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Lo stadio di proprietà: evoluzione o degrado

Lo stadio di proprietà: evoluzione o degrado

– l’editoriale di Piero Bria –
Restare vincolati a sistemi medioevali rende noi e il nostro territorio solo vecchio, passato e degradato. Inutile spendere soldi per ritinteggiare le tribune, serve un progetto ambizioso che generi business.

Chi sostiene che parlare di uno stadio di proprietà sia ridicolo fa un grosso errore. Lo stesso di chi, trenta anni fa, se la rideva mentre inglesi e tedeschi costruivano il loro impero e le prendevano dalle nostre squadre in Europa. Lo stesso di chi anni fa storceva il naso mentre nel mondo le società sportive iniziavano ad entrare nel sistema dei social network. Il calcio italiano non ha futuro? Probabilmente sì; o almeno, ad oggi s0. Tranne che Juventus o altri club che, in ritardo, stanno provando a rientrare da un gap insormontabile. E le piccole squadre come la nostra? Saremo destinati a sopravvivere o a farci inglobare diventando “satelliti” chissà di chi. Tranne se non cerchiamo di seguire la rotta indicatagli dal mondo.
Il nostro non deve essere uno stadio avveniristico, ma utile alle esigenze di una città di provincia. Il mattone, che in questi anni si è svalutato, sembra l’unica certezza di un calcio allo sbando dove non esistono investimenti a lungo termine (con obiettivi che vanno al di là del calcio). L’unico antidoto capace di riportare gente allo stadio è quello di avere stadi piccoli ma capaci di soddisfare le esigenze di tutti. Negozi, palestre, aree attrezzate sono solo alcune delle integrazioni agli stadi di proprietà. Restare vincolati a sistemi medioevali rende noi, il nostro territorio e quello che ci ruota intorno solo vecchio, passato e degradato. E’ inutile spendere soldi per ritinteggiare le tribune, serve un progetto ambizioso che generi un business anche in una piccola città come Cosenza.
Che poi la vicenda stadio diventi una sorta di “propaganda”…beh, ci siamo abituati. Ma mai dire mai…anche perché l’evoluzione è qualcosa di naturale. Opporsi significare regredire, dire addio ad ogni sogno, qualunque esso sia.

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