serie C sono al massimo due, in A o in B almeno cinque. Tutto diventa meno complicato”. (Antonio Clausi)

Related posts