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Vutov, il Marulla ha trovato un idolo

Vutov, il Marulla ha trovato un idolo

Lo stadio torna a dedicare un coro ad un calciatore dopo anni. Il baby incanta, si procura il rigore e lo va a tirare. “Persi due punti, ma abbiamo giocato bene”.

Partiamo da un presupposto: i tifosi del Cosenza si esaltano per i calciatori di talento e li sanno riconoscere. Vutov, alla sua prima partita casalinga da titolare, ha incantato tutti non solo perché ha segnato, ma perché ha retto con naturalezza il peso della maglia numero dieci. Mica una così. Il ragazzino bulgaro nel primo tempo ha perso un paio di palloni di troppo, ma se uno ha stoffa e vuole dimostrarlo è un rischio da mettere in conto. Nessun mugugno come per Arrighini o qualcun altro, segno che la fiducia è alta. Ci sono voluti più di quattro mesi per poter apprezzare in un minutaggio sufficiente la qualità di un peperino rapido e sgusciante, che pare avere il sangue agli occhi quando punta la porta. Ha fame Vutov, questo può fare la differenza. L’impressione che stesse per succedere qualcosa di importante si è avuta ad inizio ripresa, con un tocco  dolcissimo che ha messo Pinna davanti al portiere del Catania. Nell’azione del rigore, poi, c’è tutto il suo repertorio: scatto fulmineo, fallo, penalty ed espulsione. Sul dischetto si era presentato Ciancio, che di carattere ne ha, ma Antonio ha alzato lo sguardo, fatto due passi e chiesto con umiltà: “Ehi, posso battere?”. Vent’anni da compiere e la freddezza di un trentenne nello spiazzare Liverani. Primo gol in carriera, tributo meritato al momento della sostituzione. Vutov non è tipo da telecamere, ha quell’allergia per i taccuini che si spera lo possano far restare concentrato sul campo. “La squadra ha disputato una grande partita – ha detto in sala stampa – Abbiamo perso due punti”. Vero, ma chissà quanti ancora ne regalerà al Cosenza. I fan dei Lupi lo hanno capito e dopo anni sono tornati a dedicare un coro ad un calciatore. Quella canzoncina e quegli applausi erano sinceri, come lo sguardo del ragazzo venuto dall’est. (Antonio Clausi)

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